Salvo Reitano

Un ente in liquidazione con una pianta organica originale: due soli dipendenti-dirigenti con stipendi da favola alle quali si continua a rinnovare l’incarico. Chissà se la Corte dei Conti sta indagando su questi sprechi?

CATANIA – Spesso la storia accomuna la sorte degli uomini, soprattutto quando pretendono troppo da sé stessi con promesse che non sono in grado di mantenere. Così la stagione del grande riformatore, che avrebbe dovuto cambiare volto alla Sicilia con la rottamazione di un vecchio modo di fare politica a colpi di riforme epocali, abolizioni di enti inutili e “spending review”, si sta chiudendo, miseramente, sulla falsa riga della vecchia politica.
Il governo di Rosario Crocetta, come abbiamo scritto nei giorni scorsi, si sbriciola. La slavina delle dimissioni a raffica rischia di scivolare a valle travolgendolo. Con il suo sconcertante immobilismo, rispetto ai problemi urgenti dell’Isola, il governatore assomiglia sempre più ai suoi predecessori ai quali, in campagna elettorale, rimproverava di aver portato la Sicilia allo sfascio per manifesta incapacità che, purtroppo per noi, si è rivelata anche la sua.Schermata 2015-06-29 alle 14.41.12
La spesa è aumentata, contribuendo ad ingrossare il debito che nemmeno l’assessore Alessandro Baccei, inviato dall’imperatore romano Matteo Renzi,  è riuscito ad arginare. Per non parlare della crescita, che in Sicilia non esiste, dei dati sconfortanti sull’occupazione, del caos che regna nella sanità. E poi c’è il problema immigrazione che al governatore sembra non interessare. Meglio una partecipazione in prima fila gay pride. Vuoi mettere?
La Sicilia, ormai, è una nave alla deriva dove enti inutili e in liquidazione spendono e spandono senza ritegno. Quegli stessi che secondo le promesse avrebbero dovuto essere ridotti o riformati se non addirittura eliminati.
E’ il caso dell’Ato Acque di Catania del quale ci siamo occupati in passato convinti che la nostra denuncia avrebbe prodotto qualche risultato. Abbiamo verificato che manca il coraggio e la politica regionale annaspa in una sorta di dilettantismo ben mascherato fra slogan e proclami che sono solo sabbia negli occhi dei siciliani. Tutto come prima. L’imperativo categorico è: resistere. Enti in liquidazione e poltrone indistruttibili.
Dell’Ato Acqua, come detto, ne avevamo parlato in un primo servizio  apparso su queste pagine nel mese di aprile dello scorso anno, ne abbiamo riparlato a gennaio di quest’anno. Sempre la stessa solfa. Così siamo andati di nuovo a controllare. Nulla è cambiato. Ci troviamo anConzorzio Ato AcqueCTcora davanti  un ente in liquidazione che vanta una pianta organica davvero originale. Due soli dipendenti: l’ing. Laura Ciravolo come direttore generale del Consorzio e responsabile del servizio tecnico e Maria Beatrice Virzi come  direttore amministrativo, alle quali il commissario straordinario e liquidatore ha rinnovato  l’incarico fino al giorno 31/12/2015 con compensi mensili non certo da fame, e una retribuzione annua lorda, compresa la tredicesima mensilità, per la prima di  euro 94.352,93 e per la seconda di euro 65.947,9. Una cosa scandalosa, che offende la dignità di chi non arriva a fine mese o peggio è alla ricerca di un lavoro impossibile da trovare. Poi scopri che a Milo, in provincia di Catania, un panificio è obbligato alla chiusura per 6 giorni per aver omesso di pagare al fisco una somma cumulata in  4 di scontrini negli ultimi 5 anni, nonostante i titolari avessero già pagato una sanzione di 688,00 euro. Puniti, senza attenuanti, e licenza sospesa per il mancato versamento di otto euro e trenta centesimi!! 11263041_842420132474164_3238318789997162793_n
Lo stato Italiano si dimostra, come al solito, debole coi forti ma forte coi più deboli. Ci chiediamo, come il panificatore,  se la legge sia davvero uguale per tutti o se, in realtà, applicandola si creano solo disparità che ostacolano l’economia e il lavoro della gente. Si chiude un’attività per pochi euro e si continuano a mantenere vitalizi e stipendi da favola per enti inutili.
Ecco servita la rivoluzione del “crocettismo” e del “renzismo” fatta di annunci altisonanti: si ferma davanti a equilibri politici da garantire con incarichi nascosti di sottogoverno. L’unico panificio di un piccolo paesino è costretto alla chiusura forzata per una cifra irrisoria mentre, inconsapevolmente, paga stipendi come quelli dell’Ato Acque Catania. Questa è la  “spending review” del governatore siciliano e dell’imperatore romano: tagli, pochi, solo dove conviene e non dove serve. Al commissario di turno non è passato nemmeno lontanamente per la testa di ridurre gli stipendi alle due dipendenti-dirigenti di se stesse che costano per sei. Crocetta tace. Figuriamoci. E vogliamo risparmiare su un ente in liquidazione e mai liquidato, mentre ce ne sono altri che non possono pagare gli stipendi? E la Corte dei Conti? Chissà se sta indagando su questi sprechi che gravano pesantemente sulle tasche di ogni singolo cittadino? Se un ente è in liquidazione, va liquidato. Non ci sono ragioni per tenerlo in piedi. Uno costo inutile e dannoso. Il grande giorno promesso da Crocetta non è mai arrivato e a questo punto si sono perse le speranze. Lo avevamo previsto. Ora abbiamo la conferma.
Eliminare sprechi, ridare efficienza alla macchina amministrativa e quindi recuperare miliardi di euro dalla spesa pubblica determinanti per ridurre il debito, fare investimenti, ridurre le tasse. Ci voleva un colpo di mannaia. Invece, al netto degli annunci del governatore, non c’è traccia di decisioni definitive, con date certe, degli enti da sopprimere, anzi, come nel caso Ato Acque Catania si procede di proroga in proroga.
Rilevare e denunciare tutto questo, non è avercela con il governatore siciliano, ma dire le cose così come stanno che è poi assolvere alla funzione di una corretta informazione. La sensazione che se ne ricava è che la nostra regione, da anni, è in mano a dei dilettanti che non hanno un politica e nemmeno uno straccio di idea da portare avanti. Solo slogan, chiacchiere e bla bla bla. Speriamo solo che Crocetta e suoi sodali, a questo punto, abbiano la decenza di farsi da parte e lasciare la parola agli elettori.

S.R.

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