L’esuberanza di due generazioni di De Sica, Christian e Brando, dilaga al Taormina Film Fest.

di Agnese Maugeri.

Taormina- Il mediometraggio horror firmato Brando De Sica “La donna giusta” è stato presentato al Taormina Film Fest, una pellicola che ricorda l’horror d’autore di una volta con chiari riferimenti a Hitchcok e al suo Psycho, ma anche a i film della Hammer Production, all’horror nipponico senza però tralasciare qualche pennellata di Argento nostrana.

La trama, un ragazzo evidentemente disturbato che si chiama Valentino è ossessionato dalla ricerca della donna perfetta che proietta su un manichino di nome Silvia, tutto si infittisce al momento in cui il giovane incontra una vicina di casa e ne rimane infatuato. La sua donna di plastica inizierà a essere non solo una compagna ma anche una diabolica carnefice.

La scelta dei nomi dei protagonisti Valentino e Silvia non è del tutto casuale, Brando spiega che per il protagonista si è ispirato al noto stilista proprio perché come lui il personaggio “prende le misure delle donne”, il nome femminile invece non ha nessuno riferimento a sua madre Silvia Verdone, ma vuol essere un omaggio alla Silvia Leopardiana la donna tanto desiderata.

Ridere e aver paura sono emozioni inconfondibili nel cinema, spiega Christian De Sica, hanno perciò bisogno di tempi adeguati e schemi ben precisi entro i quali si deve far scattare la gag.

La passione del figlio per l’horror è tutta colpa del padre che sin da piccolo gli mostrava pellicole spaventose, un vizio o una passione di famiglia, del resto come afferma De Sica senior “le colpe dei padri ricadono sempre sui figli”.

Inevitabile il ricordo del grande Vittorio De Sica, il primo film del nonno che Christian ha mostrato a Brando fu «Umberto D, un film severo ma probabilmente la più bella pellicola di mio padre».

Tre generazioni a confronto che anche se unite da un comune destino professionale sono riuscite a distaccarsi e a trovare una propria indipendenza, perché si può essere figli d’arte ma bisogna creare un proprio percorso, come sostiene Christian i paragoni non sussistono lui è un comico, Brando si muove nel campo dell’horror e Vittorio era un regista del Neorealismo, bisogna seguire le passioni che si hanno dentro. «Mio padre era De Chierico, io in confronto un pittore della domenica, io più che altro cercavo di imitare Sordi e la sua arguta comicità, ma lui e papà erano geni come Cole Potter per la musica, e se loro erano Cole Potter io posso solo essere Malgioglio». Ha poi continuato «Sordi mi diceva sempre quando non ci sarò più ogni volta che vedrai una mia foto devi accendere un moccoletto sotto e dire una preghiera perché mi hai incontrato».

Il mediometraggio di Brando è stato realizzato da una troupe di giovani professionisti a low cost, il regista ha voluto ringraziare David Lince suo professore all’Università di Los Angeles perché i suoni campionizzati nel film sono di sua produzione, e Matteo Garrone suo amico e grande professionista di cui Brando ammira la straordinaria dote del mettersi in gioco, di riuscire ad essere umile senza alcun pregiudizio e di farsi guidare dal cuore più che dalla mente. Insieme stanno lavorando al nuovo film di Garrone un fantasy horror, tre episodi incrociati dal titolo “Il racconto dei racconti”.

Brando De Sica non ama definirsi “cervello in fuga” lui è innamorato dell’Italia e come giovane regista ha precisato «in questo momento di crisi e cambiamento del nostro paese voglio essere presente perché deve essere raccontato».

Tanti sono gli impegni futuri di Christian, che lo vedranno impegnato al cinema con Rocco Papaleo nel film “La più bella scuola del mondo” , per il natale si dovrà ancora attendere, due sono le offerte o con Alessandro Siani o con l’amico e cognato Carlo Verdone per un’inedita coppia scenica esilarante tutta da scoprire.

In teatro invece continuerà la tournée del musical “Cinecittà” che lo vedrà approdare anche in Sicilia a Palermo e Catania nel marzo prossimo.

I comici odierni Christian De Sica li apprezza molto e ammette di essere stato felice di lavorare con loro, ma hanno una pecca stanno attenti hanno un loro orgoglio e dignità, i comici devono concedersi tutto, pur di far ridere solo Checco Zalone, fa veramente film comici fuori da qualsiasi etichetta o schema e sa far ridere il pubblico fregandosene delle critiche. Del resto sostiene De Sica «trovo molto più volgari le immagini dei telegiornali che scandagliano i dolori della gente che un vaffanculo detto al momento giusto».

Un incontro scoppiettante tra i tanti applausi e le risate di un pubblico visibilmente divertito, in chiusura Christian ha donato al figlio Brando un consiglio che il vecchio e illustre padre e nonno Vittorio gli diede molti anni fa «in questo mestiere la mannaia è inesorabile, lo spettacolo lo si fa in tanti non c’è un leader».

 Agnese Maugeri

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