di Anna Rita Fontana

Acireale.   Incentrato sulla tematica “ Il bene comune come senso del fondamento e la Parola”, si è svolta ad Acireale, nell’auditorium dell’Istituto comprensivo “Paolo Vasta” in via Dottor Fichera, l’ottava sessione del Convegno Sovranazionale di Studi promosso dall’Associazione culturale Movimento Giovani Nuovo Umanesimo, col patrocinio dell’assessorato al Decoro Urbano e dell’Università degli Studi di Catania.

L’incontro, presieduto dal dirigente scolastico prof.ssa Tina Di Vincenzo, ha previsto l’intervento di tre relatori, ovvero Margherita Matalone, sociologa del comune di Catania, Gaetano Rizzo, giornalista, e il professore Sergio Collura, ex docente universitario di filosofia estetica ed estetica antropologica. Le relazioni sono state introdotte e poi inframezzate dalla gradevolissima esecuzione col flauto di oculati brani (La vita è bella, Love theme e Il cerchio della vita) da parte di un gruppo di studenti della scuola secondaria di primo grado, accompagnati alla tastiera dalla professoressa Lucia Lizzio, ben preparati e diretti dalla stessa insieme alla professoressa Roberta Spinella. Si è distinta la voce solista di Melania Lo Faro in When you believe, accanto ai tre chitarristi Simone Ragusa, Giulio Gulisano e Filippo Carbonaro, e alla flautista Cristina Puglisi.

In apertura la preside ha declamato la poesia Prima di tutto l’uomo, di Nazim Hikmet, il cui punto focale è la persona umana, da attenzionare nell’aspirazione a un mondo migliore. A seguire la Matalone, partendo dal progetto Giovani senza frontiere che fa leva sulla diversità multietnica, si è soffermata sul concetto di scuola promotrice di socializzazione nel contesto sociale; scuola intesa come agenzia di integrazione e promozione del benessere e costruzione di identità attraverso la trasmissione di saperi e di conoscenze, incentivati da strategie di comunicazione volte a preparare i giovani alla società del domani.

In linea con la Dichiarazione della Pari Dignità e Comune Umanità fra i Popoli, nella piena consapevolezza dell’alterità quale ricchezza della vita umana e sulla base delle proprie esperienze all’interno di un centro di ascolto e di comunicazione, rilevandone la figura del mediatore quale terzo esterno alle famiglie per dirimere i conflitti, la sociologa ha sottolineato l’importanza dell’osservazione e del confronto fra sé e gli altri (senza la presunzione di poter fare da sé), per essere in grado di individuare una criticità, imputabile a differenze socio-culturali o di stili di vita, e quindi il modo di affrontarla. Presupposti necessari per la condivisione, un alto livello di comunicazione, punto d’arrivo di un percorso d’insieme, da non confondere con l’informazione.

Su quest’ultimo punto, vale a dire l’informazione al servizio della parola, si è soffermato il giornalista Gaetano Rizzo, puntualizzando che, in un’epoca dove Internet ha soppiantato altri linguaggi, vedasi la carta stampata, è un’ impresa alquanto ardua parlare di informazione veritiera. Partendo dal concetto di bene comune che è il fine principale dell’etica professionale, esistono delle norme che regolamentano la professione giornalistica, quali i codici deontologici che vigilano sul comportamento degli iscritti( dal primo codice del 1959 a quello che quattro anni dopo sarà codificato come disciplina comportamentale). Rizzo ha posto in luce diversi punti che attengono ai doveri di un giornalista: quello di verificare l’autenticità delle fonti, tra le quali e il cronista si interpongono le agenzie con ruolo di mediazione; il pluralismo per garantire la diversità delle opinioni, accanto alle informazioni; il diritto-dovere di mantenere il segreto professionale di fronte a un informatore latitante o a un blitz di notizie; il rispetto della privacy che riguarda la pubblicazione di foto o immagini, e il divieto in proposito volto alla tutela dei minori.

Il professore Collura, avviando il suo intervento (Dall’Essere alla Parola fra Stupore e Incarnazione) dal diritto della Comune Umanità fra i popoli, basilare insieme alla Pari Dignità, per i Giovani del Nuovo Umanesimo, ha affermato la sacralità della persona nella ricchezza del genere e della sua complementarietà. Il non avere compreso ciò è causa di un uso inadeguato del termine femminicidio, che legittimerebbe anche quello di viricidio, proprio per la mancata attenzione alla persona, in quanto essere in sé unico e irripetibile in un percorso teoretico. L’essere che si manifesta attraverso la vita in sé bellezza perché ci attrae, suscitando il desiderio e quindi l’amore, da cui scaturisce la conoscenza. Quest’ultima- nel richiamo di Collura- implica come bene comune ciascuno di noi, che in quanto tale, deve avere cura dell’altro, potendo così giungere alla condivisione.

Il professore si è poi soffermato sulla magia della Parola che scuote l’anima, la parola con cui si riconosce l’altro dandogli un nome o con la quale si racconta la vita attraverso piccole storie. In proposito lo studioso propone la storia della fiaba come letteratura dell’adolescenza, nell’intento di conferire a Collodi la stessa importanza di Pascoli. La parola che si radica nella coscienza del passato, dall’espressione rudimentale sino al monumento artistico della lingua articolata, che, al servizio dell’arte e del sentimento, nasce dal condividere per condividere. La parola che ci può dare l’immagine dei colori e della poesia, incarnando ogni possibile oltre.

A. R. F.

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