In Sicilia sta tornando alla ribalta l’assurda idea di imporre un “ticket” per consentire di entrare nei Parchi Regionali e nelle Aree Protette dell’isola. Sono decenni che il Comitato Parchi Nazionali sostiene l’assoluta assurdità, impraticabilità e inutilità, per non dire dell’incostituzionalità, di questo metodo, tendente a spremere tutte le possibili risorse da ogni bene, fino a comprometterne la qualità e il ruolo fondamentale. Oltre alla negatività di ogni nuovo saltello sul piano culturale, sociale e ricreativo, i costi di riscossione del denaro eccederebbero comunque largamente i ricavi… Sarebbe un ulteriore micidiale passo verso la burocratizzazione della vita, della società e del territorio, ritornando ai tempi delle gabelle. E per di più, proprio nei luoghi che dovrebbero rappresentare il simbolo della piena libertà di contatto tra uomo e natura. Quello che invece si può pagare di volta in volta è il servizio specifico offerto, ed eventualmente richiesto (centro visita, guida interprete, evento speciale e simili). Pretendere che si paghi semplicemente per ammirare un panorama (come avveniva in Belgio), in effetti, significa privare il popolo di un altro proprio diritto fondamentale non negoziabile (il libero accesso al bosco, anche se privato, viene garantito a tutti nei Paesi Scandinavi). Un ipotetico “biglietto d’ingresso” sottrarrebbe così ai cittadini il pieno godimento del territorio, del patrimonio di madre terra e di tutte le sue risorse: acqua, aria, suolo, paesaggio, clima, flora, fauna, biodiversità, equilibrio ecologico e idrogeologico. Questa tendenza apparirebbe chiaramente regressiva, riportando la più avanzata cultura del bene comune a quella logica superata, miseramente padronale, privatistica e settoriale, che ha sempre largamente condizionato in Italia la tutela del patrimonio collettivo, riducendo il patto sociale a fredda convivenza di piccoli interessi particolari e quotidiani, di mera sopravvivenza, senza alcuna ampia visione comune a medio e lungo termine, su più vasti orizzonti. In questo modo, anziché essere coinvolto e reso custode responsabile di tale patrimonio, il cittadino viene emarginato, e reso nemico della vera conservazione a lungo termine. A tale impostazione generale possono essere ammesse, in casi particolari, alcune eccezioni, che andranno valutate caso per caso, e poi ricondotte al “sistema” principale attraverso criteri ben collaudati di riorganizzazione, “zonazione” e promozione. Spesso a favore del “biglietto d’ingresso” viene richiamata la realtà dei Parchi Nazionali USA, o almeno dei più antichi tra loro, dove peraltro esistono anche altre regole assolute assolutamente impensabili in Italia, quali la “giurisdizione esclusiva”. Ma occorre ricordare che si tratta di situazioni radicalmente diverse, riguardando vastissimi territori non antropizzati, sostanzialmente disabitati, senza interconnessioni produttive o commerciali con centri urbani, quasi totalmente di proprietà pubblica (Federale), strettamente controllati, dove la “missione” della conservazione per il bene comune traspare a ogni passo.

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