di Katya Maugeri e Franco Liotta 

Promuovere la letteratura e farlo nel modo più affascinante, creando atmosfere accattivanti attraverso degli scenari indimenticabili, anche quest’anno torna il Taobuk, il Festival Internazionale del Libro giunto alla sua quinta edizione ideato e guidato da Antonella Ferrara e, che vede ancora una volta, il giornalista Franco Di Mare come presidente del comitato scientifico.  Lo scorso settembre il “festival delle Belle Lettere” ha raggiunto trentamila presenze, un pubblico eterogeneo proveniente da molte parti d’Italia, pubblico che ha accolto ben settanta autori, ricordiamo il Premio “Taobuk Award per l’Eccellenza Letteraria” consegnato Luis Sepulveda, onorando così l’impegno letterario e civile di uno dei maggiori esponenti della letteratura mondiale. Come tradizione, ormai, incontriamo Antonella per un’anteprima dell’evento.

 

– Dopo il successo dello scorso anno che affluenza prevedete in questa quinta edizione?

 «Quest’anno sono previsti ottanta autori e prevediamo un’affluenza maggiore di pubblico, i segnali sono stati inequivocabili quando, in tantissimi hanno partecipato all’anteprima inaugurata con la presentazione di David Grossman, tutto ciò ci spinge a considerare la necessità di presentare il programma in anticipo, per dare modo a tutti di prenotarsi in tempo».

– Quale sarà il tema della nuova edizione?

«Gli ultimi muri, “The Wall”, quei muri che ancora persistono: culturali, ideologici, economici, politici. Se ci pensate, anche l’immigrazione è un muro, è il sud del mondo che bussa alle porte del “nord del mondo” visione di benessere e una vita migliore.  I muri, sembra non cessare mai, non ultimo, lo scontro tra le religioni. Noi riteniamo che, fondamentale strumento di sintesi per il superamento dei muri, sia proprio la cultura. In pratica, quest’anno, il Festival sarà un palcoscenico privilegiato presso cui si affronterà il tema, visto dai molteplici aspetti».

– Sembra molto interessante, allora ci puoi dare qualche anticipazione.

(Antonella sorride) «Non posso proprio rivelare i nomi degli ospiti, posso sono dirvi che avremo un premio Nobel, un celeberrimo esponente della musica classica e una grandissima cantante che, per il tema trattato in questa edizione, è il classico gioiello che impreziosisce il monile. Anche quest’anno l’inaugurazione sarà una serata di spettacolo durante la quale le interviste saranno accompagnate da esibizioni di grandi esponenti di altre arti. Abbiamo incrementato la presenza di autori stranieri, ciò accresce il nostro orgoglio, grandissima soddisfazione perché il nostro intento è di diventare sempre più un festival internazionale. Riguardo al gruppo, seguendo il motto “squadra che vince non si cambia”, abbiamo mantenuto il team, ormai collaudato e consolidato».

1525044_10202039108518347_1792807647_n – Lo scorso anno è stato caratterizzato anche da belle attività collaterali, quest’anno cosa uscirete dal cilindro?

«Taormina cult, la passeggiata in compagnia degli autori, alla scoperta dei luoghi letterari simbolo della città, e poi ancora un’importantissima mostra a Palazzo Corvaja, vogliamo ricordare Pier Paolo Pasolini nei quarant’anni dalla morte. Il festival, infatti, dedicherà un’ampia sezione dal titolo “Omaggio a Pasolini” e avremo anche l’onore di ospitare il più grande studioso dell’opera pasoliniana, in esclusiva per noi. Inoltre, presso la fondazione Mazzullo sarà allestita un’importante mostra fotografica della più famosa fotoreporter siciliana all’estero. Infine, ma non per importanza, sempre al centro della nostra attenzione i giovani, ecco che ritornano i volontari e con accordi con l’Università e la scuola d’eccellenza dell’Ateneo catanese».

– Quanto è importante realizzare un evento così prestigioso in un’epoca d’intensa crisi culturale?

«È importante ed è difficile, perché proprio in momenti di crisi non è facile trovare le risorse per affrontare un palinsesto così articolato, però ritengo che arrendersi sarebbe come ammettere che la crisi ha vinto e siccome con la cultura si mangia – nel senso bello del termine – sono convinta che organizzare eventi culturali di alto profilo, procura un indotto a tutta la comunità. La qualità della vita di un luogo, inoltre, si misura anche dal numero e dal livello degli eventi culturali che è capace di esprimere, presentazioni di libri, presenza di autori di così alto profilo contribuisce, in modo sostanziale, ad arricchire il brand della città».

11180603_10205852108480963_2375653222208397744_n–  Quali sono i limiti che si incontrano durante questo percorso?

«In un periodo di recessione, di austerità, le aziende – che solitamente sono disposte a sostenere gli eventi culturali – si trovano in difficoltà e le istituzioni non sempre hanno la lungimiranza di capire l’importanza di uno spettacolo. A volte, purtroppo, da alcuni un contributo che l’Ente dà all’evento culturale viene visto come una colpa, come fosse denaro buttato, in realtà non è così perché l’ente pubblico che contribuisce alla realizzazione di un festival o di evento – che poi è espressione della città – arricchisce il proprio patrimonio e questo ha un riscontro molto importante e torna anche in termini economici».

– Chiudiamo questa chiacchierata con una domanda veramente difficile, secondo te, la gente quanto è interessata alla cultura e quanto viene attratta dal glamour?

«C’è sete di questi eventi. Lo dimostra la continua richiesta di e la partecipazione del pubblico.
Nel marketing, l’offerta genera la domanda o, quantomeno, agisce su corde che possano risvegliare i desideri assopiti e, anche in ambito culturale, è così. È chiaro che dipende dal tipo di format si propone e il modo in cui trasmette la cultura, infatti, se si propongono eventi noiosi, non ci sarà mai alcun risultato, ma se abbini una buona promozione a un format fruibile, che abbia un alto profilo e che riesca ad arrivare a tutti, perché la semplicità è il presupposto di una comunicazione davvero efficace, allora stai sicuro che i frutti non tarderanno ad arrivare».

di Katya Maugeri e Franco Liotta 

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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