di Daniele Lo Porto

CATANIA – E’  “il signor no” del terzo millennio, destinato a soppiantare in popolarità il primo “signor no”, quello con i baffi che nel Rischiatutto in bianco e nero e con il ciuffo di Mike Bongiorno, rispondeva sempre, mestamente, con un diniego a qualsiasi tentativo di aggirare il regolamento. Si chiamava Pellegrini, appartiene alla storia della Rai, anche se le giovani generazioni ne sconoscono l’esistenza.
“Il signor no” 2.0 è, invece, famoso per la sua capacità di fare: è Antonio Presti, mecenate, da Castel di Tusa. La sua bibbia artistica si ispira a due valori: la bellezza e la luce. Da Fiumara d’arte a Librino, quartiere periferico di Catania. Dalla Porta della bellezza, appunto, al Rito della luce, celebrato intorno alla grande piramide di Motta d’Affermo.
Presti merita il soprannome di “signor no” per le sue coraggiose e coerenti rinunce. Disse no all’amico Rosario Crocetta che, dato il foglio di via a Zichichi e Battiato, cercava nomi per lustrare di visibilità una giunta regionale che dopo le due stelle comete doveva riguadagnare in visibilità nel nebuloso firmamento  della politica italiana. Al Rosario primadonna piacciono i colpi a sorpresa che fanno tanto chic e trovano ampio spazio sui giornali compiacenti. Al cambio della guardia, dicevamo, il governatore siciliano pensava di piazzare Antonio Presti: un bell’assessorato al turismo, alla bellezza condivisa, magari, per usare il lessico catanese in moda con la presunta primavera bianchiana. Ma all’offerta del gelese Presti risposte con un “no, grazie”, tanto gentile quanto deciso. Una scelta coraggiosa e coerente, ripetiamo, perché a noi che Presti lo conosciamo da quasi un quarto di secolo, di vederlo seduta tra scartoffie, riunioni sindacali e soporifere sedute in Assemblea o, peggio ancora, a dover ripetere incredibile scuse per giustificare improvvise assenze non ce lo vedevamo proprio. Presti è un uomo libero dai ritmi ossessivamente infiniti ed estenuanti della politica e da poeta della bellezza è agli antipodi del governo del nulla, delle dichiarazioni ad effetto. Sembra un utopista, ma in realtà è di un pragmatismo che si poggia sui mattoni del fare e subito. Crocetta ci rimase male tanto che spiazzato dalla rinuncia, visto che ormai c’era una conferenza stampa convocata trasformò, ipso facto, la persona che in quel momento gli era più vicina in assessore: la sua segretaria. L’avesse fatto Totò vasava apriti cielo, l’avesse fatto il baffo inespressivo di don Raffaele figuriamoci, ma a Saro tutto è permesso. Sarà legalità anche questo, avrà pensato, all’epoca, qualcuno.
Il secondo no di Antonio Presti è di questi giorni. Nell’era ella rivoluzione viene partorita la famigerata Tabella H che non è altro il libro mastro dei favori e del clientelismo, nella quale vengono inserite, specchietti per le allodole, anche associazioni meritevoli che danno credibilità a quelle meno presentabili. C’è anche una… generosa elargizione per Fiumara d’arte, ma Presti, con una dichiarazione pubblica e coerente, dopo aver criticato il sistema non lo accetta. Il secondo no.

Daniele Lo Porto

 

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