Blitz all’alba di oggi della Polizia di Stato, su delega della Procura di Catania, con otto ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei vertici del clan Scalisi, operante in territorio di Adrano(CT) e alleato della famiglia catanese Laudani.

Le indagini dell’operazione “Time-Out”, avviate nel mese di maggio 2011 e concluse nell’aprile 2012, hanno permesso di monitorare le dinamiche interne alla cosca, già duramente colpita in seguito all’ operazione di Polizia “Terra Bruciata”, condotta nel 2009, portando agli arresti di Giuseppe Scarvaglieri, (cl.1968), inteso “Pippu ‘u zoppu”, pregiudicato, già detenuto per altra causa; Pietro Maccarrone, (cl.1969), inteso “Fantozzi”, pregiudicato, Sorvegliato Speciale di P.S.; Francesco Coco, (cl.1977), inteso “Ciccio mafia”, pregiudicato, già detenuto per altra causa; Alfio Di Primo, (cl.1967), inteso “Pisciavino”, pregiudicato, già detenuto per altra causa; Pietro Severino, (cl.1957), inteso “ ‘u Trummutu”, pregiudicato, già detenuto per altra causa; Gaetano Di Marco, (cl.1962), inteso “Caliddu”, pregiudicato; Massimo Di Guardia, (cl.1986), pregiudicato, già detenuto per altra causa; Davide Di Marco, (cl.1987), pregiudicato, già detenuto per altra causa, tutti ritenuti responsabili del reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, con l’aggravante di essere l’associazione armata, e nel caso di Di Marco anche di tentata estorsione.

I dettagli emersi dalle investigazioni hanno attestato come il boss Scarvaglieri, sebbene detenuto, continuasse a mantenere la leadership del clan dettando le disposizioni per mantenere il controllo delle attività illecite nel territorio di Adrano. In seguito al coinvolgimento nelle indagini dei propri familiari, in particolare della madre Carmela Scalisi e del fratello Antonio, ma anche di altri congiunti, Scarvaglieri aveva maturato un cambio di strategia, preferendo mantenere defilati dalla gestione del sodalizio i propri parenti. Per tale motivo designava come responsabile operativo Giuseppe Santangelo, “figlioccio” di Scarvaglieri deceduto per cause naturali lo scorso Agosto, che godeva dell’appoggio di altri soggetti tra cui Gaetano Di Marco, il quale era diventato il referente del gruppo nell’attesa della scarcerazione di Santangelo.

L’assenza momentanea di un leader all’altezza di reggere le fila del clan aveva scatenato uno stato di fibrillazione in seno al gruppo, motivo per il quale la stessa famiglia Laudani di Catania era direttamente intervenuta affiancando al Di Marco un proprio referente.

Nel corso delle indagini è stato individuato un tentativo di estorsione ai danni di un imprenditore impegnato nei lavori di risistemazione della S.P. 231 ,il quale aveva subito il danneggiamento di un mezzo meccanico di proprietà dell’azienda. In seguito all’episodio, nel dicembre 2011, erano stati tratti in arresto in flagranza di reato Davide Di Marco e Massimo Di Guardia.

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