Katya Maugeri

https://www.youtube.com/watch?v=ehYoA1TT5HY

Il coraggio di ribellarsi, di opporsi a una realtà omertosa, sporca di sangue e corruzione. Scegliere di non far parte di un labirinto dal quale, inevitabilmente, verrebbe sottratta la propria dignità. C’è chi combatte la piaga sociale, rappresentata dalla mafia, voltando le spalle ai compromessi e abbracciando attivamente l’idea di libertà.

«Perché non vuole pagare, è pazzo?»
«Non sono un pazzo, sono un imprenditore e non mi piace pagare. Rinuncerei alla mia dignità. Non divido le mie scelte con i mafiosi».
È quello che rispose Libero Grassi l’11 aprile 1991 durante la trasmissione “Samarcanda”, condotta da Michele Santoro. Lui, “Imprenditore, uomo coraggioso, ucciso dalla mafia, dall’omerta’ dell’associazione degli industriali, dall’indifferenza dei partiti e dall’assenza dello Stato”, ucciso a Palermo da Cosa nostra il 29 agosto 1991. A 25 anni dalla morte la Rai dedica alla figura di Libero Grassi la docufiction “Io sono Libero”, che andrà in onda stasera in prima serata su Rai1, una coproduzione Rai Fiction-Aurora Tv, con la regia di Francesco Micciché e Giovanni Filippetto. Libero Grassi, interpretato da Adriano Chiaramida, il cronista Marco ha il volto di Alessio Vassallo, la moglie Pina interpretata da Alessandra Costanzo e Stella Egitto sarà Marzia. libero-grassi1
Si racconterà di Libero Grassi ripercorrendo gli ultimi otto mesi della sua vita, in un arco narrativo che va dal 10 gennaio 1991, giorno della pubblicazione sul Giornale di Sicilia della lettera al “Caro estorsore”, in cui Grassi dichiara pubblicamente di non volere sottostare alle richieste di pagare il “pizzo”, fino al giorno del suo omicidio. La storia di onesto imprenditore, di cittadino impegnato, di padre e di marito esemplare. Otto mesi di dure battaglie contro il clan Madonia, ma anche contro i pregiudizi e le inconsulte abitudini di una parte della borghesia imprenditoriale palermitana che lo isola e lo condanna.
La storia verrà presentata al pubblico attraverso gli occhi di un giovane giornalista, che si occupa della cronaca palermitana, che intuisce subito da quella lettera, “Caro estorsore” il coraggio di un uomo che non teme di lottare per garantire alla sua vita l’odore di onestà, autenticità, dichiarando senza alcun timore la propria posizione. Il cronista segue Grassi da vicino, passo dopo passo. Insieme a lui ripercorriamo, infatti, la battaglia contro il clan dei Madonia, e quelle fragilità, le speranze di un uomo che si è ribellato esponendosi pubblicamente, usando i giornali e la televisione. Con la forza di una vita sempre vissuta, con la moglie Pina Maisano – scomparsa pochi mesi fa – e i figli, all’insegna dei principi della libertà, della giustizia e della crescita collettiva. Venticinque anni dopo la sua morte, questi novanta minuti, ricorderanno al pubblico italiano quanto sia difficile, coraggioso ma indispensabile opporsi a un sistema mafioso che vorrebbe indebolirci. Hanno assassinato – alle spalle – l’uomo non la sua idea, lo hanno colpito da vigliacchi, lui che non ha avuto timore di guardare in faccia i propri nemici, hanno ucciso un corpo, non la sua idea: quella continua a vivere nel ricordo di ogni cittadino onesto, e nei gesti di quelle associazioni, come Addiopizzo, attraverso campagne pubbliche, tramite il sostegno legale ed emotivo a quei commercianti che hanno deciso di denunciare i tentativi di estorsione mafiosi in questi anni, Addiopizzo è riuscita a far sì che il sacrificio di Grassi non venisse considerato invano. L’associazione ha organizzato diverse iniziative a Palermo nel giorno dell’anniversario, tutte visibili sul sito addiopizzo.org.

Un uomo che distrusse il silenzio omertoso che lo rese tanto forte quanto solo, trasformandolo in uno dei bersagli di Cosa nostra, ma il suo coraggio dimostrò che alle loro intimidazioni occorre rispondere con coraggio, con dignità, con un grosso no!

Proprio con Alessio Vassallo che all’epoca dei fatti era poco più di un ragazzo, ricolleghiamo ricordi e cambiamenti in 25 anni di storia siciliana.

vassallo_Lei è giovane, recitare in questa fiction su Libero Grassi le è servito a comprendere pienamente quanto successe tanti anni fa? E crede che si possa – tramite la televisione – trasmettere qualcosa di importante anche alle nuove generazioni?

«Conoscevo la storia di Libero Grassi ho avuto la fortuna di conoscere anche la moglie Pina Maisano che venne a salutarci in camerino dopo la messa in scena dello spettacolo “10 storie proprio cosi “ (prodotto da Giulia Minoli regia Emanuela Giorndano). La fiction mi ha dato la possibilità di entrare in punta di piedi nel mondo di Libero Grassi e in tutto quel movimento civile che la sua lotta ha generato. Mi auguro che questo film possa girare nelle scuole i ragazzi devono conoscere la sua storia e quanto sia stato determinante per la nostra Italia. Oggi se tutti noi siamo un po’ più liberi lo dobbiamo anche a personalità come quelle di Libero Grassi».

Voi attori avete la grande possibilità di arrivare al cuore e alla testa della gente in modo veloce, immediato e diretto. Cosa direbbe in un ipotetico spot televisivo anti mafia?

«Adotterei una frase di Andrea Camilleri tratta dal nostro Giovane Montalbano. un imprenditore che dice a Montalbano: “Commissario io ho il vizio di essere una persona Onesta” penso sia un vizio che dovremmo abitare tutti quotidianamente».

Libero Grassi fu ucciso perché era rimasto isolato, era una voce fuori dal coro, adesso pensa che ci sia una maggiore coesione tra imprenditori, operatori economici e professionisti nella lotta contro il racket del pizzo?

«Il silenzio uccide le persone ma anche la memoria. Dobbiamo avere il dovere di mantenere viva la memoria creando una costante connessione e collaborazione tra imprenditori, operatori economici e consumatori. Oggi un ruolo determinante è soprattutto quello nostro di consumatori. AddioPizzo per esempio ha creato un app dove possiamo trovare facilmente il negozio più vicino a noi che non paga il pizzo. Pago chi non Paga. Anche io posso iniziare a sostenere chi ha avuto la forza il coraggio di non dividere la propria libertà e dignità con nessuno».

alessio_C’è anche la mafia dei colletti bianchi, della pubblica amministrazione, il mafioso è sempre meno individuabile, sfugge agli stereotipi ai quali siamo abituati. Crede che ci sia da parte dello Stato una adeguata capacità di reazione e repressione nei confronti del fenomeno mafioso?

«Certamente dai primi anni Novanta dopo il maxiprocesso è cambiato molto, tantissimi criminali sono stati assicurati alla giustizia. Almeno in Sicilia non è più presente quel fenomeno mafioso sanguinario che per anni ha riempito le nostre strade di sangue e cadaveri. Esiste certamente una mafia amministrativa politica culturale. In altre zone come la Campania invece ancora si contano morti per strada con cadenza quotidiana anche per la diversa costruzione del sistema camorristico composto da clan rispetto a quello mafioso composta da un vertice da una cupola. Lo Stato Italiano ha una quotidiana reazione e repressione investendo tantissime risorse per combattere la criminalità organizzata. Non amo esser disfattista su tutto mi piace vedere la parte positiva delle cose. Sicuramente si può e deve fare ancora di più partendo soprattutto dalle scuole creando dei percorsi specifici a partire dalle elementari. Poi noi tutti non dobbiamo rimanere lì a guardare cosa fanno gli altri ma provare nel nostro quotidiano a costruire un pezzetto di libertà».

Crede che per diffondere la cultura antimafiosa siano necessari, sfruttando il mezzo televisivo o cinematografico, personaggi che rappresentino dei “super-eroi “o “normali” uomini poliziotti come Mimì Augello e Salvo Montalbano?

«Penso che la normalità sia l’ingrediente fondamentale per contrastare ogni tipo di cultura mafiosa. Non dobbiamo pensare che questi uomini che hanno perso la loro vita per una società civile libera siano dei super eroi o personaggi al limite con la fantasia, ma sono persone umane semplici “normali” come tutti noi. Anche Augello e Montalbano se pur personaggi di fantasia sono caratterizzati da una “normalità” ricca di virtù e difetti. E proprio il loro essere normali li fa sentire così vicini alla gente».

Realtà come Addiopizzo rappresentano la speranza di un miglioramento, un percorso che potrebbe condurre ogni cittadino alla cultura della legalità?

«Tutti noi dobbiamo esser più concreti e consapevoli di come spendiamo i nostri soldi. Tutti non dobbiamo pensare che la mafia o L’antimafia siano qualcosa di astratto di lontano da noi. Oggi siamo contagiati da tantissimi vizi che accompagnano le nostre giornate, non dico di eliminarli, ma di aggiungerne soltanto un altro quello di essere delle persone oneste».

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

A proposito dell'autore

Katya Maugeri

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

Post correlati

Scrivi