di Francesca Capizzi

“La verità sulla morte di Attilio Manca potrebbe essere nascosta in una statuetta della Madonna”. Lo ha dichiarato il collaboratore Stefano Lo Verso, durante un’udienza del processo Borsellino quater. La tesi, che l’urologo di Barcellona Pozzo di Gotto si sia suicidato, potrebbe essere definitivamente smentita.
Per i familiari non ci sono mai stati dubbi. Attilio è stato ucciso. Anche se le indagini condotte fino ad oggi ne fanno della sua morte un suicidio per “overdose letale”, i familiari, non hanno mai creduto a questa ipotesi.
Attilio era un chirurgo , un urologo serio e professionale. Una vicenda divenuta nota in tutto il Paese, come il “Caso Manca”: da una parte la Procura di Viterbo, che ha da sempre sostenuto la tesi del suicidio, o di una overdose fatale; dall’altra la famiglia Manca che ha smentito categoricamente questa ipotesi. Attilio era un giovane di Barcellona Pozzo di Gotto, sin da piccolo il suo sogno era quello di diventare un medico e cosi è stato. Prima gli studi nelle università più prestigiose, poi la specializzazione a Parigi. A soli trentatré anni, divenne un urologo e chirurgo stimato da tutti. Lavorava e viveva a Viterbo, una vita davanti a se, stroncata la mattina dell’11 febbraio del 2004, quando venne trovato privo di vita nella sua abitazione. Sul braccio sinistro ci sono due piccoli fori e l’autopsia riscontra una dose letale di droghe. L’ipotesi del suicidio è la prima a cui pensano gli inquirenti, ma fin da subito la famiglia non ci crede. Attilio si trovava bene a Viterbo, voleva comprare casa, ma soprattutto era un mancino puro, usava la sinistra anche in sala operatoria. Come avrebbe fatto a farsi un’iniezione con la mano destra? Troppi particolari e dettagli che non tornano per i familiari, che chiedono subito alla procura di indagare più a fondo. Anche i colleghi e lo stesso primario, confermano che Attilio operava solo con la mano sinistra. Il caso di Attilio Manca si intreccia con il boss della mafia, Bernardo Provenzano. Quest’ultimo era malato di tumore alla prostata, e il giovane medico era uno dei pochi specialisti, se non l’unico in Italia, esperto nell’operazione in laparoscopia. Secondo i familiari, potrebbero essersi incontrati a Marsiglia, dove il mafioso si sottopose all’operazione. Provenzano viene operato di tumore alla prostata il 23 ottobre del 2003, al “Ciutad” di Marsiglia. Secondo la madre del medico, il dottore era in Costa Azzurra “perché doveva assistere a un intervento“, come le disse al telefono, nei giorni in cui si trovava anche il boss Provenzano, all’epoca latitante con il falso nome di Gaspare Troia. Attilio potrebbe aver operato il boss mafioso, diventando così un testimone scomodo da eliminare? Quella telefonata venne in mente alla madre, sin da subito, ma ne ebbe la conferma quando uno degli uomini di Provenzano, Ciccio Pastoia, durante un’intercettazione ambientale in carcere, racconta che ad “operare il suo capo, era stato un urologo siciliano”. Più volte, mamma Angela, ha chiesto alla procura di Viterbo, di poter visionare i tabulati telefonici del figlio, ma secondo quanto riferisce, non hanno mai voluto legare la morte di Attilio con quella del boss Bernardo Provenzano. L’ipotesi, quindi, è sconfessata dalla procura di Viterbo: secondo i pm, Attilio Manca era drogato e quel giorno avrebbe sbagliato la dose. Addirittura, quando fu trovato morto, gli inquirenti non trovarono il cosiddetto chip per la preparazione delle dosi, ma solo due siringe vuote, coperte dai cappucci. La casa era pulita. Come ha fatto Attilio, dopo essersi “Drogato”, a trovare la forza per chiudere i tappi? Ma il giudice scrive che Attilio, essendo molto ordinato, potrebbe aver pulito e buttato tutto. Dopo sette anni, la procura ha prodotto l’esame tricologico per dimostrare la sua tesi, ma i familiari ne contestano la validità. “ Perché – dichiara il fratello Gianluca Manca – la procura di Viterbo l’ha comunicato dopo otto anni, dell’esame tricologico?” La famiglia non ci sta e continua la sua battaglia. Tempo fa, lo staff della trasmissione “Chi l’ha Visto”, dove i familiari erano ospiti, ha scoperto un documento inquietante. Il rapporto che fece Salvatore Gava, all’epoca dei fatti a capo della Polizia di Viterbo, nega la presenza del dottore a Marsiglia, scrivendo che in quei giorni, Attilio Manca era sempre al lavoro a Viterbo. Da un controllo sui fogli di presenza dell’ospedale “Belcolle” di Viterbo, Manca risulta assente proprio nei giorni in cui Provenzano fu operato a Marsiglia. Per non parlare delle foto diffuse (la famiglia di Attilio Manca, ne ha autorizzato la diffusione delle fotografie di Attilio, nel giorno in cui fu trovato morto). Foto che tutti hanno visto, un corpo martoriato che portava i segni di un evidente pestaggio. L’autopsia non ha evidenziato anomalie riscontrate sul corpo, e l’inchiesta giudiziaria presenta talmente tante incongruenze da spingere più volte Antonio Ingroia a definirla “sciatta”, “sconclusionata’’, al limite del “depistaggio’’.
Gli avvocati Repici e Ingroia, hanno riconfermato l’intenzione di chiedere ai pm del pool Stato-mafia di ascoltare nuovamente Lo Verso, sulla morte di Manca.
“Ho una statuetta della Madonna con il bambinello Gesù in braccio che mi regalò Provenzano di ritorno da uno dei viaggi a Marsiglia. Spero possa essere utile per risolvere l’evento di Attilio Manca”. Queste le parole di Lo Verso, che riaccendono una speranza e potrebbero riaprire le indagini.

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