di Daniele Lo Porto

Antonio-PrestiCATANIA – Seguiamo Antonio Presti con simpatia e stima da anni, da tanti, da quando non era ancora l’Antonio Presti di oggi e non era immaginabile che sarebbe diventato tale. Ricordiamo una lunghissima passeggiata, da via Crispi a piazza Stesicoro e ritorno, sotto una pioggerellina primaverile, sottile ma continua che inzuppò i vestiti del poeta della bellezza e del cronista, allora giovane. Ci raccontava un suo progetto, un’utopia rimasta tale. Roba di venti anni fa, giorno più, giorno meno. Era a Catania, ma ancora non era “catanese”, forse allora neanche immaginava di stabilire il suo quartier generale proprio nel cuore della città e la sua dependance artistica a Librino, quartiere simbolo di un futuro negato, disegnato quaranta anni fa.

Ma, a nostro avviso, Presti sta sbagliando. Sta sbagliando adesso che fa l’offeso e se la prende con i vigili del fuoco per aver preteso il rispetto di elementari misure di sicurezza che, probabilmente, in passato erano state trascurate, ma questa superficialità non poteva considerarsi un diritto acquisito. Era il Rito della luce, non poteva rischiare di trasformarsi nel Rito delle fiamme. Ci sembra lapalissiano. Vorremmo anche ricordare il precedente, non proprio esaltante, di una fiammata fin troppo effimera che ormai appartiene alla storia della città. Antonio Presti reclama attenzione e interventi per la sua Porta della bellezza, ma forse dimentica che i normali cittadini elemosinano interventi sulle strade, molte ormai ai limiti della praticabilità, il mantenimento dei livelli minimi di ordine pubblico, scuole agibili, una città, insomma, migliore di quella attuale che paga – sia chiaro – incapacità e dimenticanze della classe dirigente dell’era pre-Bianco.

Presti fa l’offeso, minaccia di fare le valigie e dimostra freddezza , quasi astio nei confronti del sindaco Enzo Bianco, che – come un chierichetto in chiesa – virtualmente canta un “Resta con noi, non ci lasciar….”. Enzo-Bianco-candidato-PdInsomma, sembra quasi uno psicodramma di mezza primavera, un’avvisaglia da coppia che scoppia. Sarà il primo caldo, forse. Ma questo Presti non ci piace: torni ad essere il poeta della bellezza e non un brontolone.

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