Giovedì 7 aprile l’ex ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi è stata interrogata dalla procura di Potenza nell’inchiesta sull’estrazione del petrolio in Basilicata. Guidi non è indagata, ma è stata sentita dai magistrati in qualità di persona informata dei fatti. A condurre l’interrogatorio sono stati il procuratore capo Luigi Gay, il procuratore aggiunto Francesco Basentini e il procuratore sostituto Laura Triassi, che hanno sentito Guidi per circa tre ore: il contenuto della conversazione tra gli inquirenti e l’ex ministro è protetto da segreto. Dopo il colloquio con i procuratori, Guidi ha detto: «Vorrei ringraziare i magistrati per avermi dato la possibilità in tempi brevi di chiarire questa vicenda così spiacevole per me. Ho risposto a tutte le domande. Dal punto di vista giuridico ho appreso definitivamente di essere persona offesa».

Secondo quanto scrive Repubblica, la procura di Potenza «giudica verosimile» la tesi secondo la quale Guidi sarebbe stata raggirata «da una lobby che ha provato a tagliarla fuori dalle decisioni strategiche». Scrivono sempre i giornali che Guidi ha deciso di rispondere alle domande sul suo compagno Gianluca Gemelli, indagato dalla procura di Potenza, nonostante per legge avesse la possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere (dal momento che Gemelli è il suo convivente e padre di suo figlio). Negli ultimi giorni infatti secondo le ricostruzioni dei giornali, basate su conversazioni con conoscenti di Guidi, l’ex ministro avrebbe cambiato strategia nei confronti di Gemelli, scegliendo di prenderne le distanze.

Da diversi giorni i quotidiani stanno pubblicando sempre più estratti dalle carte legate all’inchiesta, e nuove intercettazioni – anche con contenuti personali, di dubbia rilevanza penale – di Guidi, di Gemelli e degli altri membri di quello che è stato definito “il clan di Gemelli”, un presunto gruppo di persone che agivano coordinatamente per fare pressioni su membri del governo e altre persone con cariche pubbliche per favorire i propri affari. In particolare, in alcune intercettazioni pubblicate giovedì dai giornali Guidi si lamenta con Gemelli del trattamento ricevuto e delle eccessive richieste di favori.

I giornali, sempre basandosi sulle carte giudiziarie e su indiscrezioni che hanno origine nella procura di Potenza, stanno ricostruendo i membri e le attività del presunto “clan di Gemelli”. Uno dei nomi principali è quello del vice presidente di Confindustria Ivan Lo Bello, descritto da Repubblica come mentore di Gemelli. Repubblica scrive che le carte giudiziarie indicano che Lo Bello, su richiesta del “clan”, fece pressioni al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio perché confermasse Alberto Cozzo come commissario straordinario dell’autorità portuale di Augusta, in provincia di Siracusa. L’episodio si riferisce a uno dei tre filoni d’inchiesta aperti dalla procura di Potenza, quello che i giornali definiscono “siciliano” e che riguarda il presunto “traffico di influenze” attraverso il quale Gemelli avrebbe ottenuto la gestione di uno dei due pontili militari del porto di Augusta e il permesso di far attraccare a quel molo le petroliere.

Fonte e foto: Il Post

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