Innamorata della sua professione di archeologa, Rosamaria Rita Lombardo, natìa di Palermo, con laurea in Lettere classiche all’Università Statale di Milano (dove risiede), svolge da anni attività di docenza nei Licei. Autrice del libro “L’ultima dimora del re” , Fara Editore, la studiosa ne approfondisce la figura del re cretese Minosse, tra leggenda e realtà sulla sua presunta sepoltura in Sicilia, alla luce di un “fiuto” archeologico riconosciutole da uno dei suoi grandi docenti, che hanno segnato l’ eredità intellettuale della scrittrice.

ROSAMARIA RITA LOMBARDO  2

Lei si è formata con i grandi professori Pietro Orlandini, Dario Del Corno e Momolina Marconi, dell’ateneo milanese. Che direttive hanno tracciato nel suo percorso di ricerca?
“L’autore latino Columella asseriva nel suo trattato “De re rustica”:“ Nihil recte sine exempio discitur aut docetur”, ovvero “ Nulla si impara o si insegna senza l’esempio” ( Columella, De re rust., 11, 1,4). E’ proprio vero infatti che il rapporto tra allievi e Maestri rimane indelebile per tutta la vita in virtù dei “ semi del Sapere” piantati in te con il loro illustre esempio. Conservo una memoria preziosissima dei compianti professori Pietro Orlandini ( Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana), che mi appellava scherzosamente “la Dea del terzo occhio”, Dario Del Corno ( Letteratura greca) e Momolina Marconi ( Storia delle Religioni), veri “Signori dei classici” per l’integerrimo profilo morale e la straordinaria cultura trasmessa senza alterigia e supponenza, deliziosi nella conversazione conviviale e “Padri costituenti” del mio processo formativo di ricercatrice e studiosa, plasmata dal loro ardore di studio e rigore di analisi e ricerca. Mi hanno onorato del loro altissimo contributo nella definizione interdisciplinare dell’argomento della mia tesi”.
Nella società odierna, così votata alla disintegrazione morale, qual è secondo lei il compito principale dell’archeologo, oltre che ricomporre materialmente i “pezzi” di un passato da ripristinare”

MOMOLINA MARCONI“Fra le tante discipline “salva ottundimento” delle menti e “armi pacifiche di protezione di massa”,reputo l’archeologia una scienza dalla profonda valenza etico-morale, nell’ottica di una cultura intesa come unica trincea e frontiera di resistenza contro l’imbarbarimento non solo del nostro intelletto ma anche delle nostre anime. Essa è un mezzo di ricerca fondamentale per la conoscenza della storia e della civiltà antica, a sostegno e completamento della documentazione scritta, col fine di restituirci il passato nel suo grande splendore e nella sua profonda lezione formativa. Adoperarsi nella ricerca archeologica per la ricostruzione storica di antiche e “altre” civiltà, é una palestra educativa che fa toccare con mano i limiti della nostra capacità di comprensione e del proprio punto di vista, favorendo una visione del pluralismo non come ostacolo, ma come ricchezza generatrice del nostro presente e futuro. Compito dell’archeologo è, quindi, al giorno d’oggi, farsi vessillifero di tutto questo!”

PROF. DARIO DELCORNO

La figura del re Minosse, nel suo libro, aleggia tra mito e veridicità delle fonti storiche. In che misura interagiscono queste due componenti e che cosa l’attrae maggiormente del protagonista?

“Quella di Minosse è certamente una figura controversa, che mi ha sempre attirato come “spirito” fedele e assiduo compagno di questa mia avventura umana e archeologica. Figlio di Zeus e di Europa, in base a diverse fonti storiografiche ( Erodoto, Tucidide, Aristotele, etc.), fu re giusto e saggio di Creta, che secondo il mito fu ucciso in una vasca da bagno in Sicilia mentre era ospite del re sicano Cocalo nella rocca di Camico,tradizione ripresa da Diodoro Siculo nella Biblioteca storica. Sul piano storico l’elemento più probante sulla genuinità ancestrale della tradizione orale da me raccolta, consiste nella testimonianza registrata dalla viva voce narrante di mio padre, Nicolò Lombardo ( vedi trailer della scheda-libro: “ Il re Mini- Minosse è sepolto nella montagna di Guastanella, è tutto pieno d’oro e quando lo scoprono egli diventa un capro d’oro e uno degli scopritori dovrà sacrificare la propria vita”). Il mito è quindi “storia sacra” che rimanda sempre a una “storia vera”, attendibile. Nel mio libro si viaggia lentamente a ritroso nel tempo, cercando le origini di una memoria perduta, sul “re capro Minosse”, dal mito riportato nella celebre opera “I miti greci” di R. Graves, secondo il quale sembra che a Creta il culto della capra precedesse il culto del toro, attestato in molte pitture parietali della Creta minoica, e che Pasifae, sposa di Minosse, in origine si unisse al “re capro”.

DA SINISTRA PIETRO ORLANDINI E DINU ADAMESTEANU“L’ultima dimora del Re. Una millenaria narrazione siciliana “svela” la tomba di Minosse”, è certamente un titolo creativo che stuzzica il lettore ad avventurarsi a ritroso nei secoli. C’è un obiettivo, in particolare, a cui tende il suo libro?
“Obiettivo precipuo del mio libro è innanzi tutto quello, come imperativo morale categorico verso me stessa, la mia famiglia e la mia amata terra di Sicilia, di sottrarre all’oblio e al silenzio della Storia una testimonianza “aedica” che aleggia da tempi immemorabili sul sito di Monte Guastanella, ancora in gran parte di mia proprietà, ubicato nelle remote campagne agrigentine; nonché quello di far riconoscere veridicità ai miti antichi e alla trasmissione orale, che in questo caso è prodigiosamente immutata nei millenni. Vorrei inoltre calamitare l’attenzione del mondo accademico scientifico e dei mass-media in Italia e all’estero sulla mia ipotesi archeologica che identifica l’area da me indagata con un sito minoico-miceneo di rilievo della Sikania agrigentina, ultima dimora del talassocrate cretese”.

Rosamaria Rita Lombardo vicino al monte Guastanella

Quando spera di attivare una campagna di scavi che possa sostenere l’ipotesi della sepoltura del re sotto il Monte Guastanella?
“Tutto dipenderà dal riscontro e dall’interesse che la notizia dell’ipotesi archeologica da me avanzata susciteranno in persone, istituzioni, enti, banche e fondazioni inclini a spendersi in una seria operazione di promozione e finanziamento del sito in oggetto. Finora, pur avendo suscitato una valutazione lusinghiera del mio studio dall’illustre diplomatico a ambasciatore Unesco, dottor Ray Bondin, non sono riuscita a riscuotere un adeguato interesse in patria, vera isola del tesoro per il suo patrimonio archeologico, culturale e paesaggistico, ineguagliabile. Rivolgo il mio accorato appello ad illuminati accademici e studiosi oltre agli enti suddetti, perchè sia attivata in loco una sistematica campagna di scavi rendendo il sito un “epicentro” di rinascita culturale dell’isola. Che gli dei, insieme al re Minosse, ci siano propizi!”

Lei conclude la sua narrazione affermando convinta che “Il futuro per tutti noi ha un cuore antico”. Forse dal nostro passato si può trarre la linfa migliore per pianificare e progettare il nostro futuro?
“Proprio così! Mi sia consentito quindi, a conclusione di questa intervista, suggellare il mio radicato convincimento che solo attraverso la conoscenza del nostro passato possiamo rigenerarci e progettare il tempo avvenire con le illuminanti e a me molto care parole di Cesare Pavese: “Quando un popolo non ha più senso vitale per il suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori anche noi, quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia”.

Anna Rita Fontana

 

Scrivi