CATANIA  – Dovrebbe essere il giorno della verità, dopo le indiscrezioni del fine settimana  in merito alle presunte dimissioni dei vertici dell’Amt, l’Azienda metropolitana trasporti, partecipata del Comune di Catania. Sembrava che il presidente Carlo Lungaro avesse, in qualche modo, annunciato la propria decisione di mettersi da parte, al termine di un incontro con i sindacati venerdì scorso. “Voci incontrollate” secondo lo stesso Lungaro che parla di “dimissioni inesistenti”. Anche il direttore Antonio Barbarino, dovrebbe fare chiarezza dopo che anche lui veniva dato sul binario di partenza, dopo che l’assessore comunale Giuseppe Girlando ha inviato “un appello al senso di responsabilità di tutti”. Resta, quindi, caldo il fronte AMT fine agosto, proprio quando la città e la politica si appresta a riprendere i ritmi di sempre, dimenticando le polemiche sui solarium e le spiagge libere e avviandosi verso un autunno che è facile prevedere incandescente sul piano delle vertenze sindacali. Dopo l’indiscrezione del nostro giornale che ha anticipato la notizia nell’edizione di ieri, adesso i sindacati si aspettano conferme ufficiali. la situazione dell’Azienda metropolitana trasporti, partecipata del Comune, è disastrosa: 30 milioni di deficit, pochissime vetture in circolazione.

Sul caso dimissioni interviene Giovanni Musumeci, segretario provinciale dell’UGL: “Un eventuale passo in dietro dei due sarebbe la logica conseguenza della volontà da parte dell’Ente comunale partecipante di avocare a se ogni trattativa e strategia gestionale. Ci auguriamo che i nuovi incarichi siano frutto di selezioni pubbliche  che premino la professionalità e la competenza in materia, e non figlie dell’appartenenza politica. Solo in questo modo e con un serio piano di risanamento e di rilancio, condiviso con le organizzazioni sindacali, si potrà provare a salvare l’Amt da questa profonda crisi.”, conclude il segretario Musumeci.

Ben più agguerriti, invece i sue sindacati autonomi Fast Confsal e Faisa Cisal che attraverso i loro rappresentanti Giovanni Lo Schiavo e Romualdo Moschella, restano con il piede sul sentiero di guerra, pronti a organizzare un’altro sciopero di 24 ore a settembre. Le loro richieste sono riassumibili in tre punti; servizio anche ridotto ma efficiente, vetture sicure e puntualità nel pagamento degli stipendi del personale. Sembrerebbe ben poca cosa, ma non lo è per un’azienda partecipata che negli ultimi anni ha registrato una picchiata in termini di equilibri di bilanci e di efficienza del servizio. L’AMT potrebbe anche diventare un contrappeso politico, proprio mentre il sindaco Enzo Bianco deve ridare efficienza e concretezza all’attività polito-amministrativa e all’operatività della Giunta e soprattutto l’adeguato sostegno in un Consiglio comunale sempre più distante

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