CATANIA – Per un attore esiste una linea sottile, quasi un confine insuperabile da rispettare, tra il palcoscenico e la realtà: nel caso di Eduardo Saitta, la vita di tutti i giorni ha assunto i caratteri di uno spettacolo drammatico, ma fortunatamente a lieto fine.

Sì, perché la storia vissuta dall’attore catanese sorvola i normali canoni di realtà, accarezzando quelli fantastici di una pellicola cinematografica o di un copione teatrale: da un giorno all’altro, Eduardo Saitta ha svestito i panni di artista, indossando quelli di uno dei personaggi dei suoi spettacoli.

“Questa storia è un film”, racconta con un sorriso amaro il giovane attore. La sua è una vicenda spinosa e dalla trama “hitchcockiana”. Pochi mesi fa, un uomo ha inventato un debito inesistente a carico del giovane attore, richiedendo l’aiuto di un recupero crediti illecito che, prima con eleganza, poi con insistenza, ha avviato un vero e proprio meccanismo estorsivo ai danni di Saitta. Dall’oggi al domani, insomma, è stato catapultato nella vita di un altro, fino ad un punto limite, una frase pronunciata al telefono dopo settimane di richieste pressanti: “Io vi denuncio!”.

E lì scatta l’allarme, perché all’insaputa dell’attore, le telefonate effettuate dall’uomo erano “sotto controllo”. Entrano, dunque, in scena gli agenti della Guardia di Finanza che trasportano metaforicamente e materialmente la storia su un piano differente, quello della paura, della preoccupazione. La trama d’un tratto si complica, e assume i connotati poco chiari dell’equivoco: Saitta è costretto a rispondere ad un interrogatorio, ormai inglobato da una realtà totalmente diversa, dove tutto intorno appare insicuro e pericoloso.

“Da un giorno all’altro ti ritrovi a vivere la vita di un altro: è tutto un rischio, e una volta che ci sei dentro puoi solo andare avanti, senza la possibilità di fuggire”, spiega Saitta, proprio come nel caso dei protagonisti di un suo spettacolo, “Testimoni di giustizia”, nel quale due ragazzi si trovano ad assistere ad un omicidio e diventano “testimoni”, mettendo così in pericolo la propria vita, che da allora diventa un vero e proprio incubo.

E il caso ha voluto mettere insieme le due trame, quella della finzione e quella della realtà, nella riproposizione dell’opera dopo anni: “Ho deciso di rimettere in cartellone lo spettacolo dopo dieci anni per viverlo in maniera differente, per lanciare un messaggio chiaro al mio pubblico: offrire la mia esperienza personale per mettere in guardia i giovani dai pericoli della vita, perché l’imprevisto è sempre dietro l’angolo”, ha commentato.

E nel mondo in cui viviamo, nel quale ogni dettaglio fa la differenza e le pressioni di una vita frenetica mettono a dura prova le nostre energie, perfino la ricerca di “protezione” diventa ostica e non priva di ostacoli: “Non possiamo vivere con il terrore di essere controllati: e chi ci dovrebbe proteggere tecnicamente ci mette in pericolo, per questo attribuisco buona parte della responsabilità allo Stato”, ha aggiunto riferendosi all’azione delle istituzioni.

Queste, infatti, non sono del tutto assenti, ma non riescono a garantire la giusta sicurezza al popolo: “Sono convinto che l’Italia è l’unico Stato in cui ci sono tre insiemi: il primo è caratterizzato dallo Stato in sé, il secondo dalla Chiesa, e il terzo dalla Mafia e dell’atto mafioso. E se prima le cose andavano bene perché i tre elementi cooperavano tra loro, adesso gli equilibri sono saltati, creando la fantomatica crisi”.

Che fare, allora? Puntare sul cambiamento, credere in esso ed educare i giovani diventano gli obiettivi primari per una ripresa sociale: “Il mio intento, sulla base della mia esperienza, è quello di rivolgermi alle scuole e ai ragazzi, attraverso i miei spettacoli, per metterli in guardia riguardo i pericoli della vita- spiega Saitta- . Viviamo nella generazione dei selfie e dei social network, e riconosco che è difficile, ma la colpa la do tutta ai giovani: svegliatevi, bisogna rischiare! L’imprevisto è dietro l’angolo, pronto ad aspettarvi, e voi dovrete essere capaci di affrontarlo!”, questo il messaggio lanciato dall’attore catanese.

Un messaggio che va oltre lo spettacolo, oltre l’azione “finta” degli attori in costumi di scena che, spesso, si trovano a recitare in quello strano palcoscenico che è la vita reale, con un copione indefinito e tanti ostacoli da superare.

Antonio Torrisi

 

 

 

 

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