di Davide Di Bernardo.

CATANIA – Ci sono luoghi in cui il pregiudizio ci costringe a creare stereotipi tali da convincerci che essi siano in un determinato modo, anche se possibilmente non conosciamo nulla di quei posti in maniera diretta.

San Berillo é uno di quei luoghi.

Chiunque a Catania sa che quella è la zona di prostitute, trans e tossici dove la ghettizzazione popolare é arrivata ben prima di quella imposta dalle amministrazioni comunali che parlano continuamente di rivalutazione, spingendosi però solo alle zone limitrofe, vedi la neo piazza Goliarda Sapienza.

Eppure gli abitanti di San Berillo hanno saputo regalare a me ed al mio collega, inviati per cercare pareri su un tema realmente scottante, risposte di cui al momento non sono capaci nemmeno i membri del Parlamento che pure di tali tematiche “discutono” quotidianamente.

Il tema in questione è relativo alle coppie di fatto ed alla possibilità di adozione che gli potrebbe essere data.

gay-adozioni

Entrati nel quartiere, veniamo immediatamente squadrati dai lavoranti, evidentemente per via dell’evidente differenze coi soliti “clienti”, che comunque non si nascondo per passare inosservati, anzi veniamo attirati proprio dalla voce di alcuni di loro che dialogano vivacemente all’angolo tra due traverse. 

Una di loro è la redatrice di Telestrada Franchina che ci fa da Cicerone, per le, a noi, sconosciute stradine del centro.

La zona sembra accomunare e quasi unire i visi degli abitanti ai resti dei palazzi: tra rughe e visi pallidi svettano palazzi segnati dalle bombe della seconda guerra mondiale, rimasti lì a dare un seguito ai momenti sempre in decadenza di zone e visitatori.

Ma come detto, l’illuminazione sul tema arriva già alla prima intervista:

“É giusto che due persone, dopo una vita passata insieme, godano l’una dei beni dell’altra. Anche solo per avere la possibilità di stare l’una accanto all’altra nel momento di bisogno, cosa non possibile se non si è parenti o simili”.

san berillo

“Per quanto riguarda le adozioni, non credo siano sempre corrette, io permetterei l’adozione solo quando almeno uno dei due partner ha precedentemente avuto esperienze genitoriali personali. In caso contrario la possibilità dovrebbe essere data alle coppie ‘normali’ proprio per non ghettizzare il bambino durante la crescita”.

Un punto di vista innovativo, rispetto soprattutto agli inutili e bigotti problemi di cui si è sentito parlare nelle aule parlamentari, che dà una nuova opzione di discussione per la stepchild adoption.

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Ma ancora più forte sono le dichiarazioni di una altro dei personaggi del quartiere che ci evidenzia come nella società contemporanea l’essere dichiarati omosessuali sia visto come un punto da cui si possa partire per aver riconosciuti diritti appartenenti, al momento, solo agli etero, portando così ad un percorso mirato a rendere sempre più simili i due stili di vita.

É proprio la ricerca a questa tendenza di “avvicinamento sui due stili” che, ci spiega l’intervistato, è sbagliata! 

Chi decide o scopre o sceglie di vivere in maniera “diversa” deve accettare nella sua totalità lo stile di vita, senza provare ad assomigliare alle coppie tradizionali o al loro live modus. 

“Se si è gay, si vive come si è scelto di vivere! si sa che le coppie formate da membri dello stesso sesso non possono avere figli e procreare, quindi non è giusto cambiare questo aspetto, per assomigliare alle coppie normali!”.

Rimaniamo stupefatti ed ammiranti, nel sentir pronunciare tali parole, visto che anche questa opinione è altamente innovativa nel suo essere tendenzialmente conservatrice, proprio perché detta da un membro del LGBT.

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Uscendo dal quartiere a luci rosse di Catania ci rendiamo conto di come proprio coloro che vengono etichettati come i fautori delle “leggi che faranno morire le famiglie” sono in realtà i primi a porsi problemi e questioni interne alle possibili unioni civili e al caso “adozioni gay”, e magari questo potrebbe sensibilizzare i legislatori al lasciar perdere le proprie opinioni personali, per mettere in primo piano quelle di coloro che pur vivendo in prima persona discriminazioni di vario genere, tengono sempre presente il benessere comune, in questo caso del bambino, anche a discapito di loro stessi.

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