Al Brancati copiosi e lunghi applausi per la commedia musicale La fanciulla che campava di vento

di Elisa Guccione

Foto Dino Stornello

CATANIA – S’inaugura con la commedia musicale “La fanciulla che campava di vento”, in scena fino al 29 novembre, la nuova stagione del Teatro Brancati. Dopo le due fortunate repliche di “Pipino il breve”, opera anch’essa nata dalla prolifica genialità di Tony Cucchiara, ritornano protagonisti le storie e i costumi della nostra Sicilia.

Ph Dino Stornello

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L’opera corale, diretta da Giuseppe Romani con le coreografie di Silvana Lo Giudice e i costumi di Giuseppe Andolfo, diverte ed entusiasma il numeroso pubblico presente che all’ottimo cast, capitanato da Pippo Pattavina, mattatore assoluto della messa in scena, insieme ad Emanuele Puglia, Camillo Mascolino, Margherita Mignemi, Marina Puglisi, Olivia Spigarelli, Evelyn Famà, Riccardo Maria Tarci, Santo Pennisi, Camillo Sanguedolce, Claudia Sangani, Laura Sfilio, Giovanni Strano e Giovanni Vasta, regala copiosi  e lunghi applausi.

Una favola popolare del 1400 in cui l’avaro barone di Rafadali, Pippo Pattavina, passato alla storia per la sua terribile parsimonia e per aver inventato il “macco”, diventa vittima della sua stessa tircheria, suscitando grandi risate anche quando sta per esalare l’ultimo respiro.

ph Dino Stornello

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La sua fine, voluta dall’intero paese e dai suoi stessi servitori costretti a vivere di stenti, inizia dopo aver saputo dall’astuto Ferruccio, Emanuele Puglia, ideatore della truffa, l’esistenza di una fanciulla, interpretata con grazia da Marina Puglisi, che campava solo di vento, sposa ideale  che non avrebbe mai intaccato il suo patrimonio e i suoi possedimenti. Da quest’inganno iniziano una serie di esilaranti e grotteschi equivoci che, supportati dalle coreografie e dalle musiche, rendono la tortura e l’agonia dello spilorcio personaggio ancora più buffa e godibile.

Straordinario il momento in cui nella sua grassa ed ingombrante fisicità, data da un costume che rende tutto ancora più comico, Pippo Pattavina canta accennando qualche passo di danza il suo amore per la sarda salata. Perfetto Emanuele Puglia nel ruolo di simpatica  e furba canaglia che seducendo abilmente la giovane Annabella riesce a  provocare la morte del taccagno protagonista, subito dopo lo scandalo della processione di San Calò in cui distribuisce tutte le onze del nobile ai poveri.

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Spassose Margherita Mignemi ed Evelyn Famà nel tentativo di sedurre Ferruccio e poi i due servitori Testasecca, Riccardo Maria Tarci, e Firticchio, Camillo Sanguedolce i quali cedono alle loro lusinghe.

Completano e arricchiscono il quadro scenico i popolani Dario Castro, Silvia De Nizza, Claudio Licciardi, Elena Mascolino, Simonetta Piccione, Oliver Petriglieri e Giorgia Torrisi che con i loro movimenti e canti hanno reso ancora più accattivante l’intera vicenda impreziosita anche da una mescolanza dialettale agrigentina e catanese.

Elisa Guccione

Foto Dino Stornello

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