Quattro chiacchiere con Alfredo Porcaro, patron di “Consulenza radiofonica, la professionalità on air”

di Franco Liotta

È evidente a tutti, ormai, che fare radio non è più terreno fertile per improvvisati speaker, idonei per mettere in piedi una struttura capace di inviare un flebile segnale da esser captato fino al secondo piano del proprio condominio, o editori senza nessuna competenza, personaggi da “il gatto e la volpe” nel mondo della comunicazione. Certamente sono cambiati i tempi, cambiate le tecnologie, forse l’unica cosa che è rimasta immutata da allora è l’amore e la passione di chi si cimenta in quest’avventura. Ma nel frattempo, sono nate anche nuove abilità, nuovi professionisti, personaggi che, dopo aver dedicato una vita al mondo della radio, oggi offrono le proprie competenze ed esperienze al servizio degli imprenditori del settore. Questo è il caso di Alfredo Porcaro, che, avendo operato in radio regionali campane e poi interregionali ed approdato in uno dei maggiori network nazionali, dove ha ricoperto vari incarichi, ha poi spiccato il volo con la sua creatura “Consulenza radiofonica, la professionalità on air” (www.facebook.com/consulenzaradiofonica), un’agenzia che offre un servizio a 360 gradi per chi gestisce o opera in una struttura radiofonica.

Anche Alfredo sarà tra i protagonisti del secondo meeting della comunicazione radiofonica, che si terrà presso Viagrande Studios il 17 aprile prossimo. Noi di Sicilia Journal lo abbiamo incontrato per una chiacchierata sullo stato di salute di questo mondo tanto affascinante quanto difficile.

Raccontaci qualcosa di te, come nasci nel mondo della radio e cosa ti ha portato alla consulenza.

Nel 1995 comincio a operare in radio locali campane, nel 2003 faccio un primo salto professionale in una radio interregionale, Delta Uno in Abruzzo, nel 2006 approdo a radio Kiss Kiss, dove rimango per otto anni come fonico, capo fonico e responsabile di Sede e, infine, decido di dar frutto alla mia esperienza ormai ventennale, fornendo consulenza a chi ne avesse bisogno. Mi sono cimentato in quest’agenzia perché cercavo un’idea semplice ma funzionale per il mondo della radio.

Allora è un’avventura recente, ma come si diventa consulenti accreditati?

(sorride) bella domanda, (ci pensa un po’ e poi di getto), sono poche le scuole che insegnano come diventare dei professionisti. Quello che io propongo, ai clienti, è la mia conoscenza fatta di venti anni di mixer e studi radiofonici, di quello che ho visto e dei piccoli trucchi che ho imparato. Lo stare in una radio di medie dimensioni è fucina di insegnamenti ed è proprio lì che ho imparato a fare uno spot, una play list, un promo di un programma, una campagna di comunicazione per un grande evento, le peculiarità di un determinato disco a una certa ora e non a un’altra. Una cosa, comunque, non mi ha mai abbandonato, una grandissima curiosità e, questa mi ha portato a carpire i segreti che stanno dietro a grandi successi.

Chi è il tuo cliente tipo?

La mia società, come ti dicevo, è nata da appena un anno, siamo sul mercato da giugno del 2014, mentre il progetto è nato a marzo 2014. Pertanto, come in qualsiasi altro percorso in radio si fa a piccoli passi, chi vuol fare lo speaker non bussa alla porta di una radio nazionale ma comincia con le locali passando dalle regionali e interregionali. Oggi il mio cliente ideale è un piccolo-medio editore, non certo il grande che ha molte esigenze particolari. Forse un giorno arriverò anche a questo target ma, per il momento, voglio farmi le ossa e confrontarmi con un mercato che adesso sento più congeniale a me, cioè quelle piccole realtà che sentono la necessità di essere modernizzate, cercando sempre di mantenere l’identità locale.

Quali sono gli errori che le piccole realtà commettono?  

Spesso l’inesperienza dei nuovi imprenditori induce gli stessi a scimmiottare le grandi realtà nazionali o internazionali, non vi è nulla di più sbagliato. Perché una radio ancorata al quel territorio deve mantenere la propria identità senza pretendere di copiare o fare una libera riproduzione di programmi nazionali, è troppa la distanza a livello di risorse umane ed economiche, meglio un buon programma originale che una scopiazzatura (sempre) malriuscita.Alfredo Porcaro

Parliamo di web radio, quale credi debba essere l’approccio al mercato, considerando il credere comune che, nonostante il potenziale pubblico, tali esperienze si riducono sempre a interessare persone del proprio territorio.

Non sono d’accordo, conosco web radio che hanno grandissimo ascolto all’estero, e non parlo soltanto delle grandi realtà ma strutture piccoline che programmano prevalentemente musica. Tali risultati sono raggiunti da radio “locali” ma, nel cui interno operano professionisti che curano particolarmente un’ottima play list musicale e il packaging audio qualità del suono (jingles e sigle). All’estero l’approccio dell’ascolto è molto diverso dal nostro, solo adesso in Italia abbiamo i primi segnali di un risveglio, mi riferisco a radio esclusivamente on line, e non quelle che riportano il proprio segnale anche sul web, potrei portare diversi esempi apprezzabili di persone che stanno portando avanti progetti molto interessanti.

Secondo la tua esperienza, qual è lo stato di salute della radiofonia italiana?

Purtroppo si investe poco sui giovani, che sono il futuro, molti hanno paura che il digitale (si pensa entro il 2018/19 che questa tecnologia soppianterà l’analogico) porterà conseguenze simili a quelle che sono state nel settore televisivo, anche se io credo che non sarà così catastrofico. Lo stato di salute, però non dobbiamo nasconderlo, non è ottimo, come dicevo, non si investe sulla nuova generazione perché si ha paura che questa non sia appetibile riguardo gli ascolti. Riguardo gli introiti pubblicitari, sembra che, negli ultimi due anni, abbiano avuto una lieve crescita ma parliamo di percentuali irrisorie. Per questi motivi, un editore evita di rischiare con nuove voci ma, se le proprie risorse lo permettono, cerca la voce conosciuta che, in qualche modo, lo tranquillizzi. Da qualche tempo però un grande network sta operando in senso inverso, investendo su voci giovani, ma puntando sulle voci e non sulla personalità e, questo diventa un limite. Per fare un buon programma ci vuole personalità degli speaker che lo conducono.

E della realtà siciliana che idea ti sei fatto?

Non conosco molto bene la realtà isolana, ho solo un cliente che opera in Sicilia, ma in questo periodo, anche alla luce dell’evento che ci sarà prossimamente, ho prestato più attenzione ad alcune radio e quello che ho potuto notare è un certo fermento. Inoltre, mi ha colpito favorevolmente come, iniziative come quella del meeting riescano a catalizzare tante persone che operano in questo settore, ciò è sintomo evidente di vitalità, senza nascondere i problemi che, sicuramente ci saranno come nelle altre parti d’Italia.logo piccolo

Prima di lasciarci domanda da cento milioni di dollari, come vedi il futuro per la radio?

Domanda più difficile non potevi farmi, ci sono troppe variabili, troppi interrogativi su varie questioni, credo che le radio locali stiano subendo un trend tale che porterà, nel giro di dieci anni, una selezione molto importante. Ritengo che si registrerà un riassetto naturale, una convivenza tra fm e web. Se il futuro sarà orientato verso la radio nel web, grande e ben strutturata, ben venga, potrebbe essere un’evoluzione del mezzo e tutti noi ci adegueremo, altra cosa se il mezzo dovesse ridursi per importanza ed efficacia, questo sarebbe una iattura. Se pensiamo alla televisione, il digitale ha dato il via per una crescita di format, canali e network, facendo scomparire le realtà troppo piccole ma creando una concorrenza infinita e questa è stata una cosa molto positiva, speriamo che anche per la radio sia un processo simile. Il punto della vittoria, credo fermamente, sia rendere ancora appetibile il mezzo radio ai giovani che, oggi, sono attratti da molti altri strumenti.

A proposito dell'autore

nato a Catania nel 1965, dopo una vita passata in mezzo alla carta stampata, alle soglie del mezzo secolo si è lanciato in collaborazioni on line e radiofoniche. Viene definito “ping pong man” per il suo eterno vagare in terra italica. È molto narciso nel suo essere e fiero della propria voce e della criniera che (da buon leone) conserva e cura gelosamente. Da qualche anno si si applica, con costanza, per diventare un buon tanghero ma, forse, i risultati migliori li esprime nella scrittura.

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