di Salvo Reitano

L’incredibile vicenda dell’acqua del pozzo “Madonna dell’Idria” acquistata per esigenze idropotabili 

Questa è la storia di un pozzo, della sua acqua e di un’ordinanza commissariale dell’Acoset per l’acquisto di essa. Si fa presto a dire acqua potabile. Poi ci troviamo in mano certe carte e certi contenitori e cominciano a sorgere i dubbi. Ma davvero la questione ambientale in Italia è prioritaria nelle agende delle istituzioni, oppure è un modo per fare la solita inutile demagogia? Nel nostro Paese le acque destinate al consumo umano devono essere salubri e pulite. Non devono contenere microrganismi e parassiti, ne’ altre sostanze in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana. Sappiamo che l’acqua  è vita e di conseguenza il quesito che necessariamente dobbiamo porci è: che acqua beviamo? L’acqua che sgorga dai rubinetti è buona?  La risposta necessita quanto mai attenzione per via delle implicazioni proprio sulla salute e sull’ambiente.
L’acqua che arriva nelle nostre case può avere origini differenti: può essere prelevata da una falda più o meno profonda, oppure provenire da bacini idrici, come fiumi e laghi. Per essere distribuita, e per diventare quindi acqua potabile, deve presentare alcune caratteristiche qualitative di salubrità e pulizia stabilite dalla legge vigente.  Quando parliamo di acque “destinate al consumo umano” non ci riferiamo solamente a quella che beviamo e che sgorga dai nostri rubinetti, ma anche a quella utilizzata per la preparazione di cibi e bevande e per tutti gli altri usi domestici. Per ovvie ragioni, non devono contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo .
Tutto questo giro di parole per anticipare ai nostri lettori la vicenda della quale ci occupiamo e che riguarda il pozzo “Madonna dell’Idria”, ricostruita nei particolari dalle premesse all’ordinanza 27/2015: http://www.comune.tremestieri.ct.it/public/atti/14244_ordinanza_commissariale_n._27_del_15.05.2015.pdf. Si legge: ACOSET “è interessata all’acquisto di acqua dal suddetto pozzo per soddisfare il bisogno dei comuni limitrofi al pozzo ed in particolare per le esigenze idropotabili del Comune di Tremestieri Etneo”.
Come abbiamo detto per utilizzare l’acqua a fini idropotabili è necessario che: l’acqua sia ritenuta potabile; attorno alla falda venga istituita una “fascia di rispetto” con rigorosi divieti affinché l’acqua non corra il rischio di essere inquinata.
Andiamo per ordine altrimenti rischiamo di perderci. Sul primo requisito, l’ordinanza menziona il “provvedimento del 21.02.2014 prot. n. 22087/DP di “Giudizio di idoneità” al consumo umano delle acque derivanti dal pozzo in questione”; mentre, per l’istituzione delle aree di salvaguardia (zona di area pozzotutela assoluta e di rispetto) provvede il Commissario con l’ordinanza in questione (n° 27 del 15 Maggio 2015).
Ci sembra superfluo aggiungere  che, in assenza di uno solo di questi requisiti, non è possibile ottenere autorizzazione sanitaria per il consumo umano delle acque prelevate dal pozzo.
C’è di più, la pubblicazione dell’ordinanza è carente della cartografia che, pure, è indicata nella stessa quale “parte integrante”. L’ordinanza non può essere efficace in quanto è la pubblicazione integrale nell'”Albo on line” a perfezionarla, non è neanche possibile individuare con certezza assoluta l’esatta posizione del pozzo.
Nell’ordinanza, però, è indicata la particella catastale in cui insiste il pozzo: Foglio 3, particella 1060 del Catasto dei terreni di Tremestieri Etneo.
Basta cercare la particella su google-maps per restare letteralmente sbigottiti perché delle due una: o si tratta di un errore nelle indicazioni della particella, oppure il pozzo si troverebbe in quest’area, all’interno del cerchio rosso (click sull’immagine per ingrandire). In basso a destra dell’immagine è evidenziato il segmento che rappresenta i 200 metri.
Come si può ben notare, se effettivamente la particella catastale è esatta e se noi non abbiamo sbagliato catasto, i “vincoli” sono già superati dallo stato dei luoghi perché entro i 200 metri insistono strade senza caditoie che scaricano acque meteoriche; entro i 200 metri insistono costruzioni e abitazioni che non possono certo essere evacuate; entro i 200 metri c’è un maneggio ippico; entro i 200 metri, nel tempo, è stata installata una centrale di betonaggio a servizio dei lavori relativi ai Piani di Recupero; entro i 200 metri c’è una larga porzione dell’anfiteatro; entro i 200 metri la porzione ricadente nel territorio di Mascalucia (sul quale non vigono i divieti) è rilevantissima; entro i 200 metri passa la solita faglia della quale tutti sembrano ignorare l’esistenza (in viola nell’immagine) e della quale, lo anticipiamo ai nostri lettori,  ci occuperemo in seguito per un’altra vicenda che ha dell’incredibile.
Stando così le cose l’Ordinanza Commissariale n° 27 del 15 Maggio 2015 non può dispiegare effetti in quanto la pubblicazione (che ne integra l’efficacia) risulta carente di parti pure indicate quali “integranti” all’Ordinanza stessa (elaborati grafici) in assenza dei quali è solo possibile individuare l’area interessata tramite estremi censuari.
Non c’è bisogno di chissà quale specifico titolo accademico per capire che se l’area individuata (in foto google earth allegata con, in basso a destra, la misura di 200 metri) dovesse corrispondere alla reale allocazione del pozzo, si  troverebbe troppo vicina al confine con Mascalucia – sul cui territorio l’Ordinanza non ha efficacia alcuna – e, pertanto, con libera possibilità di inquinamento (come, peraltro, ben noto all’estensore dell’ordinanza allorquando impone i vincoli solo nella porzione ricadente nel territorio di Tremestieri Etneo. Ai proprietari ricadenti nel territorio di Mascalucia, infatti , non viene neanche disposta la notifica dell’ordinanza; come abbiamo già detto entro i 200 metri imposti quale “fascia di rispetto”, nell’area insisterebbero già strade e costruzioni (sia in territorio di Tremestieri Etneo sia in territorio di Mascalucia), ivi incluso un maneggio ippico su cui i cennati vincoli non possono dispiegare effetti.
Bisogna, inoltre, aggiungere che le strade già esistenti che insistono all’interno della “fascia di rispetto”, non sono dotate di caditoie e le acque reflue si riversano nel terreno, mentre le costruzioni già esistenti riversano i liquami in fosse settiche e/o perdenti;
Come se non bastasse, nell’area corre il tracciato della faglia Nicolosi-Tremestieri (detta “del Cavòlo”), faglia sismogenetica ed eruttiva che potete individuare in viola nella foto. Per concludere, nel tempo, in quell’area, è stato pure installato un impianto di betonaggio dell’impresa SALP a servizio dei lavori relativi ai Piani di Recupero.
Insomma, ci sono tutti i giusti motivi per revocare l’ordinanza, a meno che non si vogliano superare i vincoli imposti dalla legge e l’acqua di quel pozzo, un tempo utilizzata per l’irrigazione e per riempire la piscina di Villa del Sole non serva ad altro, magari per abbassare i livelli di ferro, prima di essere erogata per il consumo.
Va ricordato, per dovere di cronaca, che il 14 Settembre 2014 il Commissario Straordinario vieta l’uso dell’acqua ACOSET per il consumo umano con Ordinanza n° 42/2014: http://www.comune.tremestieri.ct.it/public/file/Ordinanza%20Acoset.pdf .
In quel periodo ci furono anche altre segnalazioni non enfatizzate, come, ad esempio, la possibile presenza di idrocarburi nelle acque provenienti da altro pozzo ACOSET che serve gli stessi Comuni (Ciapparazzo) http://www.sudpress.it/acoset-idrocarburi-nellacqua-la-nota-a-13-comuni-etnei/.21-05-2015 -7
Fino ad arrivare al  2 Aprile 2015, quando con l’Ordinanza n° 20, viene revocato il divieto d’uso dell’acqua ACOSET per consumo umano perché “le risultanze delle analisi dei campioni d’acqua effettuate nella giornata del 30/03/2015, certificate dall’Università degli Studi di Catania, dipartimento d’igiene e sanità pubblica, si rilevano valori di ferro ampiamente al di sotto dei limiti indicati dalla normativa ordinanza 20/2015: http://www.comune.tremestieri.ct.it/public/file/Ordinanza%20Comm_%20Straod_%20n_%2020%20del%2002-04-2015.pdf .
Non abbiamo idea di come sia stata filtrata l’acqua dei campioni del 30 marzo 2015 per far si che le analisi fossero “a posto”, fatto sta che ancora oggi dai rubinetti l’acqua che esce non pare sia molto diversa rispetto a quella che usciva in vigenza del divieto di utilizzo.
Se poi il tenore di ferro di quella bottiglietta di acqua filtrata da un banale filtro domestico è “ampiamente al di sotto dei limiti indicati dalla normativa vigente”, vi lasciamo immaginare come esce quando rasenta o supera il limite? Escono pozzanghere, probabilmente.
Chiudiamo ricordando ai nostri lettori i limiti ammessi nelle acque per uso umano evidenziati nel  seguente linkZooplantlab: http://www.zooplantlab.btbs.unimib.it/attachments/198_tabella%20parametri%20acqua.pdf
L’esposizione acuta a dosi di 200-250 mg/Kg di peso corporeo può essere letale, per necrosi emorragica della mucosa intestinale. L’esposizione cronica determina tossicità da accumulo, come è ben dimostrato da malattie come l’emocromatosi o dalle conseguenze che si instaurano nei soggetti per i quali sono richieste ripetute trasfusioni.
Negli approvvigionamenti di acqua potabile, i sali di ferro bivalente sono instabili e precipitano sotto forma di idrossido ferrico (ferro trivalente) insolubile, che forma dei depositi color ruggine. Già a concentrazioni di 0,05-0,1 mg/L si possono avere alterazioni del colore e della torbidità dell’acqua nei sistemi di distribuzione. Con concentrazioni al di sopra di 0,3 mg/L l’acqua può macchiare il bucato e le tubature e dar luogo ad alterazioni del sapore. Inoltre, la presenza di ferro favorisce la crescita di alcuni tipi di batteri negli impianti e nei sistemi di distribuzione.
Non vogliamo creare allarmismi ma a guardare le foto che pubblichiamo, qualche dubbio sorge. Allora c’è da chiedersi. E tutta acqua quella che beviamo?

S.R.

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