Compensi per decine di migliaia di euro a due dipendenti-dirigenti e un commissario. Benchè l’ente sia in liquidazione nessuna spending review se a beneficiarne sono gli amici del “palazzo”.

Di Salvo Reitano

 

C’è da chiedersi, ce lo chiediamo, se lo chiedono in tanti: perché rompono tanto le scatole con la “spending review” se poi gli enti dichiarati inutili e messi in liquidazione, come l’Ato Acque Catania, continuano a sperperare denaro pubblico resistendo a qualsiasi tipo di razionalizzazione?

La politica fa “marameo”, secondo un vecchio costume, con proclami altisonanti e poca fantasia: tagliamo qui, risparmiamo lì, via questo, via quello, basta privilegi.

Invece scopri che è tutto un bluff che costa ai contribuenti decine di miliardi di euro ogni anno.

Il meccanismo con il quale questi inutili organismi resistono e continuano a restare a galla prevede diverse variabili: in alcuni casi si mette in moto la procedura per la cancellazione e nel frattempo si passa alla riorganizzazione; in altri casi si cambia la denominazione per allungare i tempi rinviando la scelta finale a nuove norme; alla fine, se proprio cadono tutte le barriere c’è sempre, come paracadute, il ricorso al Tar o al Consiglio di Stato per congelare la pratica.

Nel caso degli Ato Acqua, istituiti con una legge n. 36 del 5 gennaio 1994, da tempo lo Stato aveva deciso di sopprimerli, ma, miracolo dei miracoli, la loro esistenza viene prorogata di volta in volta con leggi e decreti.

L’ultimo il “Milleproroghe 2011” ha posticipato la loro cessazione al primo gennaio 2012. Eppure, ciò nonostante, sono ancora in vita. La Regione, infatti, ne ha prolungato la gestione di liquidazione fino fine giungo 2014.

Il paradosso è, nel caso dell’Ato catanese, che ci troviamo di fronte ad un ente in liquidazione che vanta una pianta organica davvero originale: due soli dipendenti ed entrambi dirigenti con compensi mensili non certo da fame ai quali si aggiungono spesucce inutili che fanno lievitare ulteriormente le uscite.

Provate a collegarvi alla pagina dell’albo pretorio dell’ente, http://www.atoacquecatania.it/albo-pretorio/default.aspx, vi accorgerete che le ultime sei determine online riguardano tutte, liquidazioni e impegni di spesa. Un salasso mensile con numeri da capogiro per un consorzio che non avrebbe ragione di esistere.

Partiamo dalla prima in basso. Determina n°12 del 27 marzo 2014, ”Liquidazione compenso Revisori dei conti”, terzo trimestre 2013 a favore del presidente dott. Fabio Sciuto euro 6.555,89 che al netto degli oneri sono 5.522,49. Facciamo scorrere e andiamo alla determina n° 13, la più corposa: “Liquidazione spettanze Dirigenti ing. Laura Ciravolo e avv. Maria Beatrice Virzì, mese di marzo 2014”. Per la prima sono 7.112,75 euro (4.053,74 nette), per la seconda euro 4.971,45 (2.965,46 euro al netto degli oneri di legge).

Per dovere di cronaca va segnalato che alle due dipendenti-dirigenti, con determina presidenziale n.59 del 30/12/2013 firmata da commissario straordinario e liquidatore, Antonella Liotta, è stato prorogato l’incarico per altri sei mesi. All’ing. Laura Ciravolo come direttore tecnico e a Maria Beatrice Virzi come direttore amministrativo.

La stessa Maria Beatrice Virzi che con la determina n°17 del 01/04/2014, impegna la somma complessiva di euro 30.595,00 quale spesa presuntiva per l’indennità dei Revisori dei Conti per i primo semestre 2014.

Le altre determine, a confronto, sono cosette: 451,50 euro per abbonamento a una rivista e banca dati online, 81,31 euro per servizi postali (mesi gennaio-febbraio 2014), 370,00 euro per la partecipazione a un seminario.

Insomma, soldi spesi a vuoto per un ente in liquidazione. Un ente senza prospettiva e senza futuro che, come scriveva Indro Montanelli a proposito della Cassa per il Mezzogiorno, nel lontano 1963: “..fornisce solo un pretesto alla distribuzione di qualche impieguccio in qualche ufficio dalle attribuzioni vaghe”.

 

Salvo Reitano

 

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