Altra figura barbina del ministro dell’Interno che, nel giorno della localizzazione del barcone inabissatosi il 18 aprile carico di circa 800 vittime, propone di far lavorare gratis i migranti

Che Angelino Alfano non fosse un ministro che brilla per qualità innate, ce ne siamo accorti in più occasioni. L’ultima ma anche una delle tante è la guerriglia annunciata, e che poteva e doveva essere evitata, all’inaugurazione dell’Expo, in cui 300 black-bloc incappucciati e armati fino ai denti hanno messo a ferro e fuoco Milano.

Che fosse improvvido lo si sapeva pure ma non fino a questo punto, rasentando livelli di scientifica intempestività. Proprio nel giorno in cui i cacciamine Gaeta e Vieste insieme alla corvetta Sfinge individuano nei fondali del Canale di Sicilia il barcone inabissatosi il 18 aprile scorso con a bordo circa 800 migranti, arriva improvvisa una proposta del ministro dell’Interno che farà montare le polemiche sui media.

A margine della Conferenza Unificata (composta della conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome e della conferenza Stato-città e autonomie locali) e prima del vertice sull’immigrazione, Alfano dichiara: “Dobbiamo chiedere ai Comuni di applicare una nostra circolare che permette di far lavorare gratis i migranti”, invece di farli star lì a non far nulla, che li facciano lavorare”.

migranti

Non si sarà riconosciuto neanche lui ascoltando questo suo rigurgito di destra, e avrà riflettuto: è un ventriloquo che parla o sono io il ministro dell’invasione, di Mare Nostrum e di Frontex? Colui che pur di garantirsi una poltrona da ministro si sta piegando, senza proferir parola, a tutte le pensate last minute di Matteo Renzi?

E stentiamo anche noi a riconoscerlo, forse del liquido destrorso stagnante nello stomaco, dai tempi in cui era il delfino di Berlusconi, gli è risalito inconsultamente fino all’esofago?

Prendendo in considerazione, per un attimo, la proposta del ministro, mettendo da parte i conati xenofobi di cui è tacciata, ci rendiamo conto come serbi in sé dei vulnus evidenti. Una sua effettiva attuazione non aggraverebbe la situazione già preoccupante della disoccupazione reale in Italia? Ma chiedere ad Alfano di fare 2+2 è troppo?

Non abbiamo difficoltà a riconoscerlo, invece, nella sua puntuale intempestività e inopportunità fantozziana. Forse qualcuno dovrebbe dire ad Alfano quando e dove parlare, ovvero insegnargli i rudimenti del mestiere che potrebbe anche andare a leggersi alla prima pagina del manuale del buon politico.

Ma le figuracce non finiscono qua per il nostro ministro che s’è ritrovato tra pochi intimi nella riunione con i prefetti. Infatti (ed è forse la prima volta che succede nella storia dell’Italia postbellica) i prefetti appartenenti alle associazioni di categoria Sinpref e Ap, che rappresentano oltre il 60% della categoria, hanno disertato – dopo vari e vani tentativi di dialogo – l’incontro col ministro vertente sulla riforma della pubblica amministrazione, la quale prevede gravi ricadute, in termini di tagli, al comparto prefettizio. La querelle non riguarda solo i tagli previsti alla categoria, il pomo della discordia è ancora l’immigrazione, molti prefetti non hanno accolto di buon grado la circolare che Alfano ha inviato loro chiedendo di accogliere altri cento immigrati per provincia.

 Vincenzo Adalberto

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