di Anna Rita Fontana

Immerso in un bel parco verdeggiante, in via Federico II di Svevia 6 a San Gregorio, il Casale Borghese diventerà una vera e proprio fucina culturale, tra mostre di pittura, presentazioni di libri e la seconda edizione della rassegna musicale “Casale in jazz”che si svolgerà dal 26 dicembre al 24 marzo, con artisti in prevalenza siciliani, sotto la direzione artistica del sassofonista Rino Cirinnà, con una passione spiccata per la tromba. Ce lo comunica soddisfatta Oriana Tabacco, docente all’Accademia di Belle Arti e direttrice responsabile della bella struttura, storica residenza estiva nell’ottocento dei principi Manganelli Borghese, in stile siciliano e con una preziosa Cappella di San Filippo di Agira del 1500,sopravvissuta al terremoto del 1693.CASALE BORGHESE

Una location gestita con orgoglio da ben ventiquattro anni da Giuseppe Minagro e Roberto Riccioli che l’hanno resa un’ambita sede di eventi e manifestazioni. Da domenica 22 novembre- ha specificato la Tabacco- è partito anche l’home restaurant e il casale aprirà le porte a tutti coloro che vorranno conoscerlo ( non solo quindi per eventi privati),offrendo la domenica mattina interessanti “colazioni culturali” sia nel campo dell’arte, con esposizioni pittoriche, sia in ambito letterario con la presentazione di libri curata dal giornalista Daniele Lo Porto, direttore di Sicilia journal nonché segretario provinciale dell’Assostampa.CASALE BORGHESE 5

E saranno ben accolti anche i visitatori della mostra allestita dal pittore dell’Accademia di Belle Arti, Salvo Russo (all’interno del Casale, che si protrarrà fino al 15 dicembre, orari 9 -13 anche dal lunedì al venerdì su richiesta, tutti i giorni 16 – 20) inaugurata per l’occasione insieme alla presentazione della stagione jazz. Quest’ultima vedrà in apertura, all’indomani di Natale, le note brasiliane di Patrizia Capizzi (nel primo dei sette appuntamenti che avranno luogo tutti di giovedì sera), con “Meu Brasil” Trio; a seguire lo swing vocale di Simona Trentacoste quintetto, il 7 gennaio; l’hard bop di Francesco Branciamore Quartet il 14 gennaio, mentre il 28 sarà la volta di Claudio Cusmano nel progetto “Blowin in the wind”; riflettori puntati l’11 febbraio sul trombettista di fama internazionale Stjepko Gut nell’omaggio a Charlie Rouse, seguito da King and the grove il 25 febbraio, e in chiusura la formazione Jazz factory ottetto, il 10 marzo.SALVO RUSSO elementari

Tra i numerosi presenti,  diversi docenti dell’Accademia di Belle Arti, ovvero i professori Enzo Federici, Salvo Duro, Silvio Marchese, Antonio Portale, Lino Zappalà, Saro Genovese, Carmelo Nicosia, Carmelo Mangione e Daniela Costa. Apprezzata di gran lunga la mostra dell’artista Salvo Russo, dal titolo “Kallà” all’insegna di un Novecento onirico che ci proietta al di là della realtà empirica su accattivanti tele a olio: sfondi luminosi tra agglomerati di nuvole rilassanti che si colorano anche del sole, accogliendo palme che svettano rigogliose, o che emergono da un mare verde smeraldo sullo stagliarsi di isolotti; montagne in eruzione ispirate alla nostra Etna, ricche di verde tra piccole mongolfiere su elefanti, ufficiali in divisa e ballerine pronte a esibirsi dinanzi a tronchi giganteschi di alberi secolari, accanto a figure umane nude in una dimensione senza tempo; o cieli plumbei sopra cattedrali imponenti bagnate dal mare.SALVO RUSSO - L'OFFERTA

E ancora legami col territorio nel porre al centro della tela una candelora di S. Agata sormontata dalla bandiera italiana accanto agli stendardi delle associazioni, tra i colori della mediterraneità così ben profusa nelle opere e amata dal pittore. “Noi facciamo parte di questo sole, luce tagliente delle nostre giornate, e da noi i misteri, le cosiddette epifanie avvenivano a mezzogiorno, e non a mezzanotte che appartiene al mondo nordico con le streghe e gli elfi”, specifica l’artista, soffermandosi sulla straordinarietà del colore a olio al quale è approdato dopo varie tecniche, quali la tempera, l’acrilico e il pastello.

Sull’essenza dei contenuti, poi, sottolinea che la dimensione metafisica e surreale delle sue opere si concretizza in un “ viaggio che è conoscenza interiore, un filo conduttore da intendersi come processo creativo, una catarsi per migliorare la propria conoscenza, in particolar modo spirituale”. E definisce il lavoro del pittore che trasforma la tela “ un processo alchemico di chi dipinge, come di chi scrive, un progetto del demiurgo che trasforma la tela bianca ( o il foglio) toccandola per farla transitare in un altro stato, come col gessetto “Kallà” toccavo da bambino il compagno di gioco per segnarlo”. Si richiama poi al teorico dell’antipsicanalisi Lang nel raccontare le sue immaginifiche “storie” pittoriche attraverso originalissimi frammenti, che man mano compongono l’opera in un gioco di fantasia.
A.R.F.

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