ACIREALE – Può succedere, a volte, che il fiore all’occhiello, la punta di diamante di qualcosa si trasformi in una polveriera pronta ad esplodere ed a far saltare in aria ciò che un attimo prima rendeva splendente. Il mondo del calcio, per fare un esempio, è pieno di questi casi. Basti pensare a gente come Cassano o Balotelli, più di una volta diventati un grosso problema da gestire un attimo dopo essere stati ammirati ed applauditi da tutti.

Ma questa non è una storia di calcio. È una storia triste, di bellezza rubata, di incuria e di falsità. È la storia della villa Belvedere di Acireale, in passato cuore pulsante della città ed espressione di una bellezza che, col tempo, diventa sempre più sbiadita, divenuta fonte di polemiche e guai per l’amministrazione comunale.

La villa Belvedere chiude al pubblico nel 2012, dopo che una violenta ondata di maltempo aveva danneggiato gli alberi. Troppo rischioso tenerla aperta, bisogna ristrutturare, mettere in sicurezza e, perché no, cambiarla, renderla più “moderna”. Tutti parlavano della chiusura di un luogo frequentato da chiunque, e nelle parole di tutti si sentiva la speranza di un miglioramento, un ritorno alle origini, quando la villa Belvedere non aveva nulla da invidiare ai migliori giardini pubblici d’Europa, in quanto a bellezza. Ma i tempi si protraggono, lavori che dovevano durare pochi mesi sembrano non avere più fine e gli acesi iniziano a sentirsi privati di qualcosa che un po’ chiunque sente come propria. Passano due lunghissimi anni e l’attesa finisce: la villa Belvedere è pronta, dicono, non resta che inaugurarla. E l’inaugurazione avviene, in un clima surreale dovuto al suicidio (o presunto tale, a sentir le male lingue), poche ore prima, del consigliere comunale di maggioranza Camillo Baldi. Non mancano le polemiche, ovviamente, in molti reputano inopportuna la scelta di procedere all’apertura in un giorno di lutto come quello. I più sostengono che si tratti di una mossa politica, un’apertura forzata in piena campagna elettorale alla ricerca di consensi che erano da tempo perduti.

Ma nonostante l’apertura, tante cose non vanno. Splendidi lavori in ferro battuto finiti chissà dove, lo storico campetto di calcio sostituito da un anfiteatro e da una struttura formata da una serie di cubi bianchi, in pieno contrasto stilistico con il resto del parco. E il famoso “azolo”, pietrisco utilizzato come pavimentazione che per nulla convince gli acesi. Sembra quasi materiale di scarto messo a terra per dare una parvenza di ghiaia.

Passano pochi mesi e la villa Belvedere deve chiudere di nuovo: un ramo si è staccato, fortunatamente senza danni a persone, ma è il segnale chiaro che qualcosa durante i lavori non è stata fatta a regola d’arte. Sul banco degli imputati l’amministrazione comunale, vecchia e nuova, accusate dalle opposizioni (Movimento 5 Stelle in testa) e da semplici cittadini rispettivamente di non aver vigilato sullo svolgimento dei lavori e di non aver fatto chiarezza sin da subito.

Proprio in questi giorni l’ultimo atto (fin ora) di questa triste vicenda: una nota dell’Organo di collaudo dei lavori di riqualificazione da cui emergono svariate problematiche relative a pavimentazione, impianto elettrico e impianto idrico, tra le tante. Gi accusatori si scagliano contro l’amministrazione, chiedono di avere accesso agli atti e denunciano varie problematiche non emerse dalla nota. E la risposta del sindaco Roberto Barbagallo non si fa attendere, sindaco che si discolpa affermando di avere fatto tutto ciò che era in suo potere per restituire la villa Belvedere alla città e che qualunque colpa è da imputare ai suoi predecessori.

Insomma, ad oggi la fruizione del polmone verde della città, del posto in cui molti  acesi sopra i 20 anni hanno una parte importante di ricordi della loro infanzia, resta un miraggio. Non si sa per colpa di chi, ma come sempre, quando qualcosa non è fatta come si deve, a rimetterci è sempre la parte debole.

Peppe Marano

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