Io le facce di quelli che dicono “forza Etna” non le ho mai viste. Di tizi che ci sognano abbrustoliti non ne ho mai incontrati. Non racconterò ai nipoti scene da film western coi “luridi” messicani o i poveri indiani trattati come bestie. Data la mia diffidenza sarei portato a pensare che quei motti se li siano inventati i siciliani, differenze sul tema di certo meridionalismo piagnone. Oppure gli stessi meridionali oramai trapiantati al Nord, gli “ingentiliti” – dai laureati che dirigono le industrie agli ex contadini – che vorrebbero cancellare il passato e quello dei loro parenti: buttando via acqua sudicia, bambino e quant’altro. Magari gli antimeridionali sono proprio gli “ex” meridionali. Quelli che parlano malissimo delle ex mogli o fidanzate.  

Ho giocato sporco per tentare di provocare una reazione del tipo: «Voi del Sud però» e tre puntini, ma niente, non sono mai riuscito a strappare non dico un insultino ma una smorfietta o una criticuzza per un cestino eccessivamente pieno o un clacson suonato in centro alle tre di notte. Eppure in Sicilia ci sono stati tutti. Tutti! Anzi una volta un bergamasco (un bergamasco!) dopo avermi ascoltato – grossomodo credo stessi raccontando di certe famiglie mafiose che controllano il territorio della mia città – replicò quasi stizzito: «Ma perché dici questa cose?». Per concludere con: «Non ho mai sentito parlare così di Catania». Capito la premessa?

E la volete sentire la storia di quella che durante gli spostamenti in treno (zona Torino) recitava il mantra: «Catania è tra le più belle città al mondo»? Sarei voluto annegare nella neve e nei terreni incolti. Sovente credevo di percorrere in autobus la tratta piazza Duomo/villaggio s. Agata. E Catania di qua e Catania di là. Il fuoco, il mare, la pescheria, la gente, eccetera. Una volta ci provai con un amico musicista. Qui al Nord, pensavo, avranno capacità organizzative che noi ci sogniamo. Il risultato? E quant’era bello il Sud, belli i teatri, belli i luoghi, educata la gente che aveva rispetto per l’arte e la musica. E la letteratura poi? Mica il Novecento è il secolo americano, no, affatto. È il secolo siciliano, senza il loro genio saremmo ancora ai geroglifici.

Sfiduciato per non aver ricavato neanche un’offesa un giorno provai a buttarla in caciara giocandomi la carta festa di sant’Agata. Quella, cari amici, è stata senz’altro la delusione più grande. Per somma sfortuna il mio interlocutore – un consigliere comunale piemontese del Pd – aveva già assistito alla festa della patrona e ne serbava un ricordo incancellabile. Non ricordo i dettagli, ma mi parlò perfino del “Bellissimo novembre” di Bolognini. Pretese (pretese) che gliela raccontassi minuto per minuto. Non omettendo alcun particolare. A un certo punto – in estasi – mi chiese perfino se Agata fosse festeggiata a Messina. Non era possibile insomma che Catania non facesse proseliti.

Dopo averci tentato in tutti i modi (sono sceso anche in piazza a gridare: “viva Pino Aprile!”, ma non è successo niente), dopo aver cercato perfino di provocare una suora mestrina (si sa le religiose sono inflessibili e un terún può scappare), ho finalmente deciso di dichiararmi sconfitto. Ebbene sì, hanno ragione loro: il sud è semplicemente meraviglioso, i meridionali anche. Un dubbio mi resta, ma quei “forza Etna” non li avrà per caso inventati un debosciato – ma ottimo stratega – perché si parlasse male di quelli del Nord? Già perché non ho mai conosciuto, qui da noi, uno che amasse Belluno o il monte Pelmo. I polentoni poi. E tre puntini.

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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