Nicola Savoca

“A me interessa il futuro. Il futuro in generale, voglio dire, io so di averne poco davanti a me. Prima di andarmene vorrei realizzare il Museo delle Isole Eolie”. Parlava così il Principe delle Immagini, Francesco Alliata, morto a 95 anni a Bagheria dopo avere vissuto gli ultimi anni della sua vita a Catania. Alliata era l’ultimo dei 4 ragazzi della Panaria, la mitica casa di produzione cinematografica che nel decennio 1946-1956 produsse una serie di piccoli capolavori del cinema documentaristico subacqueo come Cacciatori Sottomarini, Tonnara, Tra Scilla e Cariddi e Sesto Continente di Folco Quilici assieme a due film che, per ragioni diverse, hanno fatto la storia del cinema: Vulcano con Anna Magnani e Rossano Brazzi e La Carrozza d’Oro di Jean Renoir, anche questo con Nannarella come protagonista principale. Assieme al Principe delle Immagini – così si intitola un libro a lui dedicato del sub Gaetano Cafiero – il quartetto di artisti di razza era formato dal barone Renzo Avanzo, marito della sorella di Luchino Visconti e cugino di Roberto Rossellini, e dai palermitani Pietro Moncada, principe di Paternò, e Quintino Di Napoli. Incontrai Alliata sei anni fa, nella sua casa catanese di via Museo Biscari. Una forza della natura, orgoglioso del proprio passato – produttore cinematografico e poi “re dei gelati e dei sorbetti” – ma mai incline alla nostalgia.

Mi aveva preannunciato il ritorno della Panaria Film in un progetto che vedeva interessata la figlia, Vittoria “Vicky” Alliata, famosa per avere tradotto a soli 16 anni i primi due libri del Signore degli Anelli di Tolkien (“la migliore traduzione mai scritta” secondo lo stesso autore della popolarissima saga fantasy).

alliata-400x215Alliata mi aveva raccontato la splendida quanto perigliosa avventura vissuta assieme ai suoi soci per produrre il primo lungometraggio della Panaria, Vulcano.

La storia del cinema indica quel film come uno dei due titani che nel 1949 combattè la “Guerra dei Vulcani”, il braccio di ferro a distanza tra Anna Magnani, protagonista del film della Panaria, e il suo ormai ex compagno, Roberto Rossellini, padre del neorealismo, innamorato perso della bellissima Ingrid Bergman, e regista del film-gemello Stromboli.

“C’è ancora chi dice – ricordava Francesco Alliata – che quel film la Magnani lo fece per fare un dispetto a Rossellini che l’aveva lasciata. Sono tutte fandonie, vi racconto io come andarono le cose. Vulcano in realtà doveva essere girato da Rossellini.
Rossellini fu iniziato alla conoscenza dello stranissimo mondo delle Isole Eolie di cui nessuno ha mai parlato. Gli abitanti dovrebbero farne vanto e invece se ne vergognano”.

Il primo soggetto scritto a quattro mani da Avanzo e Mario Chiari si intitolava Storia dell’isola. Senonchè nei primi mesi del 1948 Rossellini sparì dlala circolazione.

Il regista era scappato ad Hollywood a ‘prendersi’ la Bergman, ma questo lo si apprese dalle cronache dei giornali. Tutto – com’è ormai noto – era nato da una letterina a lui indirizzata dall’attrice svedese che stava facendo sognare l’America.

La famosa missiva nella quale la Bergman dichiara al regista tutto l’amore per il neorealismo – aveva visto Roma città aperta e Paisà- e chiede di poter lavorare con lui.

“La Bergman – osservava Francesco Alliata – concludeva la lettera ricordando a Rossellini di saper recitare in inglese, tedesco e svedese e che in italiano sapeva dire solo tre parole: Io Ti Amo”.

Certi di avere perso il regista Rossellini, Renzo Avanzo volò in America assieme a Ferruccio Caramelli, capo della Artisti Associati co-produttrice del film, per chiedere a David Selznick, numero uno della United Artists, un bravo direttore cui affidare le riprese. Selznick ci mise a disposizione William Dieterle, un regista di origini tedesche.

“Fu lui a girare Vulcano – ricordava Alliata – ma in Italia venne strapazzato dai giornali. Figuriamoci, uno straniero che veniva a fare il neorealista in casa di Rossellini, regista adorato dagli italiani e pronto a iniziare le riprese di Stromboli nell’omonima isola con la Bergman come attrice principale”.

Alla Magnani, protagonista del film assieme a Rossano Brazzi, venne affiancato come “consulente alla sicilianità” lo scrittore Vitaliano Brancati.

Durante le riprese la Magnani si comportò in maniera esemplare, da grande professionista. Ovviamente lei era in prima fila all’anteprima del film al Cine Fiamma di Roma, il 2 febbraio del 1950. Avevamo, infatti, battuto sul tempo Rossellini ultimando prima di lui il film. Ma il giorno della ‘prima’ successe di tutto. La proiezione si interruppe misteriosamente un paio di volte. Alla fine del primo tempo, poi, tutti i giornalisti erano spariti dalla sala.

“In un attimo – ricordò Alliata – capimmo cosa era successo. Proprio in quei minuti era stata data la notizia della nascita del primo figlio della Bergman e di Rossellini. Che coincidenza. Il nostro film rimase in distribuzione per pochi mesi ma in Italia, in pratica, nessuno lo ha mai visto. Per fortuna che in Germania, dove Dieterle era amato, Vulcano ebbe un successo clamoroso”.

La Panaria chiude i battenti nel 1956 sull’onda della crisi del settore scaturita dall’incendio della casa di produzione Minerva.
“Il caso che muove tutte le cose del mondo – ricordava ancora Alliata – portò a trasformarmi in un imprenditore di gelati. Chiusa la Panaria mi tornò alla mente un consiglio che uno dei nostri legali – l’avv. De Filippis, abruzzese – mi aveva dato: ‘Dottore, ma perché non vende gelati nei cinema’. Lui lo stava facendo a Roma assieme ad un socio di Pachino e stava avendo un successo strepitoso”.
Dietro questa scelta, in realtà, ci furono soprattutto ragioni etiche.

“Non potevo lasciare sulla strada i 5 collaboratori della Panaria che avevano dato tutto alla società – ammette Francesco Alliata – nacque così, il 4 ottobre del 1956, la società Sikelia che anni dopo rilevai in prima persona assieme all’amico Pietro Moncada. Mi ricordo che nel 1959 vendemmo gelati per 1 milione di lire, una cifra non esaltante. Nel 1998 il nostro fatturato era salito a 8 miliardi”.

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