Riceviamo e pubblichiamo precisazioni e chiarimenti dell’Acoset sull’assoluta idoneità dell’acqua distribuita

In relazione all’articolo pubblicato sul sito on line “Sicilia Journal” in data 25 maggio, Acoset spa, precisa che il giudizio di “idoneità al consumo umano” sulle acque del “Pozzo Madonna dell’Idria” è stato rilasciato il 21-04-14 dall’Asp di Catania, che è la sola struttura pubblica che può rilasciare la certificazione necessaria per l’uso umano della risorsa idrica.
L’ordinanza del Commissario di Tremestieri correttamente riporta tale giudizio di idoneità e, sulla base di quest’ultimo giudizio, delimita l’area di rispetto, ovviamente per il solo territorio del Comune di Tremestieri, su cui esercita la sua potestà amministrativa.
Per la parte di area di rispetto appartenente al territorio di altro Comune è il Sindaco competente (cioè dell’altro Comune) che deve provvedere ad istituire analoga area di rispetto.
In riferimento a quanto riferito in merito alla presenza di idrocarburi nelle acque distribuite da Acoset, si rappresenta che tutte le analisi condotte, sia da parte dell’Università degli Studi di Catania che dall’ASP e dall’Arpa hanno evidenziato la totale assenza di tali elementi nelle acque.
Estremamente lesiva, e diffamatoria, e totalmente infondata risulta l’affermazione che da parte di Acoset o da parte della Università degli Studi di Catania, Dipartimento di Igiene e Sanità Pubblica, possano essere state messe in atto azioni finalizzate ad alterare o manipolare i campioni di acqua o le successive risultanze analitiche.
E’ il caso di ribadire che sia le fasi di campionamento che le successive risultanze analitiche sono totalmente poste in essere dal personale della Università degli Studi di Catania nel più completo rispetto delle procedure stabilite dalle normative vigenti e dai metodi standardizzati.
Circa la salubrità delle acque da Acoset distribuite, le frequenti analisi a cui la risorsa idrica erogata è sottoposta da parte dell’Università di Catania certificano la totale assenza di idrocarburi.
Si chiarisce che i campioni di acqua da analizzare sono prelevati dal personale Universitario, facente parte del Dipartimento Igiene e Sanità pubblica, che poi procede alle analisi dei campioni prelevati e alla certificazione dei risultati.
E’ quindi estremamente diffamatoria e lesiva dell’immagine di Acoset, ma specialmente della suddetta Università di Catania, Dipartimento di Igiene e Sanità Pubblica, affermare, come fa l’autore del citato articolo, che l’acqua dei campioni sia stata filtrata per far si che le analisi fossero “a posto”.
Ricordiamo che si tratta di affermazioni gravemente lesive e diffamatorie contro le quali abbiamo incaricato il nostro legale di tutelarci nelle sedi appropriate.
Non corrisponde a verità l’affermazione che nel territorio di Tremestieri le concentrazioni di ferro siano maggiori del consentito dalla normativa vigente. Le analisi certificate dall’Università di Catania il 14-04-15 certificano che la presenza di ferro è di 150 microgrammi/litro e cioè ampiamente al di sotto del limite di 200 microgrammi/litro. E’ normale in prossimità dei pozzi esistano strade ma ciò non è una pregiudiziale per la qualità dell’acqua. L’assenza di caditoie, come scritto nell’articolo, rappresenta anzi un elemento che garantisce la qualità della falda acquifera. La profondità della falda ( che è di circa 200m) garantisce inoltre la protezione dalle infiltrazioni superficiali.
I referti delle analisi dell’acqua del pozzo Idria, che sono a disposizione dell’amministrazione comunale indicano l’ottima qualità della risorsa idrica, evidenziandone la purezza batteriologica e chimica.
L’altro elemento che indica l’imprecisione di chi scrive, è l’aver riportato in maniera errata gli elementi della carta geologica in riferimento al pozzo. La carta dell’Etna estrapolata da Google riporta le fratture eruttive e la faglia geologica in posizione distante rispetto al pozzo.  Allegando una planimetria errata si creano riferimenti inesatti.
Quello che si deve sottolineare è che la  presenza di faglie non ha alcuna influenza sulla qualità della acque.
L’autore dell’articolo nella sua esposizione circa i danni per l’organismo umano derivanti da alte concentrazioni di ferro, confonde (speriamo per ignoranza nella materia riportata) i microgrammi con i milligrammi e, così confondendosi e confondendo, diffonde informazioni fuorvianti ed atte a destare immotivatamente allarme  .
Vogliamo pensare che non  ci sia altro che ignoranza (nella materia trattata) a determinare tale macroscopica confusione tra milligrammi e microgrammi. Chiariamo all’autore dell’articolo e a chi legge che a 1 (uno) milligrammo corrispondono 1000 (mille) microgrammi. Le dissertazioni pseudo-scientifiche in chiusura dell’articolo devono quindi essere riviste alla luce di questa minima conoscenza delle misure e delle quantità.

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