Pina Mazzaglia

CATANIA – “Un qui puntiforme unitissimo” è il titolo della personale di Alice Cattaneo in mostra fino al 20 aprile 2016 alla Galleria Collicaligreggi di Catania. Per questa sua prima personale in Sicilia l’artista milanese trae il titolo della mostra da un verso di una poesia di Andrea Zanzotto, uno dei più significativi poeti italiani della metà del Novecento. In mostra i materiali leggeri, quasi senza spessore, che da soli non potrebbero mai reggersi ma che congiunti tra loro, in maniera sapiente, acquistano la rigidità necessaria a tenersi e stare in “equilibrio”, in uguale contrappeso, tanto da una parte, quanto dall’altra, in pari bilanciamenti, sapientemente realizzate in dinamiche e statiche torsioni. L’Equilibrio è ciò che risalta, è ciò che vive nelle opere, fenomeno che si manifesta quando un corpo sta sopra un altro, quando toccandolo in un punto solo, e così stando, questo non penda né di qua né di là.  Alice Cattaneo lancia la sua sfida alla forza gravitazionale degli elementi, posiziona i suoi materiali in linee e corpi orizzontali, verticali e non, dei quali, non considera il peso, perché l’una parte esercita il suo naturale premere e puntare contro all’altra o l’altra, li doma a suo favore, ricavandone vita nuova, nuova natura e forza di resistenza: ognuno di essi si arrende mansueto alle linee curve, concave e convesse, circolari, stratiforme delle sue sculture e installazioni, nonostante tutto, senza crollare, trovando nel bilico una nuova conciliazione, una veste di convivenza: un corpo posa sull’altro, toccandolo in un sol punto, accenna a cadere, ma non cade restando quasi in bilico. Anche il bilico è equilibrio; ma nel primo il corpo che posa sull’altro è verticale generalmente; nell’equilibrio è orizzontale o addirittura trasversale, come nella Linea rossa, operata in una composizione diagonale, che diventa passaggio, controllo di apertura e chiusura, di tempo e spazio: evidenza di una temporalità che riflette impotente anche sulla condizione dell’apertura originaria.10687405_1072338589496785_7764091243468348374_o L’equilibrio delle sue elaborazioni accenna ancora a cosa per la quale si duri in buono stato, perché ciò che è in equilibrio sta; corrisponde anche a ciò che nel “tempo” si è riusciti a costruire senza rischiare di farlo cadere, che resiste nonostante i colpi, i travagli, i tormenti: si rimane in piedi malgrado gli “urti”, la decadenza e i crolli che tendono a rompere la staticità dell’equilibrio. Pare metafora che si rivolge a chi sa pure tenersi in “piedi” dimostrando abilità, furbizia, destrezza e prudenza. Tutto allontana l’autrice dallo stato di riposo, dalla condizione che mette a dura prova i corpi, quando sono sollecitati dal moto da più forze che si distruggono insieme: pendenza, incurvazione degli archi, passaggi che diminuendo si incamminano, coll’agguagliare i momenti della loro forza, che diviene pace e quiete dei gravi, accordata nello scambio di esser vinti. Risultati di un’astrazione estrema, commisurata in un’immagine svincolata da ogni residuo naturalistico, da ogni allusività sensoriale, sino a incorporarsi nel gesto utopico di una parvenza visiva che consiste nella propensione a credere nell’assolutezza di questo o quel punto di vista parziale. La Cattaneo convoglia nelle sue opere una grammatica del sentire tutta assoggettata ai modi di una datità oggettuale, coordinate da una logica senza tempo: rivendica l’eterna contemporaneità dell’arte, affidando alle sue creazioni una loro vita, imponendole, a dispetto sia della loro che della nostra data di nascita, una contemporaneità senza tempo grazie alla loro spontanea attualità.

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