di Katya Maugeri

Quando le passioni diventano fonte di ispirazione occorre necessariamente colorarle nei dettagli utilizzando ogni sfumatura, senza lasciare nulla al caso. Mettersi in gioco sperimentando nuove tecniche con le quali crescere e migliorare. È il caso di  Francesco Barrera, conosciuto da tutti con lo pseudonimo di Mr.Pera. Dipinge sui muri abbandonando il concetto classico di graffiti, impegnato nella decorazione pittorica di sneakers, ha curato le illustrazioni del libro Cave felem”, da un’idea di Salvatore Risuglia, una raccolta  in 64 pagine di poesie e illustrazioni associate ai testi dedicati ai gatti. E’ stato prodotto e stampato in maniera indipendente nel 2011 e distribuito in varie librerie tra Vicenza, Verona e Catania. Una vita dedicata all’arte, in ogni sua forma.


Il muro proprio come una tela bianca. Da quale emozione predominante nascono i tuoi graffiti?

«Sarà la confidenza o forse la passione non so, ma dipingere sui muri è una delle cose che più mi fa sentire a mio agio. I motivi per cui nascono i miei graffiti sono vari e spesso non si possono catalogare solo sotto forma di emozioni. Più che altro mi concentrerei sull’intento che c’è dietro. I graffiti nascono in America come mezzo per emergere dal proprio contesto sociale e culturale, come un urlo di aiuto e di protesta, come a voler dire “io ci sono”. Quando si sono diffusi in Europa e in Italia molti ne hanno appreso i mezzi senza una vera appartenenza alle motivazioni. Personalmente, e anche per questa ragione, ho abbandonato il concetto classico di graffito per lasciar spazio a un approccio diverso, da diversi anni infatti i miei muri parlano anche di illustrazione e grafica. Quando ci si approccia a questo movimento lo si fa sempre in maniera un po’ ignorante, solo successivamente subentra la necessità di evolvere il proprio percorso, di sperimentare colorazioni e nuove soluzioni formali.
Secondo me, tutto si completa e acquista un senso quando si ha qualcosa da dire, riuscire a trattare tematiche o a rappresentare un concetto non è cosa da poco».VLUU L100, M100  / Samsung L100, M100

Ricercare la perfezione, lo stile, la tecnica. L’ispirazione deve essere costantemente alimentata dalla ricerca?

«E viceversa! La conoscenza porta buoni risultati, l’ignoranza non porta a nulla. Imparare a trarre ispirazione da quello che c’è intorno rende l’opera ricca. Quasi mai ci si domanda il perché della bellezza di qualcosa. Spesso un’opera può raccontare più di quello che lascia vedere, può far trasparire la sensibilità nel catturare e l’abilità nel tradurre e ci possono essere riferimenti e citazioni. Bisogna fare attenzione però perché la ricerca della perfezione, dello stile e della tecnica può far dimenticare qualcosa di altrettanto importante. Non è semplice, lo so, ma riuscire a esprimere sensazioni e sentimenti in una creazione è quello che la rende degna di essere definita tale».

La musica, fonte d’ispirazione predominante. Quando la musica diventa colore?

«Quando non puoi più fare a meno di essa. Si dice che leggere sviluppi l’immaginazione, io dico che la musica è in grado di sviluppare il nostro senso armonico. L’armonia musicale è la stessa di quella visiva, quando un insieme di elementi non funzionano stonano. E’ una sorta di algoritmo, uno schema che rende tutto funzionale.  E’ così da sempre, è così per tutto. Ce lo insegna la natura, basterebbe guardare fiori e piante, animali, paesaggi e fenomeni atmosferici».VLUU L100, M100  / Samsung L100, M100

Da un paio di anni porti avanti un progetto che ti vede impegnato nella decorazione pittorica di sneakers, l’arte diventa accessorio da indossare?

«Dipende dai punti di vista, la maggior parte di chi sceglie scarpe customizzate non ha ben chiaro il vero senso della cosa. Si tratta di una persona che mette a disposizione competenze ed esperienze, acquisite in tanti anni, per dare forma a un prodotto unico studiato in base a delle specifiche richieste. Si tratta di avere qualcosa di assolutamente personale, fatto solo per te. Eppure l’80% della gente questo non lo considera neanche e lo dico con un tono un po’ amaro. Non è una questione di soldi né di successo, è quella gratificazione che da un senso a tutti i tentativi, ai fogli strappati, ai colori consumati e al tempo investito per riuscire a fare quello che fai. L’arte diventa accessorio da indossare? Sì, ma solo se hai rispetto e ne riconosci il valore, altrimenti è solo un disegno fatto da uno che ci mette 5 minuti su un paio di scarpe che hanno tutti».

Dipingere sui muri, esprimere pubblicamente il proprio punto di vista, mostrarsi senza alcun timore. Quanti, oggi, sono disposti a farlo senza ricorrere a dei filtri?misterpera

«Difficile poterlo dire. Forse il più delle volte si sceglie appositamente un certo tipo di filtro, magari per non arrivare a tutti oppure per arrivare in maniere diversa, per evitare che la propria opera diventi becera propaganda pubblicitaria o una banale lamentela pubblica. Il vero potere dei graffiti è la loro grande forza comunicativa, a cielo aperto e sotto gli occhi di tutti. Per come la vedo io in qualche modo si ha una sorta di responsabilità nei confronti degli altri per quello che si produce e condivide. Si può essere artisti rivoluzionari e sovversivi oppure solitari e menefreghisti ma questa è una cosa di cui non si può non tenere conto».

K.M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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