In occasione della sua inutile e propagandistica visita al Cara, Angelo Attaguile ha colto l’occasione per criticare le prese di posizione dei vescovi a favore dei migranti, affermando che esse «fanno il gioco di personaggi squallidi che utilizzano a fini speculativi [gli immigrati, si suppone]». Ovviamente nel linguaggio tutto politico di Attaguile i migranti esistono e sono importanti non in quanto uomini e oggetto di premura e misericordia cristiana – così come avviene per i vescovi – ma solo per solleticare gli istinti xenofobi e impaurire una popolazione già alle prese con seri problemi di occupazione e di vita. Spera così con il suo movimento di saltare sul carro attualmente in corsa di Salvini e ottenere qualche rendita di posizione politica nella futura competizione elettorale. In questa ottica ritiene offensivo il linguaggio del segretario della Cei Nunzio Galantino, verosimilmente perché questi aveva criticato i «piazzisti da 4 soldi» che speculano su questo dramma.

Ma quando Galantino lancia il suo allarme, parlando di una strage perpetrata contro chi cerca di trovare una speranza di vita, non parla da politico, ma da cristiano; e al primo posto della gerarchia di valori di un cristiano sta (o dovrebbe stare) l’amore e il soccorso per il prossimo, qualunque sia il colore della sua pelle. Per cui chi sia veramente cristiano non può vedere le persone affogare senza prestare il proprio aiuto, né può rifiutare di accoglierli in base ad egoismi regionali, specie quando queste regioni sono tra le più ricche e benestanti della nazione. E’ questa una esigenza che sta al cuore del cristianesimo e che non può essere rinnegata se non si vuole tradire quella identità cristiana di cui i leghisti si riempiono a sproposito la bocca.

Ma Attaguile – seguendo il suo maestro Salvini – parla invece da politico. In questo caso sono due gli obiettivi: sfruttare tale fenomeno per accrescere il proprio consenso elettorale, magari facendo qualche passeggiata al Cara o in altri centri di accoglienza; e poi, approntare e ipotizzare le misure politiche che in un certo qual modo rendano tale fenomeno più tollerabile o contribuiscano a ridimensionarlo. Ma mentre su questo secondo punto le proposte di Salvini (e di conseguenza di Attaguile) sono praticamente risibili o perché assolutamente irrealizzabili o del tutto inefficaci, invece sul primo sono molto bravi ed attivi: non ci vuole molto a suscitare paure e timori, specie quando si danno informazioni false o esagerate e così raggranellare un utile gruzzoletto di voti (per una ricostruzione realistica del fenomeno immigrazione si vedano i semplici dati forniti da Vincenzo Romania) .

Che poi la loro coscienza cristiana venga messa in secondo piano e dimenticata opportunisticamente, così come capita a tutti i cattolici della domenica, per i quali il cristianesimo è buono solo quando va incontro ai loro desideri, non quando propone verità e azioni scomode, questo è un altro affare. Come spesso capita, per questi cristiani persino il papa è santo e infallibile solo quando è d’accordo con loro. Altrimenti, se pratica veramente il Vangelo, diventa “comunista” (così come è stato tacciato mons. Galantino da Salvini).

Ma se non si riesce a fare incontrare il discorso intessuto di moralità dei cristiani con un discorso politico all’altezza della gravità del problema – inquadrandolo in un’ottica internazionale e capendolo all’interno dei meccanismi che regolano l’economia globalizzata – è difficile che si possano trovare le strategie più adatte a una sua soluzione. Tra la vuota chiacchiera di Renzi e l’interessata propaganda di Attaguile-Salvini v’è tutto un terreno da esplorare e percorrere. Speriamo che non si inizi troppo tardi.

 

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