Giovedì 19 marzo sarà la giornata dedicata dalla Cgil alla raccolta firme in tutta Italia per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare per la modifica della attuale normativa che regola gli appalti. A Catania si terrà un banchetto raccolta firme in piazza Stesicoro dalle ore 10 alle 11.30, ma già da giorni la raccolta è in corso in molti uffici e luoghi di lavoro, e durante alcune iniziative pubbliche. Nel corso della raccolta firme in Piazza Stesicoro si terrà uno speaker corner con i lavoratori degli appalti che racconteranno le loro storie.

L’obiettivo è quello di garantire i lavoratori in caso di cambio di gara d’appalto e nel caso di appalti al massimo ribasso. Il settore degli appalti pubblici e privati è quello maggiormente sottoposto a rischio di illegalità e di permeabilità ai fenomeni mafiosi, e spesso è comunque poco trasparente. I lavoratori degli appalti sono tra tutti i meno tutelati e spesso le vittime di un sistema che “arricchisce pochi” a danno di molti e della società. Anche per queste ragioni la Cgil nazionale ha avviato, a sostegno della raccolta di firme per la proposta di legge, la campagna “Gli appalti sono il nostro lavoro. I diritti non sono in appalto”.

In tutti i comuni della provincia, infatti, si terranno banchetti nelle principali Camere del Lavoro della Cgil: Acireale, Adrano, Biancavilla, Giarre, Mascalucia, Misterbianco, Paternò. La sorte dei lavoratori in (e in sub) appalto in tempi di Jobs Act, fa notare la Cgil, “si aggrava considerevolmente, sul versante lavoro e ammortizzatori sociali”. Con il superamento dell’articolo 18 e del reintegro in caso di licenziamento illegittimo, e la sostituzione del contratto a tempo indeterminato con quello a tutele crescenti, “si disincentivano di fatto le clausole sociali per l’occupazione nei cambi di appalto e si determina una situazione in cui, anche per lavoratori di lunga anzianità, vengono meno le tutele avute sino ad ora in materia di licenziamenti”. L’articolo 7 del decreto del Jobs Act sul contratto a tutele crescenti (“Computo dell’anzianità negli appalti”), inoltre, “si preoccupa di legare alla reale durata del servizio del lavoratore sull’appalto l’eventuale risarcimento economico, dando per scontato che nelle stazioni appaltanti non esistano anzianità e diritti acquisiti. Così com’è la norma, nei processi di subentro negli appalti, si determinerebbe per i lavoratori una discriminazione intollerabile, in palese contrasto con i diritti maturati e conseguiti da quei lavoratori”. Un primo passo, come rivendica la Cgil, deve essere il recupero della clausola sociale, nei cambi di appalto, sostanzialmente superata dall’articolo 7 del contratto a tutele crescenti del Jobs Act, nel nuovo codice degli appalti. Codice conseguente al recepimento delle Direttive Comunitarie in materia.

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