Riceviamo e pubblichiamo

La nota ministeriale n. 30549 facendo seguito alle indicazioni previste dal quadro normativo di riferimento, legge 107/2015, introduce, a nostro avviso, importanti elementi di novità nella divulgazione dei principi inerenti ai diritti umani. L’inserimento nel primo ciclo del potenziamento socio economico e per la legalità affronta tematiche relative alla cittadinanza attiva e democratica, alla valorizzazione dell’educazione interculturale e alla pace, al rispetto delle differenze e al dialogo tra le culture, alla sostenibilità ambientale dei beni paesaggistici, del patrimonio e delle attività culturali, basi fondamentali per uno sviluppo della persona. Gli stessi argomenti vengono riproposti anche all’interno del secondo ciclo. Nonostante non ci sia nella nota un esplicito riferimento alla disciplina dei diritti umani, siamo dell’avviso che un percorso verso un riconoscimento importante sia stato inaugurato. Certo ancora occorre insistere e proporre soluzioni affinché una materia così rilevante trovi una sua dimensione appropriata, al pari di molti altri insegnamenti, nel mondo dell’istruzione.
Pensiamo che già nel concetto di scuola moderna sia intrinseco il tema della legalità. Potenziare tale nozione significa pertanto contrastare “l’indifferenza, il compromesso morale, la contiguità, la complicità” in semplici parole contrastare le organizzazioni criminali (mafia, ndrangheta e camorra). Trasferire alle future generazioni il contributo, le parole, le azioni dei grandi martiri della legalità (Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Pio La Torre, Rosario Livatino, Giancarlo Siani, Carlo Alberto Dalla Chiesa e tanti altri ) vuol dire piantare i semi della giustizia, della libertà, dell’onestà, della rettitudine in una società sempre più multietnica e complessa; vuol dire, anche, fare in modo che il concetto di Stato, nel suo significato e ruolo istituzionale più alti, sia tutelato, difeso e rispettato con scrupolo, quasi religioso, da ciascuno di noi; significa infine stimolare sempre più ognuno ad adempiere al proprio dovere e a maturare una solida coscienza civica. Tutto ciò dovrebbe, come è risaputo, costituire l’unica forma comportamentale ammessa e riconosciuta.
Borsellino alcune volte nei suoi interventi in merito all’importanza dell’educazione alla legalità amava rivolgersi ai giovani con queste parole: “I giudici possono agire solo in parte nella lotta alla mafia (…) se la mafia è un’istituzione antistato che attira consensi perché attira consensi perché ritenuta più efficiente dello Stato, è compito della scuola rovesciare questo processo perverso, formando i giovani alla cultura dello Stato e delle Istituzioni”
Oggi ogni dirigente o docente ha di fronte a sé la possibilità concreta di far germogliare queste frasi, attuando il potenziamento della legalità nella sua scuola.
Prof. Romano Pesavento
Presidente Coordinamento nazionale
dei docenti della disciplina dei diritti umani

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