di Agnese Maugeri

“Ah! segnata è la mia sorte, se mi accusa chi condanna. Ah! di legge sì tiranna
al poter soccomberò̀. Ma scolpata dopo morte e assoluta un dì sarò̀”.

Catania- L’Opera “Anna Bolena” di Donizetti ha inaugurato la stagione lirica del IMG_1376.JPGTeatro Massimo Bellini e resterà in scena sino al 25 gennaio. Durante l’appuntamento “Preludi all’opera” giunto alla sua dodicesima edizione, svoltosi nella sala della residenza universitaria Museion e promosso dall’E.R.S.U., dall’Università degli studi di Catania, e dall’A.E.D.E (Association européenne des enseignant), il musicologo Giuseppe Montemagno ha presentato una delle più importanti opere donizettiane .

Il Professore ha iniziato il suo intervento spiegando il ruolo importante che giocò “Anna Bolena” nella carriera compositiva di Gaetano Donizetti ad affermare questa tesi nel 1975 durante il convegno internazionale di Bergamo il musicologo Philp Gosset studioso eccelso dell’opera italiana, comprese che quest’opera fu il punto di svolta di Donizetti segnandone la sua maturità. Molti elementi dimostrano che grazie a questa opera Donizetti usci dal limbo dei tanti compositori italiani del tempo affermandosi uno tra i quattro grandi operisti del periodo.

Donizetti lavorò recuperando materiali di altre opere letterarie, “Anna Bolena” tragedia imponente del catalogo donizettiano dura più di 3 ore ed è stata concepita in 5 importanti pannelli che fanno da cornice l’azione dell’opera.

Donizetti, prosegue Montemagno, la scrisse nel 1830 per Milano ma non perThumbnail.axd il Teatro La Scala. Nell’estate del 1830 un gruppo di aristocratici e imprenditori privati attivarono una campagna contro “L’Imperial Regio Teatro La Scala”, perché era il luogo dove si manifestava il potere dell’impero asburgico.

Il Marchese Giulio Renato Litta insieme al banchiere Giuseppe Marinetti decisero di animare un altro teatro milanese il “Carcano” facendo concorrenza alla Scala e sferrarono l’attacco scegliendo ciò che di meglio c’era all’epoca.

“Anna Bolena” debuttò la sera di santo Stefano del 1830, data scelta perché il 26 dicembre il teatro La Scala soleva inaugurava la stagione lirica durante tutto l’800; la scelta di cambiarla poi con il 7 dicembre fu un’intuizione di Arturo Toscanini che ricollegò l’inaugurazione della scala con la festa di San’Ambrogio patrono di Milano. La scala invece debutto in quella stagione con “Capuleti e Montecchi” opera di Bellini, ma non era la prima rappresentazione perché l’opera aveva visto luce qualche mese prima al teatro la Fenice di Venezia.

Montemagno ha continuato esponendo le scelte che il teatro Carcano optò per quella stagione scritturando Donizetti e Bellini e i tre più importanti cantanti dell’epoca, la soprano Giuditta Pasta che interpretò sia la Bolena che il 6 marzo del 1931 “La Sonnambula” Belliniana, il tenore Giovanni Battista Rubini affermato in opere romantiche come “Il Pirata” di Bellini, e infine Filippo Gallo il più importante basso rossiniano.

Donizetti scrisse per Filippo Gallo il ruolo di Enrico VIII, data l’età avanzata del cantante per tutta l’opera, noteremo che il re canterà insieme al coro ma non avrà mai un’area da solista proprio per non esporlo eccessivamente.

Il teatro Carcano aveva unito elementi di disturbo infatti, sia il marchese Litta e sia il banchiere Marinetti furono figure importanti per Milano in quegli anni e intorno a loro si generò anche la Carboneria; la borghesia illuminata voleva reagire alla dominazione asburgica e la borghesia economica sostenne quest’attività, proprio per questo i salotti milanesi rivestirono un ruolo fondamentale per il successo di Anna Bolena.

Donizetti tornato a Milano, fece rappresentare solo due opere una semiseria che si chiama “Chiara e Serafina”, che fu un fiasco clamoroso e una seconda opera minore “Il Falegname di Livonia” di cui si erano perse le tracce.

Royal_Coat_of_Arms_of_the_United_Kingdom.jpg“Anna Bolena” fu la prima volta in cui Donizetti poté confrontarsi con il grande pubblico milanese e capitò proprio mentre la città stava diventando negli anni tra i ‘20 e i ‘30 la capitale della musica in Italia togliendo il primato a Napoli, che fino al 1822, aveva avuto come direttore dei teatri Giocchino Rossini.

Nel 1827, afferma Montemagno, era accaduto un avvenimento epocale, il compositore Vincenzo Bellini si trasferì da Napoli a Milano e lì face mette in scena “Il Pirata” e “La Straniera” che contribuirono a far diventare la Scala il più grande teatro d’opera di quei tempi.

Il libretto dell’opera fu scritto da Felice Romani, il più grande librettista di quegli anni con il quale Bellini scrisse tutte le sue opere. “Anna Bolena” fu la prima volta in cui Donizetti e Romani lavorarono insieme.

Il professor Montemagno ha spiegato l’importanza per Donizetti di rappresentare la storia di Anna Bolena, dovuto al fatto che la regina d’Inghilterra fu una delle grandi donne della storia su di lei sono corsi fiumi d’inchiostro, in più la sua turbolenta e tragica vita segnò l’inizio di una vicenda epocale lo scisma anglicano.Hans_Holbein_d._J._074

Nella metà degli anni ‘20 del 1500 Enrico VIII Re d’Inghilterra voleva sposare la Regina di Spagna Caterina D’Aragona precedentemente sposata con il fratello del re, Arturo e rimasta vedova, così da poter riunire i regni. Giulio II Papa guerriero si oppose a quest’unione impugnando un passaggio del libro “Levitico” dell’antico testamento che recitava: se alcuno prende la moglie del fratello è cosa brutta. Caterina e Arturo però non avevano consumato il matrimonio perché Arturo era morto prematuramente in guerra. Il legato pontificio trovandosi in quel tempo in Inghilterra contrappose alla sentenza del Papa un passo del “Deuteronomio” e alla fine Enrico e Caterina riuscirono a sposarsi. Da questo matrimonio nacque solo una figlia femmina, inoltre Caterina entrò precocemente in menopausa ed era gravemente malata.

Enrico VIII, innamoratosi di Anna Bolena decise di cacciare la moglie e di separarsi da lei.

Il 25 gennaio 1533 Enrico sposo Anna con una cerimonia svolta in gran segreto, a causa di ciò la chiesa anglicana si stacco da quella cattolica romana.

Il 7 gennaio 1836 Caterina morì in Spagna, dal matrimonio tra il Re e Anna nacque una bambina Elisabetta I, ma alla fine dello stesso anno Anna Bolena collezionò il terzo aborto di un figlio maschio.

Liberarsi di Anna era la scelta migliore secondo Enrico sia per via del passato oscuro, sia perché il suo cuore era stato conquistato dalla dama di compagnia Jane Syemour.

La Bolena in gioventù amo Henry Percy che fu il suo fidanzato segreto, nell’opera donizettiana, spiega Montemagno, questo personaggio diventa il suo amante.

Il 2 maggio 1536 Anna Bolena fu arrestata insieme a suo fratello e a una serie di cortigiani e artisti fedeli. Le accuse rivoltole furono: adulterio, incesto e stregoneria.

Anna Bolena venne decapitata da un boia francese, non venne ghigliottinata ma le fu tagliata la testa con un colpo di spada e affrontò la morte in piedi in segno di dignità perché stava soccombendo sotto il terrore di Enrico VIII.

Il mito di Anna Bolena, racconta Montemagno, nasce negli anni della rivoluzione francese proprio nel 1791 durante le sommosse parigine debutta alla Comédie Francaise “Enrico VIII o la tirannide”.

Anna Bolena divenne una sorta di monito, la figura di questa donna ingiustamente uccisa a causa di una pena eccessiva per una regina innocente.

Nell’opera di Donizetti, sottolinea il professore, appare un ulteriore personaggio Smeton, un musico, cherubino mozartiano tragico, fedelissimo della regina, lui è l’anello debole della costruzione perché nel tentativo di difendere la sua regina, non regge la pressione della tortura e confessa di aver amato Anna, questa rivelazione si tramuterà in un elemento in più per accusarla.

Alessandro+Sanquirico-The+Gardens+Of+Windsor+Castle-SLe scene dell’opera furono concepite da Alessandro Sanquirico il più grande scenografo italiano dell’800. L’opera italiana di primo ottocento, afferma Montemagno, era sempre caratterizzata dall’alternanza tra interni ed esterni, Anna Bolena si svolge tutta in interni tranne un’ unica scena, essa è stata strutturata con una serie di quinte e alla fine un fondale, la prima quinta rappresentava il bosco, la seconda era una grata, inferriata del parco di Windsor ma allo stesso tempo fa riecheggiare l’idea che l’unica scena in esterni dell’opera prefiguri la fine della regina.

Anna Bolena era interpretata da Giuditta Pasta, Donizetti poggiandosi sulle doti oratorie di questa grande soprano comprese la possibilità di esplorare il canto e immaginare delle frasi di sicura presa sull’uditorio. Ciò si nota all’inizio del secondo atto quando Jane Syemour va da Anna dicendole che Enrico VIII qualora lei acconsentisse a dichiararsi adultera la grazierebbe220px-Karl_Brullov_54 mandandola in esilio, in più le fa comprendere che c’è già un’altra donna pronta a prendere il suo posto. Anna rifiuta e invoca con veemenza, come voleva Donizetti, la giustizia del cielo contro la sua rivale, Syemour crolla davanti queste forti parole e ammette di essere lei la donna di Enrico VIII.

Il personaggio di Anna Bolena, spiega il professore, manifesta una gamma di affetti in quest’opera, tenerezza e amore per Piercy, ira e perdono per Syemour e infine la pazzia che si rivela quando è prossima la sua esecuzione.

La follia di Anna non è illuminista, alla fine del 700 quando si iniziano a studiare le follie delle donne si capisce che la maggior parte di loro impazzisce solo per amore dunque il ricongiungimento con l’amato rende la follia reversibile.

La pazzia di Donizetti e Romani è romantica e quindi irreversibile.

L’ultima scena dell’opera pone questa follia sotto due dimensioni che corrodono il personaggio, Anna non vive nel presente ma nel passato e nel futuro, il primo viene utilizzato nel tempo lento della follia quando ripensa al suo luogo natio ai suoi ricordi felici e in questi momenti manifesta il suo dolore e desiderio di ritornare al passato scomparso. Questa è una delle più belle aree scritte da Donizetti, Montemagno la segnala alla platea poiché essa fotonews1rappresentò l’origine dell’opera del 900 quando, nel 1957, quasi un secolo dopo, l’opera della Bolena ritorno sulle scene alla Scala in una memorabile esecuzione della Callas.

L’opera “Anna Bolena” si conclude con la regina condotta al patibolo mentre risuonano le campane per il matrimonio di Enrico VIII e Syemour; la sua ultima follia punta verso il futuro ed è più dura e possente, consiste nel concedere cristianamente il suo perdono alla coppia così da poter affrontare la ingiusta sentenza e la morte.

 Agnese Maugeri

Scrivi