ACIRELAE – “La risposta del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, è chiara ed è conforme con quanto ho sostenuto nel corso di questi mesi: in base alla classificazione dell’evento calamitoso ‘tromba d’aria’ verificatosi ad Acireale e dintorni ( questo non classificato di prima fascia dal Dipartimento di Protezione civile e quindi dalla Presidenza del Consiglio, categoria riservata ad eventi disastrosi con grande entità di danni o di vittime) sono gli enti competenti, Regione e Comune, a dovere fronteggiare in via ordinaria gli effetti degli eventi del periodo 5 – 8 novembre 2014”: lo riporta il deputato di Forza Italia, Basilio Catanoso, che stamattina ha illustrato alla stampa il testo della risposta della Presidenza del Consiglio dei ministri ad una interrogazione presentata dal deputato acese lo scorso 10 maggio.

“La Regione ha già erogato al Comune di Acireale circa 300 mila euro per gli interventi urgenti nei giorni immediatamente successivi agli eventi, poi altri 3 milioni di euro che il Comune ha legittimamente destinato in via prioritaria, dal punto di vista delle scelte dell’Amministrazione, alla sistemazione di due immobili comunali; avrebbe potuto decidere di privilegiare altri interventi come ad esempio il tanto richiesto ristoro dei privati danneggiati  – sostiene l’on. Catanoso -. Adesso i privati dovranno accontentarsi delle somme residue che potranno essere utilizzate solo per un contributo parziale al ristoro dei danni, oppure fare ulteriore richiesta di finanziamento – tramite il Comune – alla Regione . A prescindere dalle scelte dell’Amministrazione, pur se giuridicamente e tecnicamente legittime, resta da chiedersi perché non si è provveduto in tempo con l’agire del buon padre di famiglia nel salvaguardare il Palavolcan e il teatro Maugeri dai danni che, solo indirettamente sono riconducibili alla tromba d’aria, che ha scoperchiato parte degli stessi edifici, ma che invece sono in  massima parte dovuti all’incuria e allo stato di abbandono in cui per mesi sono rimasti in attesa di intervento; la richiamata attività positiva oltre a non creare spreco di denaro pubblico, avrebbe consentito di utilizzare maggiori somme in ausilio dei tanti concittadini danneggiati”.

La risposta del Governo nazionale, descrive i passaggi burocratici e tecnici intercorsi tra la Regione e lo Stato a partire dalla richiesta dello stato di emergenza avanzata dalla Regione il 7 novembre 2014, al sopralluogo dei tecnici della protezione civile del 25 e 26 novembre di quell’anno e ai successivi sopralluoghi per le intemperie registrate nelle province di Messina e Catania.

Per quel che riguarda Acireale, nella risposta, tra l’altro si legge: “Nel corso dei sopralluoghi è stato rilevato uno scenario di danneggiamenti generalmente di modesta entità al patrimonio edilizio sia pubblico che privato, riguardanti quasi esclusivamente le coperture e gli infissi di edifici privati e gli impianti di illuminazione pubblica; l’evento non ha creato nocumento all’integrità fisica della popolazione né l’interruzione prolungata di attività produttiva del settore terziario; non sono state rilevate condizioni di rischio residuo per la popolazione. Pertanto, sulla scorta degli elementi acquisiti, il Dipartimento di protezione civile ha ritenuto che gli eventi dal 5 all’8 novembre possano essere ritenuti ascrivibili all’art.2 comma 1 lettera b della legge 24 febbraio 1992, n.225, fronteggiabili dagli enti competenti in via ordinaria e che pertanto non vi siano i presupposti per la dichiarazione dello stato di emergenza”. Nella risposta si segnala che “l’eventuale riconsiderazione della decisione di dare parere negativo alla dichiarazione dello stato di emergenza, la Regione Siciliana non ha avanzato una richiesta in tal senso e che comunque non sono pervenuti al Dipartimento elementi tecnici atti a determinare una variazione nella valutazione dello scenario del danno e di rischio delineato dall’esito dei sopralluoghi esperiti sulla base della documentazione agli atti”.

La risposta ricorda pure che per le conseguenze economiche e giuridiche della dichiarazione dello Stato di calamità della Giunta regionale del 7 novembre 2014, per favorire la necessaria assistenza alla popolazione, la Regione – competente così come previsto dalla normativa – ha riservato al Comune di Acireale per l’esercizio finanziario 2015 la somma di 3000 migliaia di euro.


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