CATANIA  – «Secondo i dati Istat, resi noti dall’ultimo Report Sicilia del Diste Consulting per la Fondazione Curella, la manodopera agricola siciliana, nei primi nove mesi del 2015, sarebbe cresciuta del 14,7 per cento. Ma almeno a Catania non ce ne siamo accorti». Così Pietro Di Paola, segretario generale della Fai Cisl etnea, commenta i dati resi noti dalla 44ma edizione del report sull’economia siciliana.

«La crescita indicata dall’Istat – continua Di Paola – ci risulta davvero sorprendente soprattutto perché i segnali che abbiamo noi vanno in un’altra direzione. Che il settore agricolo in Sicilia, specie nella parte orientale, sia in grande difficoltà lo testimoniano le notizie arrivate in questi giorni dal mercato ortofrutticolo di Vittoria, e quanto i lavoratori ci riferiscono nelle nostre sedi sindacali. Che poi sia proprio la manodopera a registrare una crescita è davvero ancora più singolare».

«In provincia di Catania – spiega Di Paola – buona parte del lavoro in agricoltura è in nero e sfrutta in quantità mano d’opera extracomunitaria o comunque non italiana. Una condizione che in futuro potrebbe favorire il ritorno al caporalato. Una situazione confermata da svariate operazioni delle forze dell’ordine. Purtroppo, la disponibilità di molti immigrati, specie nelle campagne del Calatino, a lavorare sottopagati contribuisce a creare una guerra tra poveri, e genera sacche di evasione che vanno a danneggiare anche le aziende sane che scelgono di restare nella legalità».

Per il segretario della Fai Cisl catanese, «per trovare uno sbocco reale a tale pesante condizione, è fondamentale che organizzazioni sindacali, datoriali e istituzioni si mettano assieme e trovino soluzioni che favoriscano a livello locale un efficace incontro tra domanda e offerta di lavoro, magari con il maggiore coinvolgimento degli enti bilaterali. Attraverso la bilateralità, ad esempio, è possibile gestire al meglio i diritti contrattuali e combattere la piaga del lavoro nero».

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