di Nicola Savoca

CATANIA – Mi aveva detto “vieni da Pagano e parliamo di Mariella, prendi appunti e non portare il registratore”. Di Angelo Giordano, neurologo nisseno fattosi catanese anche per amore della moglie, l’attrice Mariella Lo Giudice, tutti ma proprio tutti mi avevano detto “è una persona meravigliosa”. La sua scomparsa, pochi giorni fa, mi ha restituito intatto il ricordo struggente della sua storia d’amore con la Signora del Teatro, semplicemente Mariella, che mi aveva fatto al ristorante dietro l’hotel Excelsior dove andava sempre a mangiare. L’intervista, pubblicata quattro  anni fa sul magazine Sicilia&Donna assieme a due ricordi dell’attrice di Carmen Consoli e Marella Ferrera, si concludeva con un finale a sorpresa: Angelo, silenzioso, a ricacciare indietro le lacrime dopo un ricordo intenso della ‘sua’ Mariella e l’impianto stereo del ristorante che con perfetto quanto casuale tempismo offriva a tutti noi l’unica colonna sonora degna di una vera storia d’amore: la canzone “Insieme a te non ci sto più”. Per questo mi sono fatto l’idea che Angelo se ne sia andato per una semplice ragione: voleva stare assieme a Mariella.

Vi ripropongo l’intervista:

Dopo la scomparsa di Mariella Lo Giudice, c’è una cosa che l’ha colpita in maniera particolare ?

“Non mi aspettavo questo abbraccio così caloroso da parte di tutta la città di Catania e di mille altre persone. Un affetto che a distanza di mesi non accenna a fermarsi. Tutto questo mi ha fatto capire davvero quanto Mariella fosse amata e voluta bene. Essere stato assieme a lei per 30 anni me l’aveva fatta conoscere bene. A volte, però, non mi accorgevo quanto fosse brava, forse per un eccesso di confidenza, se capisce cosa voglio dire. Sa una cosa: la sindrome del principe consorte, che non ho mai avuto, m’è venuta adesso, dopo la sua scomparsa”.

Per quanto sia doloroso ricordarlo: nei giorni immediatamente successivi alla notizia del brutto male, cosa vi siete detti in famiglia ?

“Nulla. Siamo stati in silenzio. E’ stata lei a volere tutto questo, a decidere di andare avanti come se tutto fosse come prima. Si è immersa nel proprio lavoro con la sua irrefrenabile passione. A pochi mesi dalla sua scomparsa calcava ancora le scene.

A Ferrara per la prima delle Troiane venne giù il teatro. Ci furono 20 minuti di applausi. Venti minuti sono tanti. Davanti al suo camerino c’era la fila di persone che volevano salutarla e abbracciarla”.

C’è qualcosa che sua moglie ha raccomandato a lei e ai suoi figli prima di lasciarvi ?

“No, niente. Anche dopo la consapevolezza di essere alle prese con un male inesorabile, la vita in famiglia scorreva nella maniera più normale possibile.

Lei sempre sorridente, noi a ricambiare questo affetto”.

Noi conoscevamo e apprezzavamo moltissimo la Signora del Teatro. Ci dica, invece, quali erano i suoi pregi come madre ?

“Era una madre straordinaria. Per i figli stravedeva, tutti sanno che per stare accanto a loro aveva concentrato la propria attività a Catania rinunciando a tante opportunità di lavoro che, però, l’avrebbero allontanata da casa. Il fatto che Lidia e Barbara recitassero la rendeva felice. Contento anch’io, devo dire, che le ragazze e Carlo non avessero deciso di studiare medicina. Mariella ed io abbiamo preteso che tutti studiassero: accademia, scuola di teatro. Hanno fatto tutto da soli, non siamo mai intervenuti per agevolare il percorso”.

Com’era come moglie ?

“Noi due insieme ci sentivamo un po’ come Sandra e Raimondo di Casa Vianell”,  per via di quelle litigate che non sai se sono serie o comiche. Mariella era una moglie che, come tutte le mogli del mondo, rompeva le scatole al proprio marito. E io il classico marito apparentemente insopportabile. La sera, quando lei era impegnata con il teatro, aveva l’abitudine di chiamarmi al cellulare per sapere dov’ero, cosa facevo, cosa stavo mangiando. Mi controllava e si prendeva cura di me, al tempo stesso. Quanto mi manca quella telefonata ( gli occhi gli diventano lucidi. Nel ristorante-rifugio di Angelo Giordano l’impianto stereo rimanda in quel momento la voce di Ornella Vanoni che canta “Insieme a te non ci sto più / guardo le nuvole lassù / cercavo in te la tenerezza che non ho / la comprensione che non so / trovare in questo mondo stupido” ).

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