“Le ultime elezioni amministrative hanno dimostrato che la disaffezione nei confronti della politica, manifestata da tempo da molti nostri concittadini, si sta trasferendo lentamente ma inesorabilmente sul piano della fuga dal voto. Per recuperare credibilità, la politica, soprattutto in Sicilia, ha bisogno di un bagno di umiltà, di trasformare i significati di cui si è rivestita negli ultimi decenni per tornare ad essere, anziché privilegio e convenienza, prima di tutto e soprattutto servizio reso alla comunità”. Lo afferma Santino Scirè, presidente Acli Sicilia e vicepresidente nazionale.
“Oggi – prosegue – fronteggiamo una crisi ancora molto profonda che interessa l’economia ed il tessuto sociale siciliano: molte persone si trovano nella condizione di non percepire più come eccezionali eventi quali la perdita del lavoro o il rischio di esclusione sociale, ma come possibili (o addirittura probabili) prospettive future. Di fronte ad una crisi che rende le persone e le famiglie più vulnerabili, le organizzazioni sociali hanno il dovere di attrezzarsi culturalmente e di dotarsi di strumenti per un’azione sociale efficace, trasformativa della realtà. Le Acli hanno 70 anni ma godono di buona salute e, come sempre, sono pronte a mettersi in gioco e a crescere.
Per uscire dal tunnel – sottolinea Scirè – è necessario percorrere la pista di una diversa concezione dello sviluppo. Fra gli interventi immediati: la lotta alla povertà delle famiglie, un’azione immediata sull’occupazione, lo snellimento della burocrazia amministrativa. Anche il tema della scuola e dell’emergenza educativa – osserva – mi sembra fondamentale in una collettività che voglia rifondarsi”. Forza motrice del cambiamento devono essere innanzitutto i giovani, che “anziché arrendersi alla crisi che li vorrebbe condannare alla marginalità sociale, spesso danno prova di talento e dedizione”. Purtroppo, “l’assenza di proposte valide e di vera progettualità li tiene spesso lontani dalla politica”. Occorre “coinvolgere i giovani affinché ritrovino un ideale da realizzare. Se saranno in grado di associare capacità di pensare e capacità di agire – conclude Scirè – questa sarà la più grande rivoluzione in Sicilia”.

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