CATANIA – Il dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Catania, su incarico del Commissario della Provincia Prefetto Romano, ha condotto uno studio sul fenomeno estorsivo nella provincia etnea mirato ad evidenziare in maniera netta ed allarmante la complessità del fenomeno criminale ancora oggi molto diffuso, nonostante l’ottimo lavoro condotto dalla magistratura e dalle forze dell’ordine.

Il dato è allarmante: sono sempre meno gli operatori commerciali che denunciano le estorsioni: questo, oltre che favorire l’arricchimento illecito delle organizzazioni criminali, contribuisce ad una vera e propria affermazione della mafia sul territorio, coinvolgendo anche la politica.

Sono numeri forti quelli rilevati dallo studio: la mafia sottrae attraverso le estorsioni oltre 200 milioni  di euro ogni anno all’economia della nostra provincia (fonte Fondazione Chinnici – Unicredit). Tutto ciò, però, non può essere giustificato con “l’arretratezza culturale” degli imprenditori della nostra provincia. Occorre, pertanto, indagare le cause che scoraggiano la denuncia.

Come spiega il presidente dell’associazione “Rocco Chinnici”, Claudio Risicato, “il motivo principale è la mancata certezza della pena. Negli ultimi 20 anni purtroppo, i nostri governanti hanno emanato leggi ipergarantiste che di fatto tutelano chi delinque, ostacolano il lavoro dei magistrati allungando i tempi dei processi e demotivano le forze dell’ordine impegnate nella repressione dei reati.”

“Se a ciò aggiugiamo i continui tagli lineari al comparto giustizia e sicurezza il quadro si completa in maniera desolante”, aggiunge Risicato.

Un altro aspetto riportato nello studio riguarda il ritardo del rimborso delle vittime in relazione ai tempi previsti dalle leggi 44 e 108: bisogna, insomma, velocizzare gli interventi migliorando le leggi ed evitare le lungaggini burocratiche. In questo contesto, infatti, denunciare un’estorsione divente praticamente impossibile!

E le associazioni? “Il lavoro di esse può essere solo di tipo culturale e non di contrasto operativo alla mafia, tanto che, nel 2014, nella provincia di Catania si sono registrate solo tre denunce. Di questo passo si continuerà con i protocolli per la legalità, i codici etici, le belle parole ai giornali, le fiaccolate e le passeggiate per la legalità, mostre di pittura: cose spesso inutili e poco incisive nel contrasto alle organizzazioni criminali, ma che servono anche per agevolare carriere politiche, richiedere finanziamento, ottenere incarichi e prebende, creare falsi paladini della legalità che vanno in giro per l’Italia superscortati a nostre spese.”, dichiara il Presidente dell’Associazione.

Risicato lancia poi un appello: “Alla luce delle gravi criticità esposte, propongo a tutte le associazioni antiracket presenti nella nostra provincia che si riconoscono nel volontariato, di raccogliere le firme dei cittadini per respingere la deriva ipergarantista presente nelle attuali norme di legge, a tutela della certezza della pena, elemento cardine di una repubblica democratica. Le firme raccolte saranno poi inviate al Presidente della Repubblica, garante della Costituzione repubblicana.”

Un obiettivo unico, insomma, quello della difesa della legalità: “E’ necessario che dalla società civile si levi forte una voce di protesta atta a garantire la convivenza civile e la legalità. Difendere la legalità, senza certezza della pena è oltre un nonsenso giuridico, una battaglia persa in partenza. In gioco ci sono non solo la libertà di impresa, ma anche la tenuta democratica della nostra nazione. E’ venuto il momento di affermarlo con forza e senza ipocrisia.”

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