di Salvo Reitano

Papale (FI): “Dobbiamo stringere i tempi, non si può continuare con i commissariamenti”

PALERMO – Sembra ieri quando, domenica 3 marzo 2013, nel corso della diretta del programma “L’Arena” su Raiuno,  condotto da Massimo Giletti, il governatore Rosario Crocetta annunciava raggiante: “A partire da domani aboliremo le Province, saremo la prima regione a tagliarle”.
Da allora sono passati due lunghissimi anni. Due anni di ritardi, fra tira e molla e nomine di commissari. Un andamento lento per una riforma che stenta a trovare un suo equilibrio.
L’ultimo Ddl sulla riforma dei Liberi Consorzi e delle Città metropolitane, siamo, se non sbagliamo i conti, alla settima riscrittura, è ancora all’attenzione della Commissione affari istituzionali che ha già stilato il calendario delle audizioni per i prossimi giorni, con l’obiettivo come ha detto il presidente Cracolici di “garantire tempi brevi”.
Il testo prevede l’istituzione di tre Città metropolitane e di 6 Liberi consorzi. C’è tempo fino aula_arsa fino a lunedì per presentare emendamenti. Poi sarà la volta dell’Aula dove dovrebbe approdare, secondo indiscrezioni,  già la prossima settimana.
Crocetta, non tradendo il suo proverbiale ottimismo, si dice certo di poter varare le riforma entro fine marzo, con oltre due anni di ritardo rispetto al fatidico annuncio su Raiuno.
Il nuovo testo del Ddl predisposto dall’assessore alle autonomie locali Ettore Leotta, che vi proponiamo in formato pdf, TESTO BASE_DISLEG0833_BIS[1], è composto da 55 articoli e  tiene conto degli ultimi orientamenti: l’istituzione di  tre Città metropolitane con l’area vasta delle ex province di Palermo, Catania e Messina e dei  Liberi Consorzi tra Comuni che dai 9 delle prime proposte passano a 6.
Le cose però si complicano, perchè la riduzione dei Liberi consorzi rimette in discussione la posizione di quei comuni che avevano chiamato i residenti ad esprimersi con referendum per la possibilità di optare per un Consorzio piuttosto che per un altro. E’, per esempio il caso di Gela, Niscemi e Piazza Armerina, che avevano aderito al libero Consorzio di Catania che, con il nuovo  testo non nascerà dal momento che Catania sarà Città metropolitana di Catania, con territorio coincidente con quello dell’ex provincia. Così i tre Comuni dovranno trovare un’altra collocazione o rientrare nell’ente di area vasta di provenienza.
Tralasciamo di entrare Riforma provincenel merito delle funzioni. Dalla lettura del ddl si evince che i Liberi consorzi avranno il coordinamento, la pianificazione, la programmazione e il controllo in materia territoriale, ambientale, di trasporti e di sviluppo economico, mentre le Città metropolitane, oltre alle stesse funzioni dei Liberi consorzi, si occuperanno anche della digitalizzazione, mentre come funzioni proprie sono previste la pianificazione territoriale generale ed urbanistica, delle reti infrastrutturali; strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici locali, organizzazione dei servizi pubblici locali di interesse generale; mobilità e viabilità del territorio metropolitano; promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale nell’area metropolitana, anche assicurando sostegno e supporto alle attività economiche e di ricerca innovative e coerenti con la vocazione dell’area; promozione e coordinamento dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione; pianificazione, organizzazione, gestione e supporto in materia di formazione; motorizzazione civile. Liberi consorzi comunali e città metropolitane si occuperanno anche di organizzazione e gestione del sistema di raccolta e smaltimento rifiuti, eventualmente assumendo le funzioni e le competenze delle Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti (Srr); del sistema di approvvigionamento e distribuzione delle risorse idriche, eventualmente assumendo le funzioni e le competenze delle Ato; in questo caso entro due anni dalla riforma il governo regionale dovrà presentare all’Ars un disegno di legge per la modifica della legge regionale 8 aprile 2010, n.9 e un disegno di legge per la disciplina del servizio idrico integrato.
Presidenti dei Liberi consorzi e sindaci metropolitani saranno espressione di elezioni di secondo livello, cui parteciperanno sindaci e consiglieri comunali. Candidabili a presidente del Libero consorzio e a sindaco metropolitano sono i sindaci in carica dei comuni che fanno parte delle aree, tranne i condannati; l’elezione è a maggioranza assoluta, previsto il ballottaggio. L’Assemblea nel caso dei consorzi e la Conferenza nel caso delle città metropolitane, composta dai sindaci dei comuni, eleggerà la giunta, di cui non potranno fare parte coniugi, parenti e affini entro il secondo grado di presidente e sindaco; il numero dei componenti delle giunte varia a secondo della popolazione residente dei comuni conAlfio Papale 20515sorziati. Gli organismi dei nove enti dureranno in carica 5 anni, i componenti non percepiranno alcun emolumento. Le spese relative alle trasferte sono a carico dell’ente di area vasta di appartenenza Aboliti i difensori civici, ogni area vasta avrà un nucleo di valutazione territoriale.
Insomma, la materia è complessa e non è detto che si troverà facilmente il bandolo di questa intrigata matassa.
Alfio Papale, deputato all’Assemblea Regionale Siciliana, che ha attivamente preso parte, alle riunione operativa della Commissione Affari Istituzionali all’Ars, presieduta da Antonello Cracolici, sul riordino delle province  mira alla concretezza: “Dobbiamo stringere i tempi, non si può continuare con i commissariamenti delle province in Sicilia, occorre quindi capire quale testo di legge incardinare sulla questione e portare la discussione in Aula nel più breve tempo possibile. Dobbiamo pensare ad equilibrato riassetto territoriale per razionalizzare realmente la spesa. Tra i punti cruciali si cui servirà anche un’attenta valutazione c’è pure il tipo di elezione da attuare sulla scelta del Presidente dei Liberi Consorzi”.
L’ultimo testo sembra scritto apposta per favorire la lobby dei sindaci, Bianco e Orlando in testa, che crea enormi problemi e rimette in discussione le scelte di quei comuni che avevano deciso di cambiare consorzio. Resta anche da capire come si farà a gestire rifiuti e acqua, in ambiti territoriali così vasti, e come si affronteranno i problemi gestionali.
Già si prevede una raffica di emendamenti. L’andamento resta lento.

S.R.

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