ADRANO – La città da venerdì prossimo, e per la prima volta nella sua storia, sarà sede di un’associazione anti racket ed usura, quella di “Libera impresa” il cui presidente è Rosario Cunsolo.

La nascita della sede adranita verrà ufficializzata nel corso di un incontro, alle 16.30 a Palazzo Bianchi, al  quale saranno presenti tra gli altri  il Procuratore di Catania, Michelangelo Patanè, il vice Prefetto, Rosaria Monea, le Forze dell’Ordine e il sindaco Giuseppe Ferrante. A dirigere la sede sarà l’adranita Carmelo Cottone (la cui carica verrà annunciata ufficialmente nel corso dell’incontro di venerdì prossimo), un commerciante che già in passato si è trovato a dover fare i conti con le continue richieste di pizzo e che ha lottato contro il racket per difendere la sua azienda. Nel 2012 fu nell’elenco dei 20 cavalieri della Repubblica e gli venne assegnata un’onorificenza per l’impegno nel campo della legalità. Ad ospitare la sede di “Libera Impresa” ad Adrano saranno, probabilmente, alcuni locali comunali anche perché l’amministrazione ha assicurato il suo pieno sostegno.

Una notizia che arriva lieta e soprattutto dopo l’ultima relazione della Direzione investigativa Antimafia e del Viminale presentata al Parlamento un mese fa e che fa riferimento all’ultimo semestre del 2014. Dalla relazione si evince infatti come il “Triangolo della Morte”  (tra Adrano; Paternò, e Biancavilla) non sia solo un timido, pallido e brutto ricordo degli anni ’90, ma una realtà attiva e dinamica con forti  tensioni interne ai clan e guerre di potere.  Una situazione di forte fibrillazione, altro che lontani ricordi: “La famiglia di Cosa nostra catanese – scrive la Dia- e gli altri sodalizi mafiosi, seppur colpiti da ulteriori operazioni di polizia, continuano a gestire i propri affari in maniera silenziosa, fatta eccezione  per la zona comprendente i Comuni di Paternò, Adrano e Biancavilla, dove permane una situazione di conflittualità interna al clan Toscano Mazzaglia che ha recentemente determinato una serie di omicidi”. Insomma se a Catania si agirebbe sotto traccia, nei tre paesi dell’hinterland invece la lotta al potere passerebbe per i proiettili, le armi e gli omicidi, ma non è tutto i gruppi mafiosi cercherebbero di “infiltrarsi” nelle istituzioni. Segno chiaro di ciò sarebbero gli atti intimidatori ad alcuni sindaci (di Adrano, Biancavilla e Santa Maria di Licodia, ai quali sono state date alle fiamme le rispettive auto) che potrebbero essere letti come tentativi di inserirsi nella pubblica amministrazione per la gestione degli appalti e dei rifiuti. “Un escalation criminale – sottolinea la Dia – che è stata limitata dall’attività investigativa”, ma questo non basta. Quello che occorre è un’alzata di testa e presa di coscienza da parte dei cittadini. Nella relazione si fa infatti riferimento all’operazione “Time Out” che ad Adrano in particolare fece emergere “Un altissimo muro di omertà con le vittime di pizzo che non hanno la forza di denunciare”.

Allora la nascita dell’associazione “Libera Impresa” ad Adrano Potrebbe forse rappresentare un punto di partenza per non limitarsi a dire che si è contro la mafia ma per iniziare ad agire tutti insieme?.

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