di Salvo Reitano

Perché è così difficile rilanciare l’agricoltura, un tempo settore trainante dell’economia siciliana al capezzale del quale si sono succeduti negli ultimi decenni, politici, imprenditori e studiosi a vario titolo i quali, anziché trovare una strategia che li accomuni alla ricerca del risultato hanno sempre finito per sottolineare ciò che li divide provocando danni per certi versi irreversibili?
Nelle istituzioni non sono molti quelli che affrontano questa “anomalia” con la continuità necessaria e le compotenze che servono. L’agricoltura, infatti, è tutt’altro che un ramo secco, è il settore che può rivitalizzare l’intera economia regionale.  Eppure il più delle volte arriva in cronaca insieme alle gelate, le alluvioni, la siccità e tutto quanto precede la concessione di rimborsi, aiuti, assistenza, finanziamenti, contributi.
Il fatto che l’agricoltura sia per l’Isola il polmone dell’economia e che altri settori, molto più gettonati, non raggiungono seppur lontanamente, il fatturato, l’occupazione e l’indotto dell’agricoltura (industria alimentare, trasformazione ecc.) conta poco; negli anni è diventata sinonimo di assistenza, in definitiva un ramo secco, il retaggio dell’assistenzialismo, qualcosa da rottamare, tanto per citare il presidente del Consiglio, o quasi. Ad eccezione del sistema vitivinicolo, che rimane a buoni livelli, seppure, al pari Schermata 2015-05-19 alle 17.30.06dell’intero settore,  risente anch’esso della crisi.
La FAI  il sindacato dei lavoratori agroalimentari della Cisl ha puntato, nei giorni scorsi,  i riflettori  sul settore mettendo in evidenza più criticità che altro: calo degli addetti sotto i 30mila, lavoro nero oltre il 20% e sfruttamento dell’immigrazione.  Buone notizie solo per gli operai forestali e gli stagionali della bonifica, ma in agricoltura calano gli addetti e aumenta il lavoro nero. Eppure la filiera agroalimentare potrebbe essere sfruttata meglio visto che l’export siciliano del 2014 è salito del 3,7%
Insomma, quello che viene fuori dall’incontro, al quale hanno partecipato anche Fabrizio Colonna, segretario generale regionale Fai Cisl  Sicilia, e Rosaria Rotolo, segretaria generale Cisl Catania, è un settore strategico in chiaro scuro, luci e ombre.
Fa certamente piacere sapere che oltre la metà degli operai forestali del Catanese sarà avviato a lavoro nei prossimi giorni: più di 1000 i cosiddetti 151-isti e i circa 1000 dell’antincendio.
Stanno già lavorando  anche gli stagionali del Consorzio di bonifica per il numero di giornate della garanzia occupazionale. Sono tra le poche buone notizie date dal segretario generale provinciale della Fai Cisl, Pietro Di Paola.
“Il settore agricolo etneo è in grande sofferenza – ha sottolineato Di Paola – perché la crisi non accenna ad allentare e il numero di addetti iscritti agli elenchi è già sceso al di sotto di 30mila. Accanto a questo, dobbiamo registrare una quota di lavoro nero che si aggira al di sopra del 20 per cento, il ritorno del caporalato e lo sfruttamento di manodopera straniera». Schermata 2015-05-19 alle 17.48.06
Eppure una efficiente filiera agroalimentare avrebbe buone potenzialità per contribuire allo sviluppo. «Nel 2014 – sottolinea Rosaria Rotolo – il settore agroalimentare siciliano ha aumentato l’export di quasi il 4 per cento. Significa che non solo per Catania, ma anche per il Distretto del SudEst, è una presenza caratterizzante e di eccellenza dove devono essere protagonisti dai produttori agricoli alle fabbriche, così da garantire quel legame con i
l territorio e sbocchi più competitivi per i nostri prodotti».
Forti critiche alla Regione, nel settore forestale e in quello della bonifica, sono state speresse da Pietro Di Paola per «il balletto di soli tagli che ricadono quasi esclusivamente sulla parte più debole, il lavoratore. È necessario che la Regione cambi indirizzo e dia certezze. La Fai non resterà a guardare che si distrugga un settore che potrebbe essere volano di sviluppo, tanto nella valorizzazione del patrimonio forestale quanto in quello agricolo e agrumicolo».
Dagli operai forestali e delle bonifiche potrebbero arrivare opportunità per il territorio. Così la pensa Fabrizio Colonna. «Due terzi del territorio siciliano –  insiste – è a rischio idrogeologico per assenza di politiche mirate al recupero ambientale e alla corretta gestione delle acque. Se gli operai venissero posti in sinergia nella lotta al dissesto del territorio si potrebbe avere anche un risparmio notevole”.
Schermata 2015-05-19 alle 17.35.39Nonostante le poche luci e le tante ombre, dobbiamo ancora credere nell’agricoltura e nelle sue enormi potenzialità perché, comunque, resta il settore di maggiore spessore dell’economia siciliana, non solo per la sua rilevanza nella determinazione del PIL regionale, ma anche per la propria valenza socio-ambientale.A nostro avviso, il made in Sicily rappresenta un brand su cui puntare per migliorare non solo i livelli occupazionali e un reddito minimo garantito agli agricoltori, ma per creare le condizioni di rilancio delle produzioni agricole siciliane.
Altrettanto importante appare la valenza ambientale del comparto. La Sicilia è famosa nel mondo anche per il suo paesaggio agrario che i nostri agricoltori hanno reso di impareggiabile bellezza.
Il Governo Regionale, in uno scatto d’orgoglio, dovrebbe mettere al centro della propria iniziativa politica il sostegno alle imprese agricole. Le azioni da attivare però, contrariamente al passato, devono muoversi lungo due direttrici, e, in particolare, accanto alle azioni emergenziali che devono consentire alle nostre aziende di ristrutturare i loro debiti, avere un minimo di liquidità e qualche certezza per il prossimo futuro, è assolutamente necessario attivare una serie di interventi strutturali che aggrediscano i veri nodi che determinano la crisi dell’agricoltura siciliana.
Le nostre imprese agricole sono piccole e molto frammentate; sono condotte da imprenditori agricoli anziani e poco propensi alle innovazioni; il ricambio generazionale è ridotto ai minimi termini; la meccanizzazione e l’innovazione tecnologica sono a livelli bassissimi. Ma il vero nodo è la scarsa qualificazione delle nostre produzioni. Troppo poca è la percentuale delle produzioni agricole siciliane che raggiunge direttamente i mercati.
Accanto alle tante ombre, però, brillano le luci di chi è riuscito in questi anni a produrre in funzione del mercato, dimostrando le enormi potenzialità che ancora oggi ha l’agricoltura siciliana.
Due millenni di storia e di arte agraria, produzioni di altissimo livello qualitativo, un brand conosciuto in tutto il mondo sono i presupposti su cui poggiare il rilancio della nostra agricoltura e, con essa, rilanciare l’intera economia isolana.

S.R.

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