PALERMO – “Il gioco degli scacchi indossa origini molto antiche”, afferma il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese.

“Non si sa bene da dove, ma si conosce qualcosa di molto simile, in Persia. Del gioco, praticato anche in India, si ha impronta pure presso gli arabi. Il termine “Shat-mat”, cioè scacco matto, esprime “il re è morto”, Shat è di lingua persiana e mat di lingua araba. Nella tomba della moglie di Ramses II,  in Egitto, la regina Nefertari è rappresentata intenta nel gioco. È la Regina la figura più potente in questo intrattenimento: può spostarsi senza tanti limiti e garantisce la sicurezza del Re, essa deve quindi associare tale libertà alla saggezza, quando sceglie la casella da occupare”.

“Forse, adesso, – conclude – quando capiterete davanti ad una scacchiera, guarderete al suo gioco con altri occhi, più interessati, e più meditabondi osserverete nuovi contenuti”.

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