di Anna Rita Fontana

Santa Venerina-Un lungo viale alberato, tra svettanti pini secolari, ci conduce all’agriturismo Tenuta San Michele di Santa Venerina, in via Zafferana 13 (nato nel 2001), che si affaccia su uno splendido panorama del circondario etneo dominato dall’Etna. Qui le Cantine Murgo ( dalla famiglia nobiliare Scammacca del Murgo), in qualità di primo produttore di spumante dell’Etna dal 1989, come ci spiega Vincenzo Cutuli, producono tre tipi di spumante Brut: il Murgo Brut classico, il Brut rosè ( dal colore rosa antico) e l’Extra Brut dal Nerello mascalese vinificato in bianco; oltre a 10 vini e un olio Nocellara dell’Etna di produzione biologica.

La gradevole frescura di una serata estiva, con tre buffet fra cibi vegetariani, cocktails e vini, ha accolto nella location il primo dei sei appuntamenti con l’arte che si terranno a seguire, ogni sabato, fino al 11 Settembre. Per l’occasione abbiamo incontrato la pittrice catanese Tiziana Candido, che, formatasi all’Istituto d’Arte nella sezione Arredamento e Architettura, e all’Accademia di Belle Arti nella sezione Decorazione, c’informa di avere studiato col prof. Tano Brancato. Accostandoci alle opere dell’artista si coglie da subito il gesto essenziale che si traduce in grafismi puri, dettati da un’ispirazione personalissima che si richiama all’arte informale, ma senza etichette ben precise, come sottolinea la Candido.Candido 2015 Alta quota, 100x100 acrilico su tela 1
In cosa  consiste la sua ricerca e qual’ è il suo punto di partenza?
“ Sono arrivata a questo genere alla fine del mio percorso accademico, lasciandomi alle spalle la tecnica a olio e gli acquerelli che non erano il mio mezzo espressivo. Nella mia ricerca ho cercato di liberarmi da una serie di formalismi e di sovrastrutture che ci condizionano, dovuti al nostro passato e all’educazione ricevuta”.
Cosa vogliono esprimere questi grafismi?
“Soprattutto il ritrovare la purezza infantile, liberando l’espressione da tutto ciò che può contaminarci. Nel segno primitivo ritrovo la mia infanzia, tra ricordi, stati d’animo e paure, ispirandomi a libri letti, alla musica quale costante della mia vita, e a paesaggi mediterranei visitati nei miei viaggi. Ho espresso la nostra terra in due momenti essenziali che sono il mare e il vulcano”.
Nel frattempo l’occhio si posa sull’opera ispirata all’isola di Linosa, fra tinte mediterranee di spiaggia e mare,nonchè a colori tipici delle abitazioni che sono cubi con bordi Candido 2002 Linosa, 40x40 tecn. mista su tavola 1contrastanti e sgargianti.
Parliamo della tela, si percepisce un lavoro tutt’altro che semplice…
“Infatti, a me piace sperimentare la materia. Non dipingo mai su una superficie bianca e immacolata, ma ho bisogno di trattarla con materiale da impasto, come polvere di marmo, segatura insieme a colle viniliche, pigmenti o acrilici. Arrivo anche a dieci interventi diversi, ricopro e riscrivo fino ad accumulare tanti strati e a scavare per fare riemergere quello che c’era sotto: si può parlare di finestre che si affacciano su quello che c’è sotto. Uso a volte anche pastelli di creta sfumati con le dita in un lavoro certosino, come ad esempio nell’opera A scuola di paure, da reminiscenze del primo approccio con la scuola”.
Ma il nostro mondo interiore non corre il rischio di essere inibito da una comunicazione multimediale troppo invasiva? Come può un artista preservare la purezza della propria ispirazione?
“Dobbiamo uscire fuori dal labirinto delle barriere sociali. L’inibizione è creata dalla conoscenza e dal risentire di un determinato sistema; ma se si riesce a evadere da sé stessi e a ritrovare la bellezza di un segno, come nella spontaneità del gesto di Kandiskij o di Paul Klee, si può arrivare al divertimento puro di mischiare il colore al tratto. Ad esempio nel contrasto tra bianco e nero di Ritratto di famiglia, dove il segno delle tre figure si riduce all’essenziale, tra l’espressione della luce e l’assenza di luce”.

1998 Anelito di fuga cm 30x40 tecn. mista su tela 1
Quindi sulla tela c’è un rinnovamento continuo…
“Ultimamente il segno delle mie opere è più fluido, è un segno di getto che scaturisce dal sentirmi più libera, infatti ho scarnificato ulteriormente i canoni da rispettare anche per uscire dalle gabbie di periodi opprimenti della mia vita, come in Anelito di fuga. Per me l’arte è potermi divertire nel dipingere, col massimo obiettivo di trasmetterlo all’osservatore che se ne lascia incantare. La fruizione deve essere assolutamente libera, ogni quadro deve poter evocare sensazioni, perché dentro ogni opera c’è qualcosa che vibra”.
Anna Rita Fontana

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