Da  ilsitodisicilia.it

AGRIGENTO –  L’avvocato Giuseppe Arnone, paladino della legalità da una vita, con la passione per l’ambientalismo, è finito in manette per una mazzetta. L’ex leader degli ambientalisti, già candidato a sindaco della Città dei Templi, molto noto nell’agrigentino è stato arrestato in flagranza con l’accusa di estorsione.

Arnone, 56 anni, è stato sorpreso mentre chiedeva a una sua collega, l’avvocato Francesca Picone, 50 mila euro promettendo in cambio che non avrebbe alzato clamore mediatico su una vicenda giudiziaria in cui la Picone è imputata di irregolarità nei confronti di alcuni clienti successivamente assistiti da Arnone. L’inchiesta è coordinata dal procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio.

Gli investigatori della Squadra Mobile di Agrigento sono intervenuti nel momento del pagamento della prima delle due tranches della somma pretesa da Arnone. Sono stati sequestrati anche due assegni del valore complessivo di 14 mila euro che la Picone aveva emesso a suo favore. Le indagini sono state coordinate dai pm Cinque e Macaluso della Procura di Agrigento, diretta da Luigi Patronaggio, che chiederanno al gip di Agrigento la convalida dell’arresto.

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Giuseppe Arnone, per anni esponente di punta degli ambientalisti agrigentini con Legambiente, era stato candidato a sindaco di Agrigento per la prima volta nel giugno del ’93 perdendo al ballottaggio con Calogero Sodano, da lui più volte denunciato per abusivismo. Nel 2008 si era candidato alla presidenza della Provincia di Agrigento, prese l’8,3% dei voti, sconfitto dal candidato dell’Mpa Eugenio Orsini.

Arnone ha sempre avuto questo vezzo dell’apparire sui media, soprattutto la televisione, tanto da avere grande spazio sulla tv locale Teleacras di Enza Pecorelli, che nell’agrigentino qualcuno aveva ribattezzato TeleArnone.

Si era candidato successivamente anche con il Pd, entrando in rotta di collisione con i vertici del suo stesso partito. Personaggio estroso, Arnone ha presentato numerosi esposti anche nei confronti dei vertici giudiziari di Agrigento, diventando protagonista di campagne di stampa e clamorose manifestazioni di protesta con tanto di maxi poster raffiguranti i suoi avversari. Ultimamente aveva preso le difese di alcuni proprietari di immobili abusivi nella Valle dei templi, cercando di opporsi fisicamente agli ordini di demolizione.

Proprio di recente, la Procura Il Procuratore di Agrigento aveva aperto un fascicolo per minaccia grave ad un magistrato a carico dell’avvocato Anone. Il fascicolo è stato trasmesso per competenza alla Procura di Caltanissetta che si occupa dell’inchiesta. A fare scattare l’indagine è stata una lettera inviata via mail dall’avvocato Arnone, che da mesi criticava pubblicamente e ripetutamente la Procura di Agrigento – soprattutto con l’affissione di alcuni striscioni che sono stati più volte sequestrati – alla pm della stessa procura Silvia Baldi, sposata con un altro magistrato, Andrea Maggioni.

E’ stata proprio Silvia Baldi a firmare l’ultimo sequestro dello striscione ritenuto dai magistrati “offensivo” nei confronti dei pm. “Gentile dottoressa Baldi – si legge nella lettera di Arnone finita alla Procura di Caltanissetta – da bravo padre di famiglia, con la testa sulle spalle, le do un consiglio innanzitutto nell’interesse dei suoi bimbi”. Un passaggio, quest’ultimo, ritenuto dall’ex Procuratore di Agrigento, Renato Di Natale, nel frattempo andato in pensione e sostituito da Luigi Patronaggio, “minaccioso” nei confronti della pm e del marito, Andrea Maggioni.

Di Arnone il Corriere della Sera scrisse: “Grande Inquisitore della sinistra agrigentina, passato e presente fra Verdi e Comunisti, Rifondazione e Margherita”. Ad Agrigento ha fatto condannare sindaci, assessori, presidenti e portaborse per imbrogli, tangenti e case abusive, “accusati di complicità con imprenditori mafiosi e boss di Cosa Nostra. E lui, il Saint-Just dei Templi, lanciato sotto le bandiere di Legambiente contro abusivismo e appalti truccati, si vanta dei successi ottenuti prima con le denunce, poi indossando la toga di avvocato di parte civile nei processi”.

Ma nel 2012 Arnone è stato condannato a tre mesi di reclusione per tentata estorsione e lesioni personali aggravate. Iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Agrigento per il reato di “estorsione elettorale”: avrebbe tentato di estorcere un posto in lista nelle elezioni regionali dell’ottobre 2012. Infine, oggi il triste epilogo con i poliziotti che lo hanno beccato con le mani nella marmellata, cioè nella mazzetta.


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