Musumeci, il governatore impugni subito gli articoli dello Sblocca Italia per una evidente  violazione dello Statuto sulle competenze esclusive della Regione in materia di tutela del patrimonio culturale e ambientale

PALERMO –  Alla sua prima uscita, in un’aula semivuota, il Crocetta ter va a fondo. Il governo, rappresentato in aula dall’assessore al Territorio Maurizio Croce, ha incassato, così come la maggioranza che lo rappresenta, la prima sonora sconfitta. L’aula, infatti, ha approvato due emendamenti, una mozione e due ordini del giorno firmati dal M5S e dal centrodestra.
L’Ars, per entrare nel merito, ha approvato la mozione che impegna il governo a sospendere tutte le autorizzazioni di ricerca e prelievo di idrocarburi e di coltivazione di campi geotermici in corso e già rilasciate.
La mozione, presentata cinque mesi fa, è diventata di grande importanza alla luce dell’art. 38 dello “Sblocca Italia” sulle trivellazioni, che  rischia di creare un vero e prorio disastro nel territorio siciliano . raffinerie3
La cosa però sembra non aver impensierito più di tanto il governatore Crocetta, deciso ad andare avanti e non fermare le trivellazioni malgrado la mozione  approvata dall’ Assemblea che chiede di bloccare tutte le autorizzazioni già rilasciate e anche il protocollo siglato con l’Eni per impedire il disinvestimento a Gela.
«La legge Sblocca-Italia – dice il governatore – liberalizza le concessioni. Noi invece, col protocollo siglato, abbiamo fissato paletti che ci rassicurano dal punto di vista ambientale. I deputati che hanno votato quella mozione riflettano su tutto questo”.
“Se io bloccassi le autorizzazioni, le aziende interessate si rivolgerebbero al Tar – aggiunge – invocando l’applicazione dello Sblocca-Italia e avrebbero vita facile mettendo in difficoltà la Regione».
Di parere opposto Nello Musumeci:“Crocetta impugni immediatamente per incostituzionalità il decreto Sblocca-Italia e agisca affinchè l’Eni si impegni a porre fine ad ogni ormai fallimentare attività di raffinazione, che ha prodotto migliaia di morti, patologie e devastazione ambientale. Chiediamo l’avvio di un programma strategico di bonifiche e di rigenerazione industriale per Gela, Milazzo e Augusta, che salvaguardi l’occupazione, l’ambiente e la salute dei siciliani”. E’ quanto afferma l’esponente di centro destra, contestando le decisioni del governo regionale in materia di ricerche petrolifere ed estrazioni. “Ci chiediamo come mai il Governo Crocetta, sempre più asservito ai poteri industriali e già minoritario in Aula, non abbia ancora impugnato per incostituzionalità gli articoli dello Sblocca Italia che riguardano la liberalizzazione delle ricerche petrolifere marine e terrestri così come sarebbe suo preciso dovere, per una evidente  violazione dello Statuto sulle competenze esclusive della Regione in materia di tutela del patrimonio culturale e ambientale”.
“Il governo getta così la maschera sulla vera natura dell’accordo con Eni – conclude Musumeci – verso cui evidentemente si era impegnato ad autorizzare le trivelle per ottenere la rigenerazione verde della raffineria di Gela, e dimostra che Crocetta e il Pd sono totalmente succubi dei petrolieri”.
Ora è necessario avviare un tavolo tecnico sulla politica energetica in Sicilia ed un confronto fra parlamento e governo regionale, anche per fare un bilancio di mezzo secolo di attività estrattiva in Sicilia, visto che dagli anni ’60 i petrolieri scavano ed estraggono petrolio producendo inquinamento nell’acqa nell’aria e nella terra. A questo dobbiamo aggiungere  la beffa di una ricaduta occupazionale insignificante e  la mancata defiscalizzazione dei prodotti petroliferi che costringe gli automobilisti a pagare la benzina ad un costo più alto di quello praticato in alcune regioni del Nord Italia
Ci sembra, al di là di tutto, una questione di giustizia della quale il nostro maggiore rappresentante, il governatore Crocetta, dovrebbe farsi carico, soprattutto in questi mnomenti di drammatica crisi che vede i cittadini siciliani pagare gli efffetti devastanti di una politica di sviluppo scellerata, incompatibile con le vocazioni della nostra terra.

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