Col federalismo fiscale toccherebbero alla Sicilia  oltre 8 miliardi di euro di accise

PALERMO – Parlamentari nazionali eletti in Sicilia e deputati regionali, di ogni appartenenza politica, si sono riuniti in un incontro storico, presso la Sala Rossa di Palazzo dei Normanni, organizzato dal presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, per discutere della modifica dell’articolo 36 dello Statuto Speciale che ridefinisce i rapporti finanziari tra Stato e Regione. Infatti, nel febbraio scorso, l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato la legge voto, firmata dal deputato regionale Michele Cimino, che prevede che le imprese che producono nell’isola versino alle casse regionali le imposte. Il ddl per essere effettivo dovrà superare, però, lo scoglio dell’approvazione del Parlamento nazionale con una legge costituzionale. La modifica apporterebbe nelle casse regionali oltre 8 miliardi di euro, che attualmente vanno invece a finire in quelle dello Stato.

Al dibattito hanno partecipato anche il presidente della Regione Rosario Crocetta, il senatore Giampiero D’Alia, presidente dell’Udc, e Vincenzo Gibiino, senatore e coordinatore regionale di FI, i docenti dell’Ateneo palermitano Giuseppe Verde e Salvatore Sammartino e Salvatore Di Gregorio, studiosi delle norme in materia statutarie.
“Siamo sbeffeggiati in tutta Italia – ha detto Ardizzone. Sprechi ce ne sono stati, abbiamo il dovere di ammetterlo, ma ormai la situazione è cambiata. In Sicilia non rimangono le imposte di produzione ma nemmeno i fondi dell’imposta di consumo per eccellenza, ovvero l’Iva. Dobbiamo cambiare questa situazione, bisogna ripartire. Da parte mia, io sono completamente favorevole al pieno federalismo fiscale. Alla Sicilia toccherebbero oltre 8 miliardi di euro di accise.
“Alla fine di questo incontro chiederemo un’interlocuzione continua con i deputati nazionali per fare chiarezza . Ho parlato stamattina con la senatrice Anna Finocchiaro e mi ha raccomandato di sollecitare i senatori presenti in questo dibattito di sollevare la questione dei rapporti finanziari Stato-Regione e l’esame del ddl voto depositato al Senato affinché si apra la questione in conferenza dei capigruppo e si avvii il dibattito sulla soppressione dell’articolo 36 anche in Senato”.
Il senatore di Forza Italia, Antonino D’Alì, ha affermato che “se il Trentino riesce a ottenere, è perché i suoi rappresentanti sono compatti politicamente, quindi se ci compattiamo una volta per tutte riusciremo a ottenere risultati, altrimenti saremo vittima sempre delle maggioranze politiche che si alternano al governo”.
Il tema dei tributi legati a produzioni che avvengono loco ha ricondotto inevitabilmente alla vexata quaestio delle autorizzazioni alle trivellazioni petrolifere nel mare di Sicilia. “Non entro nel merito della polemica trivelle sì, trivelle no,  – ha chiosato il presidente del parlamento siciliano – dico però che ci sono territori siciliani che dagli anni ’50 sono stati destinati a progetti di raffinazione. Il fatto che le risorse che derivano da questi impianti vadano allo Stato, fa pensare che alla Sicilia oltre al danno resta anche la beffa”.
L’intervento finale è toccato di diritto a Michele Cimino, del Grande sud, firmatario del disegno di legge voto sull’Art. 36. “Io mi chiedo – ha detto Michele Cimino – come mai Sicilia e Sardegna hanno entrambe uno Statuto speciale ma la Sardegna è riuscita ad avere accordata la territorialità delle imposte grazie a un accordo tra l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi e l’allora presidente della Regione Renato Soru, mentre la Sicilia deve ancora aspettare per ottenere quanto le spetta?”.

Vincenzo Adalberto

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