CATANIA – Una sollecitazione, rivolta al presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, e ai rappresentanti degli enti soci della Sac, la società di gestione dell’aeroporto di Catania, ad aprire urgentemente un tavolo di confronto. Obiettivo: mettere a fuoco gli scenari che si sono dischiusi in seguito alla decisione dell’assemblea del 30 maggio scorso, che ha interrotto il percorso – precedentemente assunto proprio dai soci – della quotazione in Borsa. È quanto emerso durante la conferenza stampa tenuta stamattina a Catania dal presidente della Sac, Salvatore Bonura, e dall’amministratore delegato, Gaetano Mancini.

«Le scelte fatte, in piena legittimità, dai commissari nominati dal presidente della Regione», hanno dichiarato Bonura e Mancini, «richiedono l’individuazione di misure alternative da definire con urgenza, pena il rischio di compromettere seriamente la società. Nessuno può responsabilmente tirarsi indietro di fronte ai destini della più grande infrastruttura dell’isola, al servizio di 3,5 milioni di siciliani e di 7,3 milioni di passeggeri che vi transitano ogni anno».

Urge, nello specifico, approfondire la questione della provvista finanziaria della società di gestione, impegnata a dare concretezza a quel piano degli investimenti (approvato dall’Enac e correlato alla concessione quarantennale) finalizzato a potenziare i servizi dello scalo, per rispondere alla domanda di mobilità di un’intera comunità e garantire lo sviluppo economico del territorio.

«Che sia Borsa o un operatore privato», hanno affermato presidente e ad, «per il management Sac non può che essere indifferente. Come abbiamo detto, la decisione della quotazione risale a due anni fa su input degli enti soci. La questione è stata posta nove volte in assemblea e si è sempre conclusa con voto unanime. Andava bene e va bene anche qualunque altra legittima soluzione alternativa. Ma bisogna avere chiari i tempi e l’esigenza di adottare opzioni che diano la necessaria capitalizzazione. Non a caso, la scelta era stata per l’aumento di capitale, sia che avvenga tramite quotazione in Borsa ovvero scelta di un partner di settore. Per questo, nell’interesse di Sac e del territorio, diciamo: basta polemiche. Si colga in tal senso lo spirito costruttivo dell’invito a un confronto nel merito avanzato in assemblea anche dai vertici di due degli enti soci, Giuseppe Giannone e Giuseppe Gianninoto (Camere di Commercio di Ragusa e Siracusa). Proposta rilanciata pubblicamente pure dai sindacati. Poi ciascuno si assuma la responsabilità delle proprie scelte».

Bonura e Mancini hanno precisato che non rende ragione a chi ha lavorato con impegno e piena trasparenza dire, come è stato fatto in questi giorni, che la quotazione in Borsa sarebbe stata finalizzata a una “vendita sottobanco delle azioni”. «Il processo di quotazione», hanno spiegato, «è “pubblico” e “trasparente” per antonomasia, dovendo rendere conto al mercato e agli investitori, sotto il controllo di Consob e Borsa Italiana. Avvalorare sui media congetture è un atto che diffama chi ha lavorato onestamente su mandato della proprietà, aprendosi al confronto pubblico con numerosi dibattiti. Quindi, se qualcuno ha notizie di reato, vada in Procura a denunciare. Altrimenti, partecipi al dialogo in maniera costruttiva. Questa fase cruciale del confronto su come reperire i capitali per Sac richiede le necessarie competenze e comporta, da parte di tutti, un’assunzione di responsabilità che deve indurre a moderare i termini della normale e necessaria dialettica fra le parti».

Nel corso della conferenza stampa, è stata fatta una vera e propria radiografia della Sac, illustrando i dati (riferiti a valore della produzione, produttività, redditività, traffico, situazione finanziaria) sui mutamenti intercorsi dal 2008 a oggi, che dimostrano come non sia affatto vero che una società pubblica debba necessariamente essere in perdita. Il che, comunque, non significa che non sia necessario un percorso di privatizzazione.

«La questione fondamentale», hanno proseguito Bonura e Mancini, «non è la scelta tra Borsa oppure operatori specializzati, ma l’esigenza di capitalizzazione. In questi giorni, sulla stampa, abbiamo letto un vivace dibattito con ipotesi di indebitamento della società o di ricorso a finanziamenti pubblici per gli investimenti. Purtroppo, nessuna delle due ipotesi è percorribile, sia per i parametri di indebitamento che ciò comporterebbe, sia per le regole sugli aiuti di Stato, visto che la società opera su un mercato in concorrenza. Senza contare che vendere le quote dei soci attuali non porterebbe capitali in Sac ed esporrebbe la società al default nei confronti dell’Enac, per gli obblighi della concessione quarantennale, e delle banche, in ragione del contratto di finanziamento in essere, alla luce del fatto che la società si troverebbe davanti a un fabbisogno finanziario aggiuntivo in assenza di garanzie da adeguato capitale sociale».

Da ultimo, c’è il fattore tempo. La capitalizzazione, qualunque sia la procedura per ottenerla, deve essere effettuata in tempi compatibili. Avendo oggi a disposizione solo 60 milioni di euro a fronte dei 165 necessari, si rischia di arrivare con la società in asfissia finanziaria al momento della vendita. E la legge del mercato è spietata: se si vende nel momento del bisogno, il valore del bene si abbassa. «In quel caso sì che si svenderebbe Sac», hanno concluso Bonura e Mancini, «in vero danno per la società, gli enti soci e il territorio. Siccome siamo certi della buona fede di tutti, riteniamo sia necessario aprire con urgenza un tavolo di confronto, che permetta di trovare decisioni che diano certezze sul futuro della società e dei lavoratori».

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