CATANIA – Secondo il Corpo Forestale la diffusione di quest’albero a Catania rappresenta una vera e propria emergenza. L’Assessore “Per gli esperti si tratta della specie invasiva con il più alto potenziale distruttivo per i beni archeologici e una città Patrimonio dell’Umanità come Catania non può mettere a rischio i propri monumenti”. I primi interventi nell’ambito della pulizia straordinaria del Cimitero, “ma occorre proseguire e per questo intendo chiedere la collaborazione delle altre Istituzioni”

L’assessore al Verde Rosario D’Agata ha deciso di convocare una conferenza dei servizi per fronteggiare l’invasione di ailanto, conosciuto anche come come albero del Paradiso o falso sommacco, che, secondo la Forestale, rappresenta per Catania una vera e propria emergenza. Quest’albero originario della Cina cresce infatti con grande rapidità e non solo agisce a danno delle piante tipiche dell’ambiente mediterraneo, ma è considerata dagli esperti, come ha sottolineato D’Agata, “la specie invasiva con il più alto potenziale distruttivo per il patrimonio archeologico”.
Il Cimitero di Catania è appena stato bonificato da queste piante – l’intervento era iniziato nei primi di ottobre nell’ambito della più generale operazione di pulizia straordinaria del camposanto – ma, come sottolineano gli esperti della Forestale, che hanno svolto nel corso degli anni un accurato lavoro d’osservazione, questi alberi altamente invasivi torneranno. Con ambrosia e senecio, infatti, l’ailanto è considerata la pianta più infestante d’Italia e la sua invasività è dovuta all’enorme numero di semi prodotti: fino a 250 mila per albero all’anno.
“Ultimamente – ha spiegato Lara Riguccio, dirigente del Servizio Verde pubblico – personale del Comune e operai della Forestale e della Multiservizi è intervenuto per eliminare l’ailanto, oltre che all’interno del Cimitero, anche nel Boschetto della Plaia, nel Giardino Bellini e nel Parco Gioieni. E questo non soltanto per salvaguardare le biodiversità eliminando le piante infestanti per proteggere quelle piante cosiddette mediterranee, ma anche per per evitare danni alle costruzioni”.
“Malgrado – ha sottolineato il comandante del Distaccamento Forestale di Catania, Andrea Munzone – le giornate lavorative del nostro personale stagionale siano state esigue, ci siamo impegnati al massimo perché consideriamo l’ailanto un’autentica minaccia: le sue radici possono provocare gravi danni a palazzi, case, strade e, senza che all’esterno si veda nulla, con le radici che si insinuano nel terreno, anche a serbatoi, pozzi e canalizzazioni”.
“L’ailanto inoltre – ha concluso l’assessore al Verde – è cresciuto anche su molti monumenti antichi ed è pericolosissimo perché li sgretola con il proprio apparato radicale. Lo scorso anno il Cai ha rimosso questi alberelli dal prospetto della chiesa di San Nicolò l’Arena, ma altre piante di questa specie si trovano sul prospetto della Santissima Trinità, nel Teatro antico, nelle Terme della Rotonda, nel muro della Biblioteca comunale. Per questo alla conferenza dei servizi sarà presente anche l’assessore alla Cultura Orazio Licandro: una città Patrimonio dell’Umanità come Catania non può mettere a rischio i i propri beni archeologici e monumentali”.


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