di Martina Strano

CATANIA – Poesia, pittura, amore cortese, storia, letteratura. Tutti elementi che si intrecciano nelle opere e nella nuova mostra del Maestro Fusillo “Federico II. La scuola poetica siciliana e il Monferrato”. La mostra sarà visitabile da oggi fino al 4 maggio, insieme all’attesissima mostra di Pablo Picasso, con biglietto unico. In una splendida chiacchierata al telefono, il Maestro ci riassume i concetti chiave di questa sua opera, guidandoci attraverso un percorso che profuma di poesia, cavalieri, amori non corrisposti.

«Inizierei con una citazione importante: “la pittura è una poesia muta e la poesia è una pittura cieca”, tratta dagli scritti sull’arte di Leonardo. È una bellissima citazione che calza a pennello con questa mia mostra. Il ciclo di lavori trattati in questa mia opera vuole essere un omaggio a Jacopo Da Lentini nato nella mia stessa terra, fondatore e primo grande lirico della tradizione poetica italiana oltre che caposcuola dei poeti siciliani, quasi tutti funzionari alla corte di Federico II di Svevia che fu raffinato uomo di cultura. Vuole essere anche un omaggio al Piemonte e in particolare al Monferrato che in tutti questi anni mi ha ospitato. Con questa mia scelta pittorica, con uno sguardo nella letteratura antica, ho voluto ancora una volta cercare di capire la posizione di un tema importante: si tratta dell’amore. Nei paesi della Magna Curia di Federico II, l’amore cortese, come affermano i maggiori studiosi, era creato in laboratorio cioè era inventato, manipolato, a uso e consumo di chi lo recitava. Al contrario io credo che l’amore esista, altrimenti come possiamo credere che tutti i personaggi, uomini di legge, i diplomatici, tutti alla corte dell’imperatore, potessero raccontare e descrivere un amore così travagliato, un amore che non era mai ricambiato, sempre irraggiungibile. Questi lo facevano sì per creare delle splendide liriche, ma soprattutto lo facevano per il gusto di soffrire? Io credo proprio di no, anche perché la donna era sempre posta sopra un altissimo piedistallo, si burlava sempre del suo innamorato inducendolo a provare sempre tanta sofferenza. Io credo soprattutto che un incontro fortuito, una semplice vista anche da lontano sia avvenuta. Piero Della Vigna nella tenzone con Jacopo Da Lentini e Jacopo Mostacci afferma che l’amore non si vede e non si tocca fisicamente, però possiede una forza interiore che domina su tutta la gente. Fa poi una similitudine con la calamita che attrae fortemente il ferro. Anche questa attrazione non si vede, è invisibile appunto come è invisibile l’amore. Ho creduto bene di inserire nel contesto della mostra, elementi del Monferrato. Ho inserito personaggi importanti dello spessore di Bianca Lancia che fu la terza moglie di Federico, da lui sposata in fin di vita. Ho inserito anche l’importante poeta provenzale Raimbaut de Vaqueiras, che fu amante di Beatrice sorella di Bonifacio I. Questo amore è anche citato nei trionfi di Francesco Petrarca. Molto importante ed emblematico per questa mostra che unisce i due popoli del Monferrato di Bonifacio I e la Sicilia di Federico II, è quell’importante incontro avvenuto in questa città, Catania, nel 1224, tra Guglielmo VI del Monferrato e il grande imperatore Federico II. Nell’occasione Guglielmo VI chiede a Federico II un mutuo di 9000 scudi d’argento. In cambio di questa ingentissima somma che fu poi onorata, Guglielmo VI cede buona parte dei paesi del Monferrato. E io ho voluto rappresentare questo avvenimento in un dipinto di notevoli dimensioni citando buona parte dei paesi del Monferrato coinvolti e il nostro caro Liotru in pietra lavica.»

Ha già dei nuovi progetti in fase di realizzazione?

«Questa è la quarta mostra. La prima è avvenuta in collaborazione con il comune di Valenza, la seconda con il comune di Novi Ligure, la terza é stata fatta nel Castello del Monferrato in collaborazione con il comune di Casale Monferrato e la quarta qui a Catania. Spero di poterla portare anche a Palermo. Tra l’altro adesso ho anche un’altra importante mostra in una delle ville più belle del Piemonte, Villa Ottolenghi, che si trova ad Aqui terme, e la mostra è ispirata all’Alcyone di Gabriele D’Annunziò, poesie splendide. Io ho sempre amato la poesia e la letteratura. Poi le mie ricerche storiche mi hanno aiutato tanto. Ricerche d’archivio. Amo andare a spulciare negli archivi tra i documenti soprattutto nel 500 e del 600.»

Una mostra allestita insieme alle opere di Pablo Picasso. Una presenza ingombrante o che inorgoglisce?

«Io sono estremamente onorato di esporre i miei lavori insieme a quelli del grandissimo Picasso. È stata una coincidenza, non me l’aspettavo, ma quando mi è stato proposto è stato bellissimo. È la prima volta che mi capita di esporre insieme ad un’altra persona, sono abituato ad esporre da solo, figuriamoci poi con Picasso. È molto importante per me ringraziare l’Assessore alla cultura Orazio Licandro, la dottoressa Valentina Noto, gli sponsor della mostra Menza di Rosario Menza, la dottoressa Teodora Grazia Marletta, amministratore unico Valtessile e presidente dell’Istituto Europeo per lo sviluppo e la cooperazione, e la famiglia Catalano-Maugeri dell’Istituto scolastico Paritario “Bovio”. Vorrei inoltre ringraziare gli amici e i collaboratori, il maestro Orazio D’Emanuele, il professore Paolo Mularo che tanto si è prestato, e in generale tutti quelli che mi hanno aiutato. Sono molto onorato di esporre i miei lavori ispirati alla figura di Federico II e ai poeti della scuola siciliana, nel bellissimo scenario del castello Ursino di Catania e soprattutto esporre in contemporanea alla mostra del grande Pablo Picasso. »

 

Martina Strano

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