CATANIA – Stamattina l’ assemblea annuale provinciale di Cna Catania, dal titolo “Catania riparte dalle imprese”.

Nell’introdurre i lavori, moderati da Floriana Franceschini, presidente regionale di Cna Impresa Donna, il presidente etneo dell’associazione, Sebastiano Battiato, ha posto l’accento sui nodi irrisolti in città, «dall’abusivismo alla disoccupazione, dalla pressione fiscale all’insicurezza diffusa. Problemi che frenano la crescita e mettono in serie difficoltà soprattutto le piccole e le micro aziende». Ospite d’onore era l’assessore regionale al turismo, Anthony Barbagallo, che ha illustrato i passi avanti fatti dal comparto nell’ultimo anno. «Siamo la quarta regione in Italia per crescita del turismo, per la qual cosa ritengo che il pubblico un minimo di merito debba pure avere. Sia il piano di settore che il piano propaganda sono stati approvati in tempi certo più veloci che in passato e i nuovi sono già in dirittura d’arrivo. A ciò aggiungiamo l’interlocuzione con esponenti del comparto di Cina, Corea del Sud e Giappone, che nel breve/medio periodo condurrà sicuramente a novità di una qualche importanza».

Molto diretta la relazione annuale del segretario, Andrea Milazzo, per il quale «nel 2015, l’economia siciliana ha mostrato alcuni segnali di ripresa che hanno interessato, in modo differente, settori e imprese. Una inversione di tendenza che ha raggiunto livelli superiori alle previsioni, accompagnata però da una serie di punti negativi, che delineano un quadro a luci e ombre». Per Milazzo, «l’artigianato è l’unica categoria economica che continua a registrare un netto calo delle imprese attive. Dall’inizio della crisi il numero complessivo è crollato di oltre 117mila unità (-8 %), in Sicilia le imprese artigiane attive erano 87.339 nel 2007, oggi sono 75.203. In otto anni nel nostro comparto si sono perse 12.136 aziende, a Catania ben 3.007. Nella nostra provincia quasi tutti i settori versano ancora in un pessimo stato di salute. Le performance peggiori rispetto al 2009 riguardano i trasporti, che hanno perso il 19,33% delle imprese, l’edilizia il 12,31%, la metalmeccanica il 15,85%, il legno il 36,56%, l’autoriparazione il 9,80%».

Milazzo ha avanzato precise critiche alla Regione Siciliana, che per scelta non destina risorse significative al credito agevolato né alla patrimonializzazione dei confidi e che ritarda la pubblicazione dei bandi, «l’ultima grande occasione di sviluppo per l’Isola». «Non ne possiamo più», ha dichiarato, «di pagare imposte su redditi non ancora incassati. Non accettiamo più di pagare la Tari anche per quelle aree dove produciamo rifiuti che siamo già costretti a smaltire a nostre spese. Riteniamo del tutto inaccettabile pagare l’Imu sugli immobili che ci servono per lavorare. A Catania ci ritroviamo a sopportare un prelievo complessivo del fisco sugli utili di impresa pari al 68,5%». Ma soprattutto Milazzo ha denunciato le amministrazioni locali, in particolare il Comune di Catania, per la loro inazione rispetto ai temi della tassazione e del contrasto all’abusivismo e della mancata regolamentazione dei controlli sugli impianti termici.

A Milazzo ha risposto l’assessore al Welfare del Comune di Catania, Angelo Villari, che ha parlato di «questioni poste molto serie», garantendo a breve un incontro fra Amministrazione ed esponenti del comparto artigiano, «per riprendere le fila di un importante discorso sinergico». Sull’elevato livello di tassazione, Villari ha ricordato come «Catania sia impegnata in un complesso piano di rientro per evitare il dissesto alla città, cosa che costringe a tarare verso l’alto tutte le aliquote, certo non per volontà dell’amministrazione di vessare cittadini e imprese».

Una riflessione politica è venuta da Giuseppe Cascone, presidente regionale siciliano di Cna, che si è interrogato se «la crescita del turismo nell’isola sia merito dei siciliani o non piuttosto dell’allarme terrorismo che sta spostando milioni di viaggiatori dalle classiche mete internazionali, facendogli preferire la più tranquilla Sicilia». Cascone ha poi tuonato contro i lunghi commissariamenti di troppi enti. «Le imprese sono prigioniere delle Stato», ha dichiarato.

Dopo la tavola rotonda, moderata dal giornalista Andrea Lodato, che ha raccontato le storie di successo di alcuni imprenditori Cna catanesi (Giacomo Alessi delle Ceramiche Alessi, Giampiero Corallo dei mobili d’arte Disè ed Elisa Fazio della piattaforma Flazio.com, nonché Claudio Luca di Bacco Srl, rappresentato dal direttore commerciale Luigi Pulvirenti), le conclusioni sono state affidate al presidente nazionale di Cna, Daniele Vaccarino. Vaccarino ha evidenziato come «la crescita in Sicilia, come illustrato dal rapporto Svimez, abbia goduto nel 2015 di fattori congiunturali assai favorevoli: una annata positiva per il comparto agrario, la crescita del turismo, ma soprattutto una offerta di particolari misure e incentivi misure che hanno fatto crescere le assunzioni. Peccato che nel 2016 il trend si sia fermato».

 

 

 

 


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