Pina Mazzaglia

CATANIA – L’esistere sembra davvero non bastare a se stesso. Questo presupposto, quasi contraddittorio, pare spinga l’opera e la ricerca artistica di Wiliam Marc Zanghi: un pensato che riesce a mostrare il proprio senso solo se messo in condizione nella sua totalità, un intero che esibisce se stesso, esplicitazione di qualcosa di archetipico nel totale delinearsi contemporaneo. In tale prospettiva si coglie appunto il suo lavoro d’artista, con l’aspetto metafisico del reale, misterioso in strani momenti, sfuggente alla distrazione di tali cosiddetti “uomini-comuni”. Nel suo mondo prendono forma, strutture artificiali e corpi “… bagnanti nella oscurità di atolli inventati”, così li descrive Alessandro Bazan, suo amico e maestro. Trasfigura il reale, e nelle sue tele “laccate” convivono belve di inusitate varietà con microorganismi, abitanti di altri spazi altrettanto biologici, alieni, inflessibili ad approfondire gli abissi che le sue creature si limitano ad evocare. Da qui la visionarietà di una produzione artistica volta a portare alla luce un mondo idealizzato, che parte dal subconscio e approda a un prodotto concettualizzato di forme molto spesso rimosse. Nato a Wichita (Kansas) nel 1972, ma palermitano da sempre, ha alle sue spalle un curriculum di tutto rispetto con mostre personali e partecipazioni ad importanti collettive in Italia e all’estero. Zanghi è conosciuto dalla scena artistica catanese per la sua partecipazione alla mostra Sicilia Uber Alles, allestita alla Galleria d’Arte Contemporanea Montevergini di Siracusa (a cura di Duccio Trombadori con ideazione di Francesco Rovella). Con questa personale alla Galleria Carta Bianca, si presenta al pubblico catanese esponendo un percorso che al suo interno esplicita gran parte della sua produzione, dove è possibile vedere alcuni dipinti realizzati dall’artista appositamente per questo l’evento catanese. La personale di Zanghi sarà visitabile alla Galleria Carta Bianca fino al 19 marzo. In occasione della sua permanenza a Catania abbiamo incontrato l’artista.William-Marc-Zanghi-–-ISOLA-Vernici-su-tela-150X200-cm.-2013

P.M.: Quali sono stati i principali criteri espositivi che hanno guidato l’allestimento della mostra alla Galleria Carta Bianca?

W.M.Z.: Non c’è un criterio ben preciso che ha guidato l’allestimento della mostra, bensì la volontà di esporre un gruppo di opere dal 2010 ad oggi, opere che racchiudessero, per quanto possibile, l’intero lavoro di questi anni, scelta anche giusta visto che si trattava della mia prima personale a Catania.

P.M.:  Trovo che negli ultimi tempi si sia rinnovato l’interesse per il movimento surrealista. Quali sono, a suo avviso, le ragioni?    

W.M.Z.: Concordo con lei quando asserisce che il surrealismo stia trovando molto spazio nella pittura degli ultimi tempi. La ragione a mio avviso è proprio la Pittura, poiché è una espressione artistica che induce e permette agli artisti di creare immagini/cortocircuito che inducono, a chi osserva l’opera, di guardare oltre il fatto puramente tecnico – realizzativo o cromatico.

P.M.: Può dirci qualcosa riguardo la sua esperienza? 

W.M.Z.: Io sento il mio lavoro diametralmente opposto al surrealismo, anzi reputo il mio lavoro iperrealista, non nella perfezione tecnica, ma più nella rappresentazione di ciò che avviene e nella descrizione di ciò che accade nei luoghi/paesaggio. Il mio è più un fattore estremamente concettuale, tecnico; il mio lavoro descrive ciò che avviene in un luogo o che può avvenire. Come ciò che è avvenuto in arte precedentemente ha lasciato delle tracce o delle cellule che si riattivano: tutto questo nella stessa immagine, allo stesso modo nel mio lavoro. È un po’ difficile descrivere bene il concetto.

P.M.: La sua passione per il paesaggio influenza le opere, in caso affermativo, in quale misura?

W.M.Z.: L’onirico ed il vissuto convivono entrambe nel mio lavoro, ma c’è moltissima influenza letteraria soprattutto Dostojeeskij e Welsh, due autori di epoche diverse ma che raccontano magistralmente l’animo umano. Il mio lavoro tenta da un lato di trovare un rinnovamento graduale e continuo proprio nell’estetica dell’opera ma non prescinde mai la consapevolezza di essere un uomo che vive, guarda, analizza e si pone quesiti sulla condizione dell’essere… ovviamente la letteratura offre molti spunti e molte storie da cui attingere, informazioni, nonché la possibilità di vivere più esperienze possibili.

  zanghiP.M.: Quanto c’è di onirico e quanto di vissuto nelle sue elaborazioni?

W.M.Z.: In questo periodo sto lavorando su delle mappe sempre ideologiche mai reali, assolutamente mai surreali: è un lavoro molto concettuale quasi astratto, che va verso l’informale. Mi piace molto proprio come estetica. I dipinti, poi, li faccio lucidare in un forno da carrozziere con una vernice cangiante… la ricerca tra estetica e connaturalità sta prendendo nuove direzioni…

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