CATANIA – “I tempi cambiano e anche noi che facciamo commercio, seppur preparati a muoverci in “questa giungla”, di tanto in tanto ci ritroviamo spaesati nel nostro cammino di adattamento alle nuove leggi, regolamenti, decreti e chi più ne ha più ne metta. Oggi i pubblici esercizi affrontano la nuova raccolta differenziata porta a porta. Con enormi problemi. Sia chiaro, la raccolta differenziata, se ben fatta, è un vero passo avanti che prima o poi si doveva fare. D’altronde, se non la fai sei out, non pensi all’ambiente, non sei abbastanza green, e quindi ti ritrovi pure ad essere criticato, quindi tutti pronti a organizzarci”. Fin qui il Presidente FIPE Bar del Sistema Confcommercio Massimo Magrì  sulla raccolta differenziata porta a porta partita da pochi mesi a macchia di leopardo a Catania e che inevitabilmente coinvolge anche le attività di somministrazione come Bar, Ristoranti, Pizzerie. “Provate a immaginare  – incalza Magrì – tutta quella carta, cartoni, plastica, vetro, alluminio che dovrà prontamente essere differenziata, stoccata e immagazzinata in attesa che possa essere smaltita nel giorno prestabilito. Attenti ad assecondare i “capricci” di chi è preposto alla raccolta che, in caso di sacco non chiuso bene o non disposto come loro chiedono, la lasciano lì, con ulteriori disagi per noi operatori. Per tutto questo e altro, siamo in attesa di un confronto con gli organi di governo cittadino chiamati a redigere il regolamento, fatto slittare all’approvazione la settimana scorsa. Ai quali segnaleremo  anche gli orari di raccolta non adatti, i giorni prestabiliti non sufficienti e l’obbligo di richiedere a tutte le nuove aperture di attività di somministrazione e non solo, in planimetria, un’area di stoccaggio di rifiuti”.

La soluzione che immaginano gli operatori del settore è ridurre l’immondizia. Ma come? Evitando gli sprechi! Di ciò hanno discusso i gestori dei locali del catanese convocati dal presidente Massimo Magrì, in un incontro per pianificare al meglio la raccolta differenziata porta a porta, dal quale è partito un messaggio chiaro del presidente: “Facciamoci portavoce di una Catania migliore e più pulita: tutti dobbiamo cambiare le nostre abitudini. Quindi nuovi cestini con sacchi differenziati, nuovi spazi dove stoccare gli stessi in attesa della raccolta, ma soprattutto evitare inutili sprechi. Come? Drastica la scelta – spiega Magrì – , ma si rivelerà un successo, come tanti anni fa la scelta di far pagare il sacchetto della spesa al supermercato, con musi storti all’inizio, ma ormai un’abitudine, fare pagare anche il bicchiere d’acqua in plastica al bar, inutile “sperpero” tutto catanese, per poi passare all’eliminazione da ristoranti, pizzerie e bar della carta per asciugarsi le mani nei bagni attrezzandoli invece con appositi aeratori asciugamani che non tutti ancora usano. E ancora, abituare i nostri clienti a portar via quello che non si riesce a consumare! Signori, lo avete pagato è vostro!!! Che sia una bottiglietta d’acqua, piuttosto che una bottiglia di buon vino, che tante volte si paga pure cara, o una fetta di torta, o la porzione di pesce che non siete riusciti a finire perché la cena è stata abbondante, deve passare il messaggio che è roba del cliente e deve  portala via. I resti che diventano immondizia  da oggi si dovranno evitare”.

In Francia, in effetti, i ristoranti hanno l’obbligo di incartare quel che rimane, ed il cliente deve portalo con se. Si chiama Doggy Bag, perché i resti sono destinati ai nostri animali domestici. “Io personalmente  – commenta il presidente Magrì – non so se darei un buon risotto alla pescatora o una fetta di torta al nostro amico a quattro zampe, ma è comunque giusto poter pensare di consumare in un secondo momento il pasto o bere l’indomani il vino, piuttosto che buttarlo”.

Ma tornado al pagamento del bicchiere di plastica al bar, provvedimento tanto criticato nei giorni scorsi, Magrì interviene con una precisazione: “La notizia uscita nei giorni scorsi è stata distorta: nessuno di noi ha mai parlato di far pagare l’acqua ma l’inutile bicchiere di plastica. Che senso ha prendere un caffè in tazza o un aperitivo in vetro e poi chiedere un bicchiere di acqua in plastica? Riteniamo sia solo un inutile spreco.  Se si decide di entrare in un locale che somministra cibi e bevande, si decide di fidarsi dei prodotti usati, della loro qualità ma soprattutto della pulizia e dell’igiene degli ambienti e strumenti di lavoro. Allora tutto dovrebbe essere servito in plastica! Un servizio da distributore automatico che  il solo bicchiere di plastica vuoto te lo fa pagare 5/10 cent”.

Statisticamente l’incidenza per cliente è di un bicchiere di plastica per ogni caffè consumato al banco, che aumenta nel caso del servizio al tavolo, dove a volte ci si dilunga anche solo per consumare un semplice caffè e si esagera con la richiesta di più bicchieri d’acqua.

Per evitare questi sprechi, l’assemblea riunita nei giorni scorsi dal Presidente Magrì, in presenza del Presidente FIPE Regionale Pistorio e i componenti di  giunta Cirino Fichera, Marcello Santocchini, Anna Urzì ha deliberato che oltre al bicchiere di plastica, il cui prezzo è stato stabilito di soli 10 cent a discrezione dell’esercente, verrà richiesto il pagamento del bicchiere d’acqua o in vetro o in plastica al riordino, cioè in quei casi in cui il cliente richieda più volte  il bicchiere d’acqua al tavolo.

“Una volta attuate queste piccole novità – incalza Massimo Magrì – , non avete idea di quanti sprechi si eviteranno. Dall’1 Giugno, quindi, queste nuove regole ci accompagneranno in vista della differenziata che si estenderà all’intera città di Catania. Catania ci chiede un piccolo sforzo, e noi che teniamo alla nostra splendida città siamo disposti a farlo certi della collaborazione dei clienti, ma restiamo sempre in attesa di un confronto con l’amministrazione comunale per far fronte alle altre problematiche inerenti la raccolta differenziata”.

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